Psr, il 2010 si chiude in overbooking

Rimosse le anomalie e potenziate le amministrazioni: così è stato recuperato il tempo perso
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È stata una vera e propria corsa contro il tempo, ma alla fine tutte le Regioni, anche quelle più in ritardo, sono riuscite a raggiungere l’obiettivo minimo di spesa fissato per il 2010, evitando così qualsiasi forma di penalizzazione finanziaria da parte dell’Unione europea. Per il 2010, dunque, questo pericolo è stato scongiurato anzi, dai dati diffusi dalla Rete rurale nazionale emerge che l’obiettivo di spesa è stato superato di circa 877 milioni di euro (pari a 399,9 milioni di euro di sola quota comunitaria).
Ma allora le polemiche della scorsa estate sulla scarsa capacità di spesa delle Regioni italiane non avevano alcun fondamento? Della questione se ne occupò persino il Parlamento che, su proposta dell’onorevole Paolo Russo, presidente della commissione Agricoltura della Camera, venne chiamato a esprimersi su una proposta di legge con cui si volevano trasformare i ventuno programmi regionali di sviluppo rurale (Psr) in un unico programma nazionale. In questo modo infatti le diverse velocità di spesa tra Regioni avrebbero potuto essere compensate a livello nazionale, senza dover restituire nemmeno un euro alle casse comunitarie.
La proposta però non ebbe seguito, anche perché la Commissione europea fece sapere che l’eventuale confluenza dei ventuno Psr in un unico programma avrebbe sortito gli effetti sperati solo nel medio periodo, vale a dire a partire dall’anno 2012, mentre il problema era contingente, i fondi da salvare erano quelli del 2010.
In effetti, quando venne presentata la proposta di legge 3472 del 12 maggio 2010, il livello di avanzamento dei Psr italiani era veramente preoccupante. A fronte di un obiettivo di spesa per il 2010 di circa 2 miliardi di euro (pari a 986 milioni di quota comunitaria), alla fine del primo trimestre erano stati spesi appena 338 milioni (169 milioni di quota comunitaria).
Era quindi necessario muoversi su altri fronti, anche perché dalla Direzione agricoltura della Commissione europea hanno sempre fatto sapere di non essere disponibili a rivedere le regole del gioco, come è invece accaduto per gli altri programmi comunitari, quelli finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e dal Fondo sociale europeo (Fse), che hanno potuto beneficiare di una modifica regolamentare con cui, di fatto, è stato abbassato il livello di spesa da raggiungere nel 2010 e innalzati gli obiettivi degli anni successivi, fino alla fine del periodo di programmazione.
Nel settore agricolo ci si è dovuti quindi rimboccare le maniche e andare alla ricerca delle soluzioni ai problemi che fino ad allora avevano impedito ai Psr italiani di raggiungere livelli di spesa equiparabili a quelli degli altri partner comunitari.
Per prima cosa si è cercato di rimuovere tutte le anomalie, in gran parte di carattere formale, causate dal mancato allineamento dei sistemi informatici utilizzati per il controllo delle superfici da liquidare, che rallentavano i pagamenti delle misure agro-ambientali e che avevano impedito di procedere all’erogazione di gran parte degli aiuti relativi alle campagne 2008 e 2009.
Sono state poi potenziate le strutture amministrative delle Regioni più in ritardo, per velocizzare l’istruttoria delle domande di finanziamento e smaltire un arretrato accumulatosi negli anni, anche a causa del fatto che nelle Regioni dell’ex Obiettivo uno, dal 2007 al 2009, lo stesso personale è stato impegnatocontemporaneamente nella chiusura dei vecchi programmi della fase 2000-2006 e nell’avvio di quelli della fase 2007-2013.
In ogni caso, anche se il 2010 si è chiuso con risultati migliori alle aspettative, a guardar bene i numeri ci si rende conto che il surplus di spesa realizzato quest’anno, pari a circa 877 milioni di euro, è da attribuire soprattutto alle Regioni centro-settentrionali.
Quelle meridionali hanno invece tagliato il traguardo con il fiato molto corto; a parte Campania e Puglia, le altre hanno infatti superato il proprio limite di disimpegno per pochi milioni di euro.


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