Quote latte, condannati i «furbi»

Due cooperative lombarde avevano sottratto all’Agea il versamento di multe per 100 milioni
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Per chi non ha rispettato o ha raggirato le norme sulle quote latte sono scattate le prime condanne. Che a seguire potrebbero condurre ad altre sentenze di tribunale, dopo anni di sospensive, per il mancato pagamento delle multe.
Certo, il problema sarà ora stabilire chi le multe in sospeso deve riscuoterle. Perché la manovra varata nel luglio scorso dal governo ha trasferito le competenze da Equitalia ad Agea, ma quest’ultima non è ancora attrezzata per farvi fronte. Risultato: se entro dicembre non vedrà la luce un apposito decreto, il pagamento delle multe slitterà un’altra volta. E questa rappresenta una delle prime emergenze che l’attuale ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, si ritrova a dover gestire.
Il 29 settembre scorso la quarta sezione penale del tribunale di Milano ha condannato 16 allevatori e produttori di latte (assolvendone quattro) a pene comprese tra due anni e mezzo e cinque anni e mezzo. Questo nel processo che ha visto al centro una truffa da 100 milioni di euro architettata per aggirare le norme sulle quote latte. Una sentenza che ha stabilito inoltre un risarcimento all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura per 30 milioni e la confisca di beni per 18 milioni.
La pena più pesante (cinque anni e mezzo di reclusione) è stata inflitta ad Alessio Crippa, rappresentante legale della cooperativa «La Lombarda», già finito agli arresti domiciliari nel febbraio 2009 nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura di Milano. Analogo decorso ha interessato Gianluca Paganelli, responsabile della cooperativa «La Latteria » di Milano, condannato a due anni e mezzo di reclusione.
I rappresentanti delle cooperative e gli altri produttori di latte erano accusati a vario titolo di peculato e truffa per avere escogitato un sistema in grado di sottrarre all’Agea un centinaio di milioni di euro; somme che dovevano finire nelle casse dello Stato, ma che di fatto sono finite nelle tasche degli allevatori. Secondo l’accusa, in base alla normativa sulle quote latte le due coop avrebbero dovuto «scorporare» il prelievo supplementare per versarlo all’Agea.
«In Italia si fanno i processi solo per chi a casa propria porta le donne e per chi munge le vacche e procura latte», ha commentato a caldo in sua difesa Crippa, soprannominato il «Robin Hood» dei produttori. Lo stesso Crippa ha quindi toccato il nervo scoperto della vicenda aggiungendo in tono polemico: «L’appoggio politico non serve a niente, se poi ci sono i tribunali che condannano».
Già, perché l’allevatore ora sotto i riflettori rappresenta uno delle poche migliaia che ancora in Italia non hanno pagato per avere superato le quote. Un «drappello » che conta 560 produttori «irriducibili» – su circa 39mila attivi in Italia – che in base agli ultimi dati disponibili non hanno mai richiesto di poter saldare i conti con il passato attraverso i piani di rateizzazione delle multe previsti dalle leggi 119/2003 e 33/2009. A questi si aggiungono poi circa 1.500 produttori che, pur decidendo di mettersi in regola accettando di pagare, per difficoltà burocratiche e procedurali di fatto ancora non hanno versato gli importi dovuti.
Produttori che politicamente sono sempre stati appoggiati dalla Lega e che negli ultimi anni, in particolare, hanno ottenuto più proroghe per cominciare a mettersi in regola. Fino a quando, con il decreto del governo di luglio, Equitalia non è stata addirittura stoppata nell’azione che le competeva di riscossione delle multe.
Lo stesso provvedimento ha trasferito la competenza all’Agea. che nel frattempo è stata commissariata. Un altro pasticcio in una vertenza infinita che potrebbe condurre dritta l’Italia a una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles per violazione nelle norme comunitarie.


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