Rapporto Migrantes: aumenta la manodopera extracomunitaria

Il made in Italy multirazziale: dai bergamini indiani ai pastori macedoni
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L’agricoltura è uno dei settori dove più si concentra il lavoro degli immigrati in Italia.
È quanto emerge dal XX rapporto sull’immigrazione della Caritas italiana e della Fondazione Migrantes che offre i numeri, ma anche un’analisi completa dei mutamenti sociologici che intervengono grazie all’apporto dei lavoratori provenienti da fuori i confini nazionali.
Intanto il dato anagrafico complessivo rilevato dal rapporto: dall’inizio dell’anno l’Istat ha registrato 4 milioni e 235 mila residenti stranieri in Italia, ma, viene sottolineato, comprendendo quelli non ancora iscritti in anagrafe si arriva a 4 milioni 919 mila con una media di 1 immigrato per 12 residenti.
Ancora più significativi gli elementi economici indicati da Unioncamere per il 2008 e ripresi dal dossier: gli immigrati contribuiscono alla produzione del pil per l’11,1%.
A ciò si aggiunge un’indicazione precisa: “diversi studi hanno evidenziato la funzione complementare dei lavoratori immigrati in grado di favorire migliori opportunità occupazionali per gli italiani.
Venendo essi a mancare, o a cessare di crescere, nei settori produttivi considerati non appetibili dagli italiani, il paese sarebbe impossibilitato ad affrontare il futuro”.
Tra i settori non appetibili al primo posto c’è l’agricoltura e sono proprio i numeri ad offrire lo spaccato di campagne sempre più multirazziali, laddove l’extracomunitario diventa indispensabile per le produzioni del made in Italy.

 

A MACCHIA DI LEOPARDO
Secondo i dati Inail ripresi nel dossier, i lavoratori nati all’estero e occupati in Italia alla fine del 2009 nel settore agricolo erano 266.025. Una cifra che include le persone che hanno lavorato in Italia almeno un giorno.
L’incidenza degli immigrati in agricoltura sul totale di quelli assicurati dall’Inail è dell’8,6%.
Una media che ha un andamento a macchia di leopardo se si considerano i due poli: la zona di Ragusa in cui la presenza copre il 60,8% e Prato, solo lo 0,3%.
Il numero maggiore di occupati in agricoltura si colloca al Nord: 94.709 nel Nord Est e 38.115 nel Nord Ovest. 63.836 gli occupati al Sud e 47.513 al Centro.
Tra le Regioni al primo posto spicca il Trentino Alto Adige con 35.597, al secondo l’Emilia Romagna con 29.046 unità, ilVeneto con 24.607 e la Puglia con 24.544 persone.
Al Sud vince la Sicilia con 20.089 lavoratori a cui segue la Calabria con 13.086 e la Campania con 12.435.
Ultimi la Sardegna (1.741), il Molise (1.433) e la Valle d’Aosta (580). Altro dato significativo riguarda i nuovi assunti durante lo scorso anno: sono 70.492.
È sempre il Trentino Alto Adige a detenere il primato con 18.464 nuovi assunti. La Puglia, 8.202 e l’Emilia Romagna 7.340.

 

RAPPORTI DI LAVORO
Per quanto riguarda i rapporti di lavoro instaurati, il totale è di 95.584 e la divisione è tra operai a tempo indeterminato (14.182), determinato (69.672) e stagionali (11.730) .
Sulla provenienza è l’Albania a primeggiare nell’ambito dei nuovi rapporti di lavoro instaurati nel 2009 con oltre 15 mila presenze.
Le altre comunità sono la marocchina, l’indiana e la tunisina.
Queste ultime due rappresentano un’importante forza lavoro per le stalle dove si produce il latte per il parmigiano reggiano: quasi un lavoratore su tre arriva dall’India.
Mentre è l’Abruzzo la patria dei pastori macedoni: quasi il 90%. Altissima la percentuale dei tunisini addetti alla raccolta nelle serre siciliane dove è collocato più del 73% del numero complessivo, anche se in generale, in tutto il paese, da 7.822 rapporti instaurati nel 2008 lo scorso anno si è scesi a 7.513.
Più numeri e più integrazione, ma forse il binomio non è ancora perfetto.


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