Quando l’innovazione genetica anticipa il mercato

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In orticoltura l’innovazione genetica segue il mercato. Anzi, lo vuole anticipare. Negli ultimi dieci anni vi è stata da parte del settore sementiero una vera e propria rivoluzione copernicana. In precedenza il settore era focalizzato sopratutto sulle esigenze del produttore: si guardava con occhio particolarmente attento alla produttività in campo, all’adattamento a particolari condizioni di coltivazione, alla resistenza di una varietà alle patologie (virus, funghi, nematodi…) o ancora all’allungamento della vita post-raccolta (shelf life). Per tutte queste caratteristiche dal secondo dopoguerra si sono fatti passi da gigante e il settore ha conseguito una sempre maggiore specializzazione che, tuttavia, comporta costi molto elevati in quanto sviluppare una nuova varietà richiede un fortissimo investimento economico. Un investimento che poi si scontra con il mercato e, di riflesso, con il consumatore. Ne consegue che chi produce nuove varietà oggi le segua fino allo scaffale del dettagliante e oltre.

Dalle fasi iniziali di ricerca a quelle finali di comunicazione si cerca quindi di comprendere tutta la filiera di produzione distribuzione (chain management). Una nuova varietà viene testata attraverso panel test e consumer test molto dettagliati. Nelle operazioni di marketing si comprendono sempre più spesso le stesse catene di supermercati o i trasformatori industriali. Produrre una varietà con caratteristiche ottimali non basta: queste vanno comunicate, e il nuovo prodotto deve essere gestito nelle fasi di distribuzione e vendita in maniera ottimale.

Oltre alla innovazione, un fattore imprescindibile nel mercato moderno, lo sviluppo di nuove varietà orticole “marketing oriented” si muove oggi su tre obbiettivi:
a) il sapore;
b) i prodotti per il segmento “convenience”;
c) le caratteristiche nutrizionali.

Il sapore
Il consumatore è sempre più orientato su prodotti che possano dare una soddisfazione dal punto di vista gustativo. Si è quindi alla ricerca di sapori “perduti”. Ma anche di prodotti che, alle ottime caratteristiche gustative, associno una lunga durata nel periodo post-raccolta (LSL – Long Shelf Life) mantenendo il più a lungo possibile l’optimum qualitativo. Una operazione non sempre facile dal punto di vista genetico. Per esempio, in prodotti quali il pomodoro la caratteristica di LSL non sempre si accoppia facilmente alla produzione da parte del frutto di quei metaboliti secondari che sono responsabili del bouquet gustativo. Ciò non di meno il mercato offre oggi prodotti che sono ottimamente gestibili nella distribuzione e che possiedono anche un sapore molto intenso – da prodotti classici come i pomodori a grappolo per arrivare ai più innovativi ciliegini cocktail, ai plum fino al vero e proprio fenomeno di mercato degli ultimi anni, i datterini. Tipologie tradizionali come gli “insalatari” hanno trovato un forte apprezzamento da parte di tutti i mercati evoluti quando sono state proposte in formati dal forte contenuto di innovazione e gusto (è il caso delle tipologie “Camone”).

Il mercato convenience
Un prodotto convenience è quello che evita al consumatore una frustrazione (per esempio, una perdita di tempo) dando un servizio (la possibilità di consumo in situazioni particolari). Fra i prodotti convenience possiamo annoverare le insalate di quarta gamma, ma anche i mini-ortaggi (one bite) da consumare come snack nelle pause lavorative. Un classico esempio sono le lattughe multi-leaf, varietà che hanno foglie piccole (“baby leaf” ) che possono essere staccate dal cespo con un unico taglio, una caratteristica preziosa sia per il consumatore che per l’industria che produce insalate pronte all’uso. L’industria sementiera è oggi molto orientata ai prodotti convenience e lavora a stretto contatto con le industrie. Si ricerca, per esempio, una lattuga iceberg che abbia foglie con la dimensione giusta e la nervatura croccante per trovar posto nel classico sandwich, sandwich in cui starà perfettamente una fetta di pomodoro che al taglio non rilascia liquido (una novità di quest’anno).

Le caratteristiche nutrizionali

È un segmento di altissimo interesse anche dal punto di vista scientifico. La ricerca ha definito con grande evidenza il ruolo anti-ossidante di molte sostanze presenti negli ortaggi (ma anche nella frutta). Queste funzionerebbero come cacciatori di radicali liberi (free radical scavengers) eliminando le sostanze responsabili dell’invecchiamento cellulare e di malattie degenerative come il cancro. La possibilità di aumentare il quantitativo di queste sostanze nei prodotti e renderle meglio disponibili all’organismo non è solo una chiave di marketing eccezionale, ma anche un’opera di formidabile valore scientifico e sociale.


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