RIFORMA PAC. Dopo il 2013: le prime proposte

Dal Copa-Cogeca ai gruppi politici: tutti giocano nel segno della conservazione
coperture_Debianchi.jpg

Le prime proposte e i primi orientamenti sul futuro della Pac per il periodo 2014-2020 cominciano a manifestarsi. Siamo ancora lontani dalla definizione degli strumenti della nuova Pac, ma il dibattito è entrato nel vivo.

LE TAPPE
Le tappe e il calendario prevedono un importante appuntamento il 19-20 luglio 2010, quando a Bruxelles è prevista una conferenza aperta a tutte le parti interessate.
Terra e Vita n.26/2010 - PAC
(clicca per ingrandire)

Entro dicembre 2010, la Commissione presenterà una comunicazione sul futuro della Pac post-2013. Successivamente, entro dicembre 2011, saranno pubblicate le proposte legislative. Infine l’approvazione definitiva della nuova Pac post-2013 (tra luglio e settembre 2012).

LE PRIME PROPOSTE

In queste ultime settimane, sono state adottate e diffuse le proposte di alcuni autorevoli attori della politica agricola.

In primo luogo, la Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Ue ha approvato la Relazione sul futuro della Pac post-2013. La relazione sarà definitivamente adottata dall’Europarlamento in luglio 2010 e rappresenterà un’importante indicazione per la Comunicazione che la Commissione presenterà entro dicembre 2010.

Altre importanti prese di posizione sono state presentate dal Copa e dal Cogeca (organizzazioni e cooperative agricole europee) attraverso un documento del maggio 2010.

In Italia, le tre centrali cooperative (Confcooperative-Fedagri, Legacoop agroalimentare e Agci Agrital) hanno diffuso un documento di riflessione e di proposte sul futuro della Pac.

Il 3 giugno 2010 si è riunito, a Bruxelles, il Gruppo consultivo allargato sulla “Pac dopo il 2013”
, in cui sono emerse alcune importanti indicazioni e il Commissario Dacian Ciolos ha indicato i tratti generali del suo pensiero.
 


I TEMI DI DIBATTITO

Le questioni sul tappeto sono molteplici.

La prima riguarda l’ammontare di spesa per l’agricoltura dopo il 2013 e la sua distribuzione tra Stati. La discussione sul bilancio andrà di pari passo con il dibattito sul futuro della Pac. Notoriamente, i detrattori della Pac sottolineano il suo rilevante peso nel bilancio comunitario. Le ipotesi più accreditate indicano una riduzione del bilancio della spesa agricola tra il 20 e il 30% dell’ammontare attuale.

Terra e Vita n.26/2010 - PAC(clicca per ingrandire)

Gli obiettivi e i beneficiari della Pac sono un altro tema cruciale. Rimarranno gli attuali temi (sostegno al reddito, garanzia dei mercati, condizionalità) oppure la nuova Pac si concentrerà su nuovi obiettivi? I beneficiari della Pac saranno tutte le imprese agricole o solo le “vere imprese professionali”?

Gli strumenti della Pac sono già stati modificati radicalmente nelle ultime riforme, ma non sono considerati soddisfacenti. In particolare, la crisi dei prezzi agricoli ha manifestato con chiarezza il vuoto lasciato dallo smantellamento delle vecchie misure di sostegno al mercato. Ma anche gli attuali pagamenti disaccoppiati sono fortemente criticabili. Come anche l’attuale assetto della Pac nei due attuali pilastri viene considerata insoddisfacente e mostra molti limiti. Da più parti, emerge la proposta di modificare la collocazione dell’attuale Asse 3 nella politica di coesione, anziché nella Pac.

In ultimo la questione del cofinanziamento.
Una parte del mondo agricolo valuta negativamente il cofinanziamento, perché viene giudicato come una rinazionalizzazione della Pac, con il rischio della scure dei bilanci nazionali. D’altra parte, il cofinaziamento – qualora trattasi di cofinaziamento obbligatorio, come avviene attualmente per il secondo pilastro – potrebbe rappresentare uno strumento per ridurre gli effetti della riduzione della spesa a livello comunitario.

BENI PUBBLICI
C’è un sostanziale accordo in tutte le proposte e in tutte le posizioni sull’idea che l’obiettivo generale della Pac debba essere il sostegno per la produzione di beni pubblici, ovvero di beni prodotti dall’agricoltura, che hanno valore per la collettività, ma che non sono remunerati adeguatamente sul mercato: paesaggio agrario, presidio territoriale, biodiversità, lotta al cambiamento climatico, conservazione dell’ambiente, sviluppo rurale, salubrità degli alimenti, benessere degli animali.

In altre parole, il sostegno della Pac non potrà più essere indifferenziato, come avviene ora, ma legato all’effettivo vantaggio che l’agricoltore fornisce alla collettività.

Il concetto di bene pubblico è abbastanza indeterminato, per cui il dibattito si sposta sulla sua definizione, più o meno restrittiva.

PAGAMENTI DIRETTI
Gli attuali pagamenti diretti storici (ovvero fissati sulla base del periodo di riferimento 2000-2002) sono difficili da giustificare perché rappresentano un’eredità del passato, che non coincide con le priorità attuali della Pac.

Dopo il 2013, i pagamenti diretti potrebbero essere rimodulati in più componenti:

• una parte (ridotta rispetto ai livelli attuali, ad esempio 150-200 euro/ettaro) erogata a tutti gli agricoltori in misura analoga come “zoccolo duro” di sostegno fisso al reddito, in cambio della condizionalità obbligatoria;
• una parte riservata alle zone con svantaggi naturali, ad esempio la montagna, per cui si rovescia la situazione esistente; infatti, gli attuali pagamenti diretti assegnano maggiori risorse alla pianura e alle zone ad agricoltura intensiva; in futuro potrebbe essere l’inverso, ovvero la montagna potrebbe beneficiare di pagamenti diretti più elevati rispetto alla pianura;
• una parte, selettiva, data in cambio di specifici comportamenti orientati alla fornitura di beni pubblici ambientali.

Per i pagamenti diretti, si pone quindi il tema della regionalizzazione, su cui c’è un sostanziale accordo.

Il dibattito si sposta quindi su due livelli:
– i tempi della sua introduzione ovvero se avverrà in un’unica soluzione nel 2014 oppure gradualmente;
– il territorio di riferimento ovvero se avverrà a livello europeo, nazionale o regionale.

COMPETITIVITÀ E FILIERA
In molte proposte emerge una nuova richiesta: l’introduzione di un sostegno per gli agricoltori nella filiera agroalimentare. Questa richiesta è stata accennata dal Copa-Cogeca. E soprattutto le tre centrali cooperative italiane (Confcooperative-Fedagri, Legacoop agroalimentare e Agci Agrital) ne hanno fatto un punto essenziale.

Gli strumenti della vecchia politica di garanzia (prezzi fissati preventivamente, dazi, contingenti, sussidi all’esportazione, tasse all’esportazione, ammasso pubblico, quote, set aside, ecc.) hanno mostrato tutti i loro limiti e non sono più applicabili nel futuro.

Tuttavia l’obiettivo della stabilizzazione dei prezzi e dei mercati rimane ancora attuale. Anziché la vecchia politica di garanzia, si richiede di favorire gli strumenti di regolazione dei mercati gestiti direttamente dai produttori agricoli, attraverso la concentrazione dell’offerta, il miglioramento del rapporto tra produttori e primi acquirenti tramite la cooperazione, l’associazionismo, l’interprofessione.

In altre parole, si tratta di premiare gli agricoltori che si organizzano per migliorare il funzionamento del mercato e la stabilizzazione dei prezzi agricoli. Un esempio di politica che va in tale direzione è quello del cofinanziamento dei Programmi Operativi delle Organizzazioni dei Produttori. Questo strumento, attualmente in vigore per il settore degli ortofrutticoli freschi, può essere esteso agli altri settori dell’agricoltura.

ALCUNI PUNTI FERMI
Il dibattito sul futuro della Pac sta entrando nel vivo. È troppo presto per trarre delle conclusioni. Ciononostante si delineano alcuni punti fermi.

La Pac deve conservare un ammontare adeguato di risorse,
senza drastici tagli rispetto alla situazione attuale.

Il cofinanziamento non dev’essere visto come un pericolo, sia perché può recuperare gli inevitabili tagli del bilancio comunitario sia perché è giustificato dal carattere locale degli interventi (es. pagamenti selettivi per l’ambiente o per la filiera).

Comunque il cofinanziamento dev’essere obbligatorio.

È inevitabile (e anche giusto) che l’obiettivo generale della Pac sia il sostegno dei beni pubblici, ma va declinato in modo concreto e realistico rispetto a strumenti e beneficiari.

Il vuoto lasciato dallo smantellamento dei vecchi interventi di mercato va colmato con nuovi strumenti: reti di sicurezza in caso di crisi grave dei mercati, strumenti di assicurazione del reddito, misure innovative rivolte a rafforzare il ruolo degli agricoltori lungo la filiera.

Il Pagamento unico aziendale disaccoppiato (Pua) va mantenuto, ma profondamente riformato, con importi più bassi e omogenei a livello territoriale.


Pubblica un commento