Rapporto UE. Redditi piccoli, piccoli aiuti: così la Pac volta le spalle all’agricoltura di montagna

Il premio per addetto nelle aree montane è di 600 euro contro gli oltre 1.500 in pianura
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Redditi bassi, aiuti ancora più bassi. Non è un paradosso ma la sintesi, forse un po’ estrema, che emerge dalla ricognizione sull’agricoltura di montagna nell’Unione europea che la Commissione Ue ha svolto lo scorso anno e tradotto in un documento di lavoro, pubblicato lo scorso dicembre, dal titolo «New insights into mountain farming in the European Union». Scopo del lavoro è quello di valutare se gli attuali strumenti di sostegno previsti dalla Politica agricola comune siano ancora adeguati per accompagnare verso le nuove sfide del mercato globale l’agricoltura di montagna, icona per molti versi della multifunzionalità dell’impresa agricola il cui ruolo va oltre la mera produzione di cibo e garantisce presidio del territorio e tutela di paesaggio e ambiente.

L’analisi della Commissione parte dalla definizione giuridica delle aree svantaggiate di montagna (distinte dalla normativa comunitaria dalle altre aree svantaggiate cosiddette intermedie, oggetto di una riforma che dovrebbe giungere in porto proprio quest’anno) secondo l’articolo 18 del regolamento n. 1257/99. Le aree svantaggiate di montagna occupano 26,6 milioni di ettari, pari al 15% della superficie agricola utilizzata dell’Unione europea, e sono sparse in 16 Stati membri. La Spagna, con 7,4 milioni di ettari, il 28% del totale Ue, è di gran lunga il paese con la più vasta area montana, che occupa il 30% della Sau totale del paese. L’Italia si trova al secondo posto in termini assoluti, con 4,3 milioni di ettari che rappresentano però oltre un terzo della Sau totale nazionale e il 16% delle aree montane Ue. Seguono la Francia, con poco meno di 4 milioni di ettari, e la Romania con 2,7 milioni di ettari. Da soli, sottolinea il rapporto Ue, questi quattro paesi rappresentano il 69% delle aree svantaggiate di montagna dell’Unione europea. Anche se in termini relativi per paesi come Austria, Slovenia e Finlandia le aree di montagna rappresentano più della metà della Sau nazionale. Mentre sono del tutto marginali in Germania e Polonia, dove coprono meno del 5% della Sau.

Le aziende agricole (in prevalenza zootecniche) che operano nelle aree montane sono il 18% del totale (stessa percentuale per la forza lavoro). Con una dimensione media di 11 ettari, in linea con le aree non svantaggiate, ma minore rispetto ai 19 ettari registrati nelle altre aree svantaggiate. La produttività, con 857 euro a ettaro, è però superiore nelle aree montane rispetto alle altre aree svantaggiate, dove è quantificata in 761 euro a ettaro, anche se resta molto distante da quella delle aree di pianura, dove è di 1.370 euro a ettaro. La produttività del lavoro è invece inferiore sia rispetto alle altre aree svantaggiate (-28%) che rispetto alle aree non svantaggiate: in quest’ultimo caso il differenziale sale al 40 per cento. In alcuni paesi, come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Romania, questa minore produttività è parzialmente compensata da una dimensione aziendale più ampia. Mentre in Germania, Francia, Polonia e Repubblica Ceca le aree montane scontano sia una produttività che una dimensione aziendale inferiori alla media. Tra il 1995 e il 2007 la dimensione aziendale media nelle aree montane è cresciuta del 23% contro il 17% delle aree di pianura mentre la produttività è aumentata del 38% contro il 26% registrato in pianura.

La vera nota dolente è rappresentata dai redditi agricoli, soprattutto se i dati forniti dalla Commissione Ue vengono letti in relazione al livello degli aiuti. Misurato in termini di valore aggiunto per unità di lavoro, la media del reddito agricolo nelle aree montane è di 13.777 euro annui, appena superiore ai 13.730 euro registrati nelle altre aree svantaggiate, ma inferiore del 28% al reddito medio delle aree non svantaggiate, pari a 18.878 euro annui. Ma la situazione è molto diversificata all’interno della Ue. Mentre in Austria, Repubblica Ceca, Spagna e Polonia il livello dei redditi agricoli nelle aree montane è simile a quello delle altre aree svantaggiate, in Italia, Francia, Svezia e Portogallo i guadagni in montagna sono ben al di sotto anche rispetto alle altre aree svantaggiate. Tra i nuovi Stati membri, in molti casi invece i redditi in montagna superano quelli registrati nelle altre aree svantaggiate. Ma il capitolo dal quale emerge la «discriminazione» nei confronti dell’agricoltura di montagna è quello dedicato agli incentivi. Una discrimanzione accentuata con l’introduzione del disaccoppiamento e il sistema del pagamento unico per azienda, che ha cristallizzato una situazione che vede inevitabilmente penalizzate le aree dove le rese sono più basse. Con buona pace del ritornello delle riforme varate nel segno della multifunzionalità e delle difesa del territorio. Mediamente, nelle aree di montagna l’aiuto è di 613 euro annui per addetto, contro i 1.303 delle altre aree svantaggiate e i 1.540 euro delle zone di pianura. Vero che la Commissione ricorda l’esistenza di misure specifiche (come l’articolo 68), e soprattutto le azioni dedicate nell’ambito dello sviluppo rurale, dai pagamenti agroambientali al rimboschimento, ma la differenza nel livello di aiuti diretti percepiti (che è minore nei paesi che hanno scelto la regionalizzazione), appare una discriminazione sempre più difficilmente giustificabile.


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