PIANO CASA&AGRICOLTURA – Umbria

Tra le modifiche c’รจ posto per gli edifici strumentali
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L’Umbria apre le porte del Piano casa al mondo rurale con il provvedimento regionale (13/2009) che permette di utilizzare alcune misure di intervento anche a strutture (residenziali e non) ricadenti in aree rurali.

Il tutto con una limitazione di non poco peso, ovvero l’impossibilità di presentare progetti di intervento a quelle strutture agricole che siano state costruite e/o risanate dopo il 13 novembre 1997, cioè per tutte quelle aziende che già abbiano avuto la possibilità di usufruire dei finanziamenti per l’agriturismo. Nello specifico l’adeguamento in Umbria della legge nazionale prevede interventi anche nelle aree rurali come detto sia per edifici di abitazione che per gli annessi.

In particolare per quanto riguarda gli edifici residenziali entro i 450 mq di superficie utile coperta (sulla base della ormai ex Lr 11/2005) si prevede un ampliamento fino al 20% della superficie di ciascuna unità immobiliare e comunque fino a 70 metri quadrati. In caso di demolizioni e ricostruzioni è possibile intervenire sugli edifici di qualsiasi dimensioni. In questo caso l’incremento è al massimo fino al 25% della superficie utile coperta, al 35% se gli edifici interessati sono almeno tre e sono compresi in un piano attuativo o programma urbanistico (art. 28 Lr 11/2005).

Per quanto riguarda gli edifici non residenziali (per esempio gli annessi agricoli) sono possibili sia l’ampliamento che la demolizione e ricostruzione purché interessi almeno 20mila metri quadrati di superficie fondiaria. In questo caso la legge prevede che siano inclusi strumenti per il recupero delle acque piovane e utilizzare le fonti rinnovabili come previsto dalla legge umbra 17/2008. «È lodevole il fatto che l’Umbria abbia incluso nel piano anche le realtà agricole – commenta il direttore di Confagricoltura Umbria, Alfredo Monacelli – certo è che secondo la legge regionale i margini non sono poi così alti per le imprese agricole che tuttavia possono usufruire di altri strumenti». Monacelli si riferisce per esempio alla recente proposta, ancora al vaglio, di dare la possibilità alle cantine di ampliare la metratura per progetti relativi alla realizzazione di sale degustazione per i clienti. «L’Umbria in realtà aveva già provveduto nel 2003 a dare la possibilità di migliorare gli edifici rurali – spiega Antonio Sposicchi della Cia regionale – grazie all’istituzione di alcune norme relative ai “Villaggi Rurali”». Più critica la Coldiretti: «Era questa l’occasione per affrontare la questione dal punto di vista urbanistico – sottolinea il direttore Angelo Corsetti – problema che in Umbria vincola, e non poco, molte imprese del territorio». Dalla Regione annunciano in proposito un tavolo di discussione da prevedere per l’autunno.


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