PIANO CASA&AGRICOLTURA – Emilia Romagna

La Regione delega i Comuni con l’invito a ritocchi selettivi
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L’articolo 55 della legge numero 6 del 6 luglio 2009, approvata dalla Regione Emilia Romagna, «Governo e riqualificazione solidale del territorio», nella quale si trovano le indicazioni per applicare il Piano casa varato dal Governo Berlusconi, prevede la possibilità di introdurre «limiti» agli interventi sui fabbricati rurali, peraltro rientranti negli «edifici abitatitivi di tipo residenziale». La raccomandazione è rafforzata anche da una circolare inviata dalla stessa Regione a Comuni e Province, nella quale si trovano specifici riferimenti all’edilizia in aree agricole.

Nello specifico, la Regione raccomanda di tutelare «insediamenti e infrastrutture storici del territorio rurale», e di «preservare alcuni ambiti del territorio rurale, ovvero talune zone di valore paesaggistico o ambientale».

Ai Comuni, nell’emanazione dei regolamenti locali, è data la possibilità di «escludere l’applicabilità» delle norme che consentono gli interventi di ampliamento, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge regionale (il 22 luglio 2009), «in relazione a specifici immobili o ambiti del proprio territorio», soprattutto in zone rurali. Secondo Confagricoltura Emilia Romagna, la valutazione dell’impatto della nuova legge deve essere confrontata con un fenomeno dilagante negli ultimi decenni, ossia la riduzione delle aree agricole, nella Regione, dal 1976 a oggi, di oltre il 20%, e la corrispondente occupazione di oltre 160mila ettari di terreno da nuove costruzioni di tipo residenziale, industriale e commerciale. «Da un lato – osserva Michele Lodigiani, vice-presidente di Confagricoltura regionale – condividiamo la preoccupazione della nuova legge di tutelare il patrimonio rurale e paesaggistico, anche se probabilmente l’impatto sarà piuttosto effimero, dato il tendenziale spopolamento delle zone di campagna, dall’altro lato però la normativa deve evitare di incappare in una problematica assai diffusa, ossia nell’elaborazione da parte degli enti locali, in primis Comuni e Province, di eccessivi vincoli nei confronti di interventi che possono contribuire alla modernizzazione delle aziende agricole e delle abitazioni rurali».


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