Prevenire in campo gli agguati della monilia in magazzino

Pesco e susino: la protezione dei frutti parte da una corretta gestione agronomica degli impianti
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Foto di Luca Marzocchi

 

La monilia è un’importante malattia crittogamica di pesco e susino, che in alcune annate può assumere il ruolo di vero e proprio fattore limitante l’economicità della coltura. Gli agenti della malattia sono i funghi Monilinia fructigena (Monilia fructigena nella forma conidica) e Monilinia laxa (Monilia laxa).

I due microrganismi presentano caratteristiche biologiche simili, ma si differenziano per l’aggressività nei confronti degli organi della pianta: fiori, frutti e germogli.

In particolare molto differente è l’attività a carico dei fiori: la M. laxa li colpisce e attraverso di essi raggiunge i rametti provocandone la morte della parte apicale. M. fructigena è viceversa assai rara sui fiori.

 

DANNI IN PRE E POST-RACCOLTA

Il danno più importante è a carico dei frutti che vengono irreparabilmente danneggiati sia sulla pianta in prossimità della raccolta sia in magazzino durante la conservazione.

Quest’ultimo aspetto attribuisce ancora maggiore risalto agli attacchi di campo perché espone le partite di frutta interessate ad un continuo deprezzamento e spesso una volta che vengono avviate alla commercializzazione ci si accorge dei gravi ed irreparabili danni.

La pericolosità della malattia è favorita da alcuni fattori specifici che ne esaltano l’infettività:

– condizioni di elevata umidità ambientale;

– presenza di lesioni (ad es. per grandinate in prossimità della maturazione);

– grado di maturazione del frutto.

L’umidità ambientale è senz’altro il fattore principale che innesca le più gravi infezioni della malattia. Infatti perché si possa avviare lo sviluppo del micelio è necessario un velo di acqua e la virulenza della malattia è tanto più manifesta quanto più il clima è piovoso o si realizzano di elevata umidità relativa: piogge, ristagni di acqua, nebbie, impianti molto vigorosi.

POTATURA VERDE E DRENAGGIO

La protezione di pesco e susino dalla malattia passa in primo luogo attraverso una corretta gestione agronomica del frutteto, volta a limitare le condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo del fungo. Si tratta quindi di evitare o ridurre le condizioni di eccessiva umidità, sia in forma di veri e propri ristagni di acqua sia in forma di eccesso di umidità relativa (UR).

Nel primo caso occorre mantenere in piena efficienza il sistema di drenaggio cui bisogna prestare particolare attenzione in fase di progettazione dell’impianto del frutteto per ottenere un suo giusto dimensionamento. Evitare impianti fitti o troppo rigogliosi (razionalizzare le concimazioni e le irrigazioni!) sono due possibilità per evitare che nel frutteto si creino le condizioni di eccessiva UR; a questo proposito è quanto mai auspicabile effettuare tempestivi interventi di potatura verde per migliorare il microclima a livello della vegetazione delle piante, esponendo i frutti alla luce e conseguente riduzione di attacchi parassitari. Inoltre, favorisce la penetrazione delle sostanze attive (S.A.) impiegate nella strategia di difesa. Gli interventi chimici, specie su varietà molto suscettibili, si basano su uno schema già ampiamente utilizzato e basato su trattamenti effettuati, in concomitanza con la fioritura (prima, durante e dopo) allo scopo di controllare gli inoculi di M. laxa sui fiori. In una seconda fase l’attenzione si deve spostare alla fase di pre-raccolta quando, con il progredire del grado di maturazione, i frutti divengono più recettivi per la malattia.

MUMMIE DA BANDIRE

Una pratica molto utile, a livello di prevenzione per ridurre l’inoculo nel frutteto, è la distruzione dei frutti “mummificati” che rimangono sulle piante dopo la caduta delle foglie e rappresentano un’importante mezzo di conservazione invernale della malattia. Perciò durante la potatura è consigliabile asportare e distruggere questi elementi.

Difendere la frutta dagli attacchi di monilia può essere al tempo stesso facile e difficile: fondamentale è il ruolo giocato dalle condizioni climatiche e agronomiche in cui si viene a trovare il frutteto. Nelle annate a decorso stagionale molto piovoso e di conseguenza umido, specialmente per le varietà medio-tardive, che maturano dopo la metà di agosto, il problema si amplifica e mantenere pulito il frutteto è molto difficile, in considerazione anche della scarsa efficacia degli interventi chimici, mentre è sicuramente possibile ridurne lo sviluppo entro ambiti accettabili prestando la massima attenzione alle misure di tipo agronomico.n

 

*Centro Agricoltura Ambiente “ G. Nicoli”


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