Pac, senza fondi si taglia il greening

Intanto la presidenza danese vuole arrivare a un’intesa entro giugno sull’entità dei fondi agricoli
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Se il bilancio agricolo 2014-2020 dovesse uscire ulteriormente ridimensionato dall’accordo sulle prospettive finanziarie della Ue, a farne le spese potrebbe essere tutto il capitolo dedicato al «greening » nel progetto di riforma della Pac. Anche se non si può ancora parlare di accordo non scritto, in questo senso starebbero lavorando alcune capitali europee, con un pressing sulla Commissione Ue per stralciare le regole sugli aiuti ambientali in caso di sostanziali tagli alle spese agricole.
Con il negoziato sulla nuova Pac in fase di stallo (si veda anche «Agrisole» n. 10/2012), è questa la principale novità che emerge nello scenario comunitario. Anche la difficile trattativa parallela sulle prospettive finanziarie 2014-2020 d’altra parte non è che proceda spedita. L’obiettivo della presidenza di turno danese è quello di raggiungere entro giugno un accordo di massima almeno sulla grandezza delle singole voci del futuro bilancio. Ma alla luce delle attuali posizioni in campo dei diversi partner, dell’esecutivo e del Parlamento europeo, il tentativo sembra destinato a fallire.
Per l’agricoltura le proposte ufficiali della Commissione sul nuovo bilancio si limitano, come è noto, a congelare le spese sui livelli nominali che saranno raggiunti nel 2013. Ma, come si evince da un rapporto della stessa Commissione, valutata a prezzi costanti, la proposta equivale a un taglio del budget, rispetto al 2007-2013, superiore al 9% per la spesa agricola nel suo complesso mentre considerando i soli aiuti diretti la riduzione sarebbe pari al 12,5 per cento.
Se però dal tavolo comunitario il progetto di bilancio 2014-2020 dovesse uscire con nuovi tagli al budget agricolo, alcuni Stati membri «pesanti» sono pronti a chiedere al commissario Ue Dacian Ciolos la rimozione dalla riforma Pac dell’intero capitolo dedicato al greening. Le nuove regole ambientali rappresentano d’altra parte uno dei passaggi più controversi e contestati dell’intero impianto di riforma disegnato dal commissario Ue. con l’obbligo di diversificare la produzione aziendale dedicando non più del 70% delle superfici alla coltura principale, e sottraendo un ulteriore 7% dei terreni alla produzione per destinarlo a opere con valenza paesaggistica o ambientale come siepi o muretti a secco. Il mancato rispetto di queste condizioni comporterebbe una decurtazione del 30% degli aiuti diretti. Il rischio di perdere fondi per l’Italia è evidente. In ogni caso, la commissione Agricoltura dell’Europarlamento ha già manifestato l’intenzione di eliminare almeno la parte relativa al nuovo set-aside obbligatorio del 7 per cento.
Il ministro delle Politiche agricole, dal canto suo, ha incassato dal governo la volontà di difendere a Bruxelles la spesa agricola, che per l’Italia potrebbe rivelarsi il canale giusto per correggere gli squilibri di un saldo negativo con il bilancio complessivo della Ue che si aggira attualmente intorno ai 5 miliardi di euro annui.


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