Prove di collaborazione in un Atc

Nel ferrarese prevenzione dei danni da selvatici e sinergie produttori-cacciatori
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Cacciatori alleati degli agricoltori attraverso la prevenzione dei danni da selvaggina e catture mirate. È quello che avviene all’Atc Ferrara1, 50mila ettari interamente pianeggianti su cui insistono poco meno di 2000 cacciatori.

«I cacciatori non sono in competizione con il mondo agricolo. Anzi, possono rappresentarne i migliori alleati». Parola del presidente dell’Atc, Gian Luigi Zucchi, di mestiere frutticoltore su un’azienda di 20 ettari. Zucchi, che non è cacciatore, è riuscito a fare dell’Atc che presiede un modello in grado di mettere in pratica quello che per altri resta teoria. «Nell’ultimo anno abbiamo stanziato 40mila euro del bilancio per il mantenimento dell’habitat e 24mila per l’acquisto di materiali per prevenire i danni da selvaggina, come reti e pali per recintare i vivai e sostanze repellenti con le quali proteggere i fusti delle giovani piante. In pratica, sono soldi che vanno a vantaggio dell’ambiente e dell’agricoltura. Non tutti i cacciatori hanno visto di buon occhio queste scelte, ma poi è passato il concetto che tutto ciò che si fa per l’ambiente giova anche all’attività venatoria».

L’Atc Ferrara1 ha un bilancio di 218mila euro. I cacciatori erano 2300: quest’anno, in seguito alla nuova disciplina che ha regolato l’incidenza da 1 cacciatore ogni 18 ettari a 1 ogni 27, sono circa 1900. «Negli ultimi 10 anni la pressione dei selvatici è aumentata notevolmente. Difficile dare dei numeri ma, a titolo esemplificativo, dico solo che 15 anni fa gazze e cornacchie erano appena presenti. Oggi sono una delle maggiori cause dei rimborsi danni».

Di recente, nella zona di Mezzano, l’Atc ha svolto una grande cattura di lepri. Circa 400 i capi trasferiti: «Gli agricoltori lamentavano danni consistenti soprattutto ai frutteti giovani. Le lepri catturate sono state vendute agli Atc che ne hanno fatto richiesta o trasferite in altre aree del nostro comprensorio. Movimentiamo circa 1.000 lepri l’anno e queste hanno un prezzo di 380 euro la coppia».

Non tutti i selvatici possono essere catturati e trasferiti. Gazze e cornacchie sono un vero flagello per l’agricoltura, soprattutto nelle zone frutticole. Con il becco, ad esempio, asportano intere porzioni di pesche e nettarine mature e con le zampe danneggiano i frutti ancora verdi. «In accordo con gli agricoltori, e secondo i regolamenti vigenti, i nostricacciatori intervengono per abbattere quelle specie che arrecano danni alla frutta. Ma, secondo gli stessi agricoltori, spesso gli abbattimenti dovrebbero essere più incisivi».

Fra le azioni di prevenzione che i cacciatori fanno vi è la recinzione dei vivai o il posizionamento di predatori finti e amplificatori che ne riproducono il verso, così da spaventare passeri e storni per allontanarli dai ciliegi in produzione. «Di certo con i predatori finti si ottengono migliori risultati rispetto all’uso dei cannoncini detonanti ai quali i volatili si abituano in fretta».

«I cacciatori ottengono anche un vantaggio economico da queste azioni di prevenzione: la quota di iscrizione all’Atc varia da 190 a 80 euro a seconda del tempo dedicato al mantenimento habitat» precisa il presidente.

«Altre azioni di mantenimento habitat sono l’accordo con gli agricoltori per la semina a perdere: eroghiamo dei contributi ad ettaro affinché l’agricoltore semini, ad esempio, il mais ma senza effettuare la raccolta. Un’altra pratica concordata con le aziende è il mantenimento dei prati per più anni, grazie ai quali gli animali possono trovare rifugio e un ambiente simile a quello non coltivato. Le cifre vanno da 200 €/ha per il prato a 1000 €/ha quando vi è la perdita del raccolto».

Vi è poi l’ampio capitolo del risarcimento dei danni. Agli Atc spetta il rimborso dei danni causati da specie cacciabili nelle zone dove la caccia è consentita. Negli altri casi, rimborsare gli agricoltori spetta alla Provincia.

«Fino ad oggi abbiamo rimborsato il 100% dei danni lamentati dagli agricoltori – racconta Zucchi – e sempre entro 12 mesi. In media eroghiamo, in totale, 8.000-10.000 euro l’anno. Sono cifre che concordiamo assieme agli agricoltori mettendo sul piatto della bilancia anche le azioni di prevenzione per gli anni successivi. Applichiamo una franchigia, che dipende dal tipo di danno, ma in genere ci accordiamo sempre con l’agricoltore. La franchigia evita di dover fare centinaia di pratiche per interventi da pochi euro ognuna. Si verificano anche danni, come quelli da nutria, che non sono di nostra competenza, ma a carico della Provincia».

E in genere le maggiori lamentele provenienti dal mondo agricolo sono rivolte proprio alla mancanza dei risarcimenti per le specie non cacciabili. Rispetto a questi danni, la media dei rimborsi dall’ente pubblico è attorno al 50%, come conferma anche Zucchi.

Un Atc, il Ferrara1, che fa della collaborazione il proprio credo. «Quando i cacciatori si armano di materiale repellente e pennello – conclude il presidente – e impregnano i tronchi delle giovani piante per difenderli dalle lepri, compiono un’azione molto apprezzata dagli agricoltori. E questi poi li accettano ben volentieri sui loro fondi al momento della caccia. Aiuto reciproco: ecco cosa deve esserci fra le doppiette e il mondo agricolo».


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