Paolo De Castro: SOSTENIBILITÀ, LA SFIDA PER IL FUTURO

La scarsità delle risorse (acqua, energia e cibo) pone nuovi vincoli e opportunità
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Il processo di elaborazione del futuro volto della Pac si inserisce in un momento storico straordinariamente importante per diverse ragioni, sia di ordine economico-sociale, sia di ordine istituzionale. Partiamo dalle prime. Lo scenario globale é cambiato rapidamente: nuovi player sono diventati protagonisti; abbiamo attraversato una profonda fase di recessione globale che ha segnato tutte le economie mondiali; abbiamo di fronte emergenze tali da mettere in discussione i modelli di crescita e sviluppo finora sperimentati dalla società moderna.

Oggi il tema della scarsità delle risorse pone a tutti, e in primo luogo alle aree più sviluppate, il vincolo di una prospettiva di maggiore sostenibilità: acqua, energia e cibo iniziano ad essere risorse scarse o a rischio di scarsità e l’architettura su cui poggiano i modelli di sviluppo si indebolisce sotto la pressione esercitata dalla crescita demografica e dal conseguente aumento dell’inquinamento.

Tutti questi elementi, sono in stretta e diretta connessione con l’attività agricola e la funzione di gestione dei suoli svolta dall’agricoltore. Il settore fornisce una serie di servizi essenziali: dal cibo, alla biodiversità, dal paesaggio all’ambiente, comprese le funzioni svolte per la vitalità sociale ed economica dei territori rurali. È, quindi, evidente, che uno dei compiti fondamentali del policy maker è quello di individuare opzioni di politica agricola capaci di continuare a garantire la preziosa funzione di “land management” svolta dagli agricoltori europei.

PROSPETTIVE FINANZIARIE
Le ragioni di ordine istituzionale sono invece due: la parallela discussione sul futuro del budget comunitario e il nuovo equilibrio istituzionale fissato con il Trattato di Lisbona.

Il dibattito sulle prospettive finanziarie alle volte appare quasi esclusivamente una competizione tra politiche diverse e che inevitabilmente finisce per mettere sul banco degli imputati la politica che dispone di maggiori risorse, la Pac.

Ma affermare senza dettagli, come spesso accade, che la Pac occupa circa la metà del bilancio comunitario, al fine di giustificarne il taglio di risorse, dà una rappresentazione falsata della realtà.

In primo luogo, la quota delle risorse del bilancio Ue per l’agricoltura è destinata, nell’attuale quadro finanziario, a scendere al 32% entro il 2013.

In secondo luogo, il bilancio comunitario ha due principali aree d’intervento devolute dagli Stati Membri: la politica agricola e quella strutturale ed è quindi scontato che tra queste si divida la quasi totalità delle risorse disponibili. Se, al contrario, si considera la spesa complessiva generata nell’Ue, il sostegno all’agricoltura assume un ruolo assolutamente marginale, rappresentando meno dell’1% della spesa pubblica totale, a fronte di un contributo importante espresso dal settore sia sotto il profilo economico – occupazionale (1,2% del Pil e 5,6% della forza lavoro) che, soprattutto, sotto quello socio-ambientale.

Ma partire dagli aspetti finanziari rappresenta comunque un errore. Il processo di formazione delle politiche, dovrebbe invece seguire la sequenza obiettivi-strumenti-risorse.

L’Europa deve ambire a rappresentare un momento avanzato di elaborazione politica. La seconda, non per importanza, questione istituzionale che assume rilievo nel processo di costruzione della Pac post 2013 è la codecisione.

Con questa procedura il Parlamento Europeo assume un ruolo attivo nel processo legislativo e non solo consultivo come in precedenza. Una vera e propria rivoluzione che si basa sul principio di parità tra Parlamento e Consiglio e consente di avvicinare le istituzioni europee ai cittadini.

POLITICHE E RISORSE
Su questo scenario, complesso e articolato, si inserirà il nostro lavoro, per il quale abbiamo fissato alcuni punti principali. Se si concorda che il tema di fondo sta nell’incremento e nella valorizzazione dell’apporto che l’agricoltura fornisce nella costruzione di una prospettiva di sostenibilità, allora servono politiche e risorse adeguate. Ciò significa anche tradurre questa ambizione in una Pac più moderna. Sottolineo alcuni dei principi che come Presidente e come Commissione abbiamo più volte rimarcato come auspicabili:
– promuovere la produzione di beni pubblici favorendo una maggiore targettizzazione dei pagamenti diretti;
– promuovere lo sviluppo dei territori rurali nello loro diverse componenti e favorire, parallelamente, interventi strutturali volti a raggiungere incrementi di efficienza nell’uso delle risorse sensibili (acqua ed energia);
– assicurare che la funzione alimentare svolta dall’agricoltura sia adeguata, qualitativamente e quantitativamente, alle esigenze della società europea.

Siamo anche convinti che in questa visione occorrerà considerare non solo gli spazi di opportunità, ma anche i vincoli e le minacce. Oggi, il termine "crisi dei prezzi agricoli" è divenuto di uso frequente, usato ormai indifferentemente per rappresentare dinamiche al rialzo (che nel biennio 2007/08, si sono tradotte in “crisi alimentare”) o al ribasso (come in quest’ultimo periodo).

Le cause di questa variabilità sono molteplici (andamento della domanda, cambiamento climatico ed effetti sulle rese, prezzi dei prodotti energetici, fenomeni speculativi, competizione con produzioni agricole no food) e i loro effetti si traducono in un aumento dell’esposizione al rischio degli agricoltori.

Shock di prezzo come quelli degli ultimi anni rischiano di generare, soprattutto nelle economie agricole europee, diffusi fenomeni di disattivazione aziendale, difficilmente recuperabili, che hanno l’effetto di depotenziare il ruolo sociale e ambientale della nostra agricoltura.

GLI STRUMENTI

Da qui la necessità di strumenti di intervento che possano:
– proseguire nella riduzione degli interventi a protezione dei mercati e a sostegno dei prezzi, ma garantendo la possibilità di attivare misure di difesa dagli shock di produzione e di prezzo, tempestive e adeguate;
– promuovere e sostenere l’accesso degli agricoltori a moderni strumenti di gestione del rischio;
– favorire una maggiore robustezza organizzativa del nostro sistema produttivo.

Proprio quest’ultimo punto rappresenta un elemento di straordinaria importanza nel nuovo scenario competitivo. L’adattamento alle variazioni sempre più intense e frequenti che caratterizzano i mercati e le nuove pressioni competitive richiedono più organizzazione. Il protagonismo di nuovi player sulla scena internazionale che basano la loro capacità competitiva sui bassi costi dei fattori e sulle ampie scale produttive stringono l’offerta europea in una morsa dalla quale si può uscire solo attraverso politiche di filiera in grado di valorizzare il nostro ricco patrimonio agricolo sui mercati favorendo il raggiungimento di economie di scopo.

La cooperazione agroalimentare europea rappresenta in tal senso un sistema che negli anni ha saputo creare valori importanti, reti e relazioni altamente efficienti, che in alcuni settori, trainano l’intera offerta. Questo modello va oggi supportato ancora più che in passato, favorendo l’accesso diffuso ad innovazioni tecniche ed organizzative, ma anche sviluppando maggiormente i meccanismi dell’economia contrattuale. Favorire il consolidamento e la stabilità delle relazioni di filiera rappresenta, infatti, un’opportunità per ridurre l’incertezza e promuovere incrementi di efficienza lungo tutta la supply chain.

In un quadro di regole compatibile con la disciplina sull’antitrust, sarebbe opportuno ragionare anche sulla possibilità di adottare meccanismi e regole orizzontali per la disciplina dell’interprofessione.

Ma è anche chiaro che se la nostra ambizione è quella di puntare sulla qualità e sulla creazione di valore aggiunto diventa ineludibile rafforzare la nostra posizione sul tema della reciprocità commerciale, al fine di evitare che gli standard imposti dalla legislazione europea possano rappresentare non un’opportunità per i nostri consumatori, ma un pregiudizio concorrenziale per i nostri agricoltori.

Paolo De Castro
Presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo

Articolo tratto dall’intervento al VI° congresso delle cooperative agroalimentari spagnole di Saragozza, marzo 2010


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