Prezzi, la forbice resta troppo larga

Prodotti ortofrutticoli: convocato allo Sviluppo economico il tavolo di filiera
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L’allarme sarà anche rientrato, come dicono gli esercenti, ma il problema resta. E, come sottolineano le organizzazioni agricole, le forbici tra prezzi all’origine e al consumo sono sempre troppo aperte. La questione è tornata con prepotenza alla ribalta nei giorni scorsi, quando a seguito dello sciopero selvaggio dei Tir, prima, e del maltempo che, a seguire, ha semiparalizzato i trasporti su gomma, in particolare di prodotti deperibili come frutta e ortaggi, il Garante dei Prezzi, Roberto Sambuco, ha convocato in via straordinaria al ministero dello Sviluppo economico i rappresentanti della filiera agricola e il Mipaaf, le associazioni dei produttori, il sistema cooperativo, i sindacati e i consumatori. Un gruppo di lavoro che si è avvalso delle indagini curate da Ismea, Indis-Unioncamere, con il supporto di Bmti e Infomercati, e Istat.
Il tavolo di confronto sulla trasparenza delle dinamiche dei prezzi è arrivato alla conclusione che gli aumenti congiunturali di alcuni prodotti ortofrutticoli, nei mercati all’origine e all’ingrosso, sono stati riassorbiti. E che il settore si sta riallineando alle dinamiche di periodo. In base ai dati analizzati da Ismea, l’indice dei prezzi alla produzione di gennaio 2012, rispetto allo stesso mese del 2011, ha registrato un crollo su base annua del 25,2 per cento.
E questo nonostante la crescita congiunturale dei prezzi degli ortaggi (+6,9%) rilevata a gennaio. Mentre per la frutta l’indice è risultato stabile a gennaio rispetto a dicembre (-0,7%), ma in calo dell’8% nel confronto su base annua.
Per quanto riguarda i prezzi all’ingrosso, in base ai dati analizzati da Indis Unioncamere, è emerso che il maltempo della prima metà di febbraio non ha avuto dirette conseguenze sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli nei mercati all’ingrosso. Il confronto settimana su settimana su base annua ha evidenziato infatti una sostanziale stabilità dei prezzi per diversi prodotti. Mentre al consumo, nelle prime sei settimane del 2012, i prezzi hanno evidenziato costanti aumenti per molti prodotti.
«Occorre evitare allarmismi e speculazioni mediatiche per evitare inutili preoccupazioni in un momento già particolarmente difficile per le famiglie – ha detto il presidente Fiesa Confesercenti, Gian Paolo Angelotti – le tensioni che ci sono state hanno riguardato prevalentemente le primizie e i prodotti fuori stagione, mentre per i prodotti stagionali addirittura siamo in presenza di contrazioni dei prezzi. Mentre il rincaro di tutti prodotti energetici ha influito sia a livello di produzione agricola che di movimentazione delle merci».
Il problema, ha osservato la Coldiretti, è che «ai danni immediati determinati dalla distruzione delle colture in campo vanno sommati quelli strutturali, con il crollo di intere strutture produttive, dai capannoni alle stalle, con la distruzione di macchinari e la morte di migliaia di animali allevati».
Per Confagricoltura «non è giustificabile l’aumento dei prezzi al consumo dei prodotti agricoli, in particolare di frutta e verdure. Gli aumenti in campo sono in genere nell’ordine di pochi centesimi, mentre i rincari al consumo sono frutto di fattori speculativi».
La Cia ha rilanciato la necessità di un «doppio prezzo, all’origine e al dettaglio, da applicare sui cartellini di vendita». E poi «filiere più corte e rapporti stretti e organici tra i vari soggetti ». Mentre Copagri ha sottolineato l’opportunità di «soffermarsi sui costi, su quelli all’origine come su quelli degli altri segmenti della filiera e analizzare i vari passaggi che portano alla formazione del prezzo finale».


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