Parmigiano, via libera Ue al nuovo disciplinare

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Il Comitato permanente della Ue sulle Dop e Igp ha espresso parere positivo sul nuovo disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano, con la sola opposizione del Belgio. Via libera dunque all’adozione del regolamento della Commissione europea recante approvazione delle modifiche del disciplinare.
Tre le principali novità:
A) il confezionamento dovrà avvenire all’interno della zona d’origine; al di fuori del comprensorio di produzione il confezionamento potrà avvenire esclusivamente nel punto vendita.
B) le bovine provenienti da altre filiere produttive, come estero, latte alimentare o altri formaggi, dovranno essere sottoposte a quattro mesi di “quarantena” prima che il loro latte sia utilizzato nei caseifici per la trasformazione in Parmigiano; in questo periodo dovranno essere alimentate conformemente alle norme del regolamento di alimentazione previsto dal Consorzio di tutela.
C) la terza innovazione riguarda l’innalzamento della quota di foraggio che dovrà essere prodotta all’interno dei singoli allevamenti, che passa dal 35 al 50%; rimane inalterato invece il vincolo secondo il quale il 75% del foraggio deve provenire dal comprensorio di produzione.
Con questo atto, dice il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano Giuseppe Alai, «si arricchisce ulteriormente il quadro delle azioni finalizzate a dare maggiore stabilità al settore. Ma si tratta soprattutto di un ulteriore decisivo passo sul versante delle garanzie per il consumatore, grazie a possibilità di ulteriori controlli sulla filiera produttiva e, finalmente, anche sulla fase di confezionamento del prodotto».

 

IL CONSORZIO: PIÙ STRETTO IL LEGAME COL TERRITORIO
La norma sul confezionamento, spiega il direttore del Consorzio Leo Bertozzi, «serve a evitare qualunque manipolazione impropria del prodotto, a beneficio del consumatore e dell’azione di vigilanza e tutela». Importante misura cautelativa, continua Bertozzi, anche quella sulla quarantena delle bovine: è utile per contrastare l’inserimento, nella filiera del Parmigiano-Reggiano, di vacche «che potrebbero essere state alimentate con prodotti non previsti o espressamente vietati dal disciplinare, quali ad esempio gli insilati, di cui è vietato non solo l’uso ma anche la detenzione».
In merito infine all’innalzamento al 50% della quota di foraggio aziendale, Alai sottolinea che in tal modo diventa «ancora più stretto il legame fra prodotto, territorio e singola azienda: aumenta in sostanza il livello di autoapprovvigionamento degli allevamenti, che assumono così un impegno ancor più rilevante nel lungo percorso di innalzamento costante della qualità, della sua tutela e valorizzazione».

 

COLDIRETTI: DURO COLPO ALLA CONTRAFFAZIONE
C’è un aspetto del nuovo disciplinare sul quale Coldiretti Emilia Romagna punta l’attenzione: lo stop al confezionamento del Parmigiano all’estero (ma stop anche a taglio, porzionatura, grattugia o condizionamento dello stesso formaggio all’estero); limiti che hanno lo scopo di «evitare la perdita delle caratteristiche organolettiche e soprattutto combattere il rischio contraffazioni».
E’ un duro colpo, continua Coldiretti, per la contraffazione internazionale di una specialità che è il formaggio più copiato nel mondo. «E se la punta dell’iceberg delle imitazioni è il Parmesan, diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, in vendita c’è anche il Parmesao in Brasile, il Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America, ma anche Pamesello in Belgio o Parmezan in Romania». Particolarmente grave è la situazione negli Stati Uniti, dove «a fronte di una importazione media dall’Italia di circa 10mila tonnellate all’anno di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, si producono quasi 70mila tonnellate di Parmesan, tra Wisconsin, New York e California. In altre parole è originale solo una scaglia su otto».
La decisione dell’esecutivo comunitario sull’obbligo del confezionamento in zona, conclude Coldiretti, va incontro alla «necessità di garantire l’origine del prodotto preconfezionato: si può sottolineare la perdita nel formaggio grattugiato o in porzioni dei segni identificativi ». Inoltre cerca di contrastare «la perdita delle caratteristiche organolettiche originarie del Parmigiano Reggiano: il confezionamento e la porzionatura devono avvenire in tempi brevi per evitare la disidratazione e l’ossidazione».


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