Pac, Ue divisa sugli aiuti ambientali

A favore della proposta di mantenere un primo pilastro forte potrebbe schierarsi l’Europarlamento
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Sulla riforma della Pac i ministri agricoli Ue non vanno per ora oltre una serie di generiche raccomandazioni alla Commissione. In vista della presentazione delle proposte giuridiche da parte dell’esecutivo comunitario attesa per l’estate, il Consiglio agricolo appare profondamente diviso. La riunione del 17 marzo ha visto il documento di conclusioni sulla Comunicazione della Commissione relativa al futuro della Pac oltre il 2013 passare come «conclusioni della presidenza» e non dell’intero Consiglio, formula utilizzata quando non si raggiunge l’unanimità tra i 27. E questo nonostante il testo del documento fosse già piuttosto annacquato proprio nel tentativo di raccogliere il più ampio consenso possibile.
Hanno votato contro Regno Unito, Svezia e Danimarca, da sempre detrattori della Pac, ma anche Estonia, Lettonia, Lituania e Malta, che hanno lamentato l’assenza dal testo di un riferimento più forte a una giusta ed equa distribuzione delle risorse tra Stati membri. La Svezia dal canto suo ha sollevato perplessità nei confronti delle disposizioni sui pagamenti diretti e sulle misure di mercato mentre il Regno Unito considera il testo poco ambizioso. La delegazione danese chiedeva invece il riferimento a una distribuzione equa dei pagamenti non solo nel primo ma anche nel secondo pilastro. Tutti gli altri partner, compresa la Polonia, hanno votato a favore del testo.
Sul tema chiave della riforma però, la gestione degli aiuti diretti, la riunione ha confermato la differenza di vedute tra Francia e Germania, proprio i due paesi che – forti anche di un’intesa bilaterale siglata lo scorso anno – dovrebbero in qualche modo orientare il negoziato e le scelte finali sulla nuova Pac (si veda anche «Agrisole» n. 12/2011).
Mentre la Francia vorrebbe mantenere all’interno del primo pilastro gli aiuti ambientali (il sistema di premi immaginato dalla Commissione prevede un aiuto di base uguale per tutti più alcuni «bonus» in funzione dei servizi o «beni pubblici » ambientali, ancora tutti da qualificare), la Germania punta invece a un maggiore trasferimento di fondi verso lo sviluppo rurale, il secondo pilastro della Pac. Orientamento giustificato anche dalla posizione di contribuente netto della Germania al bilancio Ue, essendo gli aiuti dello sviluppo rurale cofinanziati dagli Stati membri, a differenza degli aiuti diretti.
Sulla questione sta lavorando anche l’Europarlamento, impegnato ad aggiornare la relazione Dess in vista del voto in plenaria previsto a maggio. Nel lavori in commissione Agricoltura l’orientamento che sta emergendo è più vicino alla tesi francese, con aiuti ambientali mantenuti all’interno del primo pilastro e un rafforzamento della condizionalità ma sempre con un unico controllo per semplificare il sistema. Insomma l’Europarlamento sarebbe orientato a bocciare l’ipotesi di trasferire fino al 20% del budget per gli aiuti diretti allo sviluppo rurale, come chiede la Germania, che però potrebbe trovare alleati tra i nuovi partner, il cui principale obiettivo resta quello di una sostanziale redistribuzione dei fondi tra Stati.
Su richiesta della Spagna, con il supporto della delegazione italiana, il Consiglio Ue ha trattato anche la situazione del mercato dell’olio d’oliva (si veda l’articolo a pag. 13). All’inizio di marzo, in seno al comitato di gestione, era stata avanzata la richiesta di apertura dello stoccaggio privato in considerazione dell’andamento dei prezzi all’origine che, secondo le organizzazioni agricole spagnole, si collocano ben al di sotto dei costi di produzione. A livello tecnico, i servizi della Commissione hanno indicato che finora non si sono determinate le condizioni, previste dalla normativa comunitaria in vigore, per dare seguito all’istanza spagnola.


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