PIANO CASA&AGRICOLTURA – Lazio

Lazio, disco verde a coldiretti e Iap
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Nel «piano casa» della Regione Lazio spazio anche ai coltivatori diretti. Nel mese di agosto il Lazio è stata tra le prime ad adottare, sulla scorta delle indicazioni governative, il cosiddetto «piano casa » regionale con l’obiettivo di rilanciare l’economia con particolare riferimento al settore edilizio ma anche per riordinare il settore dell’edilizia sociale, adeguare il patrimonio edilizio alla normativa antisismica, migliorare la qualità architettonica e la sostenibilità energetico- ambientale del patrimonio stesso.

Le misure principali introdotte dalla legge regionale possono essere riassunte, negli interventi di ampliamento degli edifici, in quelli di sostituzione con demolizione e ricostruzione ai quali si aggiungono quelli di recupero degli edifici esistenti. La regione ha previsto esplicitamente che, per quanto riguarda le zone agricole, gli interventi di ampliamento degli edifici a destinazione residenziale nella misura massima del 20% e di volumetria non superiore a 1.000 metri cubi per un incremento comunque non superiore complessivo di 200 metri cubi ovvero di 62,5 metri quadrati, è consentito anche per i fabbricati rurali limitatamente ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile e/o loro eredi e regolarmente iscritti alla sezione speciale delle Camere di commercio. La stessa autorizzazione è fornita per gli interventi di recupero delle parti accessorie dei fabbricati rurali a destinazione prevalentemente residenziale, ubicate in zone destinate urbanisticamente all’agricoltura.

L’estensione esplicita dei principali interventi del «piano casa» anche al settore agricolo era necessaria per superare e derogare alla normativa vigente che pone maggiori e più onerosi vincoli alla edificazione in zone agricole e agli interventi a favore dei fabbricati rurali e che nella regione Lazio sono disciplinati dalla legge 38/99. Tale estensione tuttavia è stata delimitata da alcuni paletti che ne definiscono l’ambito di applicazione con il duplice obiettivo di mantenere la tutela e la salvaguardia delle zone agricole e la loro produttività e di permettere che a beneficiarne siano esclusivamente i soggetti che «fanno agricoltura» nel territorio. Questo secondo obiettivo è stato raggiunto utilizzando i benefici apportati dalla Legge di orientamento del 2001, limitando la deroga solo ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli iscritti alla Camera di commercio. Il primo obiettivo è stato invece soddisfatto mantenendo intatti i divieti di intervento nelle aree naturali protette, nelle fasce di rispetto delle acque interne, nelle zone di rischio molto elevato ed elevato individuate dai piani di bacino, nelle fasce di rispetto dei territori costieri e dei territori lacustri, agli edifici rurali con carattere storico-tipologicitradizionali quali casali e complessi rurali che, anche se non vincolati, siano stati realizzati in epoca anteriore al 1930. Inoltre per qualsiasi tipo di intervento fuori dal campi di applicazione della leggere regionale resta valido quanto stabilito dalla normativa vigente per quanto riguarda le zone agricole.

Limitatamente agli interventi previsti dal «piano casa» regionale, gli imprenditori agricoli che ne vorranno usufruire potranno farlo attraverso una semplice Dia (denuncia di inizio attività), fermo restando naturalmente i nulla osta, autorizzazioni o altri atti previsti dalla legge statale, da inoltrare a partire dalla scadenza dei 90 giorni dalla entrata in vigore della legge ed entro ventiquattro mesi a partire dalla medesima scadenza.


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