Pacchetto latte, riforma all’acqua di rose

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La proposta di riforma del latte, approvata il 9 dicembre a Bruxelles dalla Commissione Ue, è sicuramente un passo avanti per raggiungere importanti provvedimenti per il settore, anche se alcuni aspetti vanno approfonditi e discussi. Lo afferma la Cia, per la quale su un argomento così rilevante occorre aprire un confronto serio nell’ambito della riforma Pac post 2013.
Per la Cia il rilancio del ruolo dell’interprofessione, previsto dalla proposta dell’esecutivo europeo, è fondamentale per il settore lattiero, soprattutto in quei Paesi come l’Italia dove questa risulta difficile e sporadica.

 

LA CONTRATTAZIONE
In egual modo, continua la Cia, «è importante tutta la parte riguardante le relazioni contrattuali tra produttori e trasformatori, anche se la proposta di obbligatorietà dei contratti sarà facoltativaper gli Statimembri. L’Italia deve lavorare in questa direzione per permettere agli allevatori relazioni contrattuali che li garantiscano nei loro rapporti con l’industria».
La parte sulla contrattazione piace anche a Tommaso Mario Abrate di Fedagri: «La proposta di regolamento sulle relazioni contrattuali nel settore latte, adottata dalla Commissione europea con il mini pacchetto latte presentato il 9 dicembre, è pienamente condivisibile, incoraggia il rafforzamento della capacità contrattuale dei produttori, migliorando la trasparenza nei rapporti di mercato. Comunque è necessario che la Ue si convinca che anche la dichiarazione in etichetta dell’origine del latte concorre a tali obiettivi».
E il presidente della Cogeca Paolo Bruni ha definito condivisibile l’obiettivo di rafforzare le relazioni contrattuali, ma ha aggiunto che la proposta non appar una soluzione globale. «Gli strumenti di gestione dei mercati rimangono i mezzi più efficaci per contribuire ad affrontare le crisi di mercato, devono essere mantenuti e migliorati».

 

LE OP
«Rimane da focalizzare meglio – continua Abrate – il ruolo che s’intende attribuire alle organizzazioni dei produttori (Op) e all’interprofessione. Nulla da obiettare sull’importanza di questi soggetti, ma solo quando siano realmente pensati per il miglioramento della commercializzazione e della trasformazione e quando le Op detengano effettivamente il prodotto».
La proposta di regolamento «nel momento stesso in cui esclude le cooperative dal sistema contrattuale previsto non aggiunge nulla all’esistente; se le misure riguardanti le Op dovessero rimanere queste duole affermare che in Europa non ne abbiamo bisogno poiché abbiamo già livelli di aggregazione molto più efficienti».
Resta da precisare, ha aggiunto Bruni, il ruolo che le istituzioni comunitarie intendono attribuire alle Op, che «anche nel settore lattiero caseario devono rispondere all’obiettivo di concentrare l’offerta di migliorare trasformazione e commercializzazione ». C’è da lavorare anche, ha concluso Bruni, sulla questione delle relazioni tra i trasformatori e la gdo, non affrontata nella proposta della Commissione.

 

LA PROGRAMMAZIONE
La Cia è critica invece sulla programmazione: «È però sicuramente negativo il fatto che non sia stato affrontato il problema della programmazione produttiva, elemento importante per il nostro Paese e per lo sviluppo concreto delle nostre produzioni di qualità (dop, igp)».
Sulla stessa linea Fedagri, per la quale è necessaria «un’integrazione: la legittimazione (nel Pacchetto latte o nel Pacchetto qualità) della programmazione produttiva dei formaggi dop».
Importante per Fedagri anche inserire nel Pacchetto latte misure specifiche per il comparto ovicaprino.


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