Pac, scricchiola l’asse franco-tedesco

La Germania invia un documento a Bruxelles che «sconfessa» molti punti chiave dell’intesa con Parigi
Paesaggio_osti_ulivi.jpg

Nel settembre dello scorso anno, i ministri di Francia e Germania concordarono su una posizione comune in vista della riforma della Pac dopo il 2013.
L’iniziativa fece scalpore e suscitò anche qualche polemica. Il più critico fu il ministro polacco che bollò il documento come un’indebita pressione, in ogni caso destinata a fallire, sugli altri partner.
Ora, a distanza di pochi mesi, l’intesa franco-tedesca sembra meno solida.
Per far conoscere alla Commissione europea le reazioni alla comunicazione del novembre scorso, la ministra tedesca, Ilse Aigner, ha inviato a Bruxelles nelle scorse settimane un documento non condiviso con il collega, Le Maire.
Può essere un caso, certo. Ma resta il fatto che il documento tedesco contiene indicazioni che non coincidono con le dichiarazioni rilasciate da Le Maire, a conclusione dei recenti incontri con i ministri di Portogallo e Romania.
Ma vediamo quella che è, al momento, la posizione del Governo di Berlino. I
n primo luogo, i massimali nazionali per i pagamenti diretti e per gli aiuti a titolo di secondo pilastro della Pac dovranno essere fissati, in via di principio, seguendo l’attuale chiave di ripartizione. Le eventuali redistribuzioni tra i partner, richieste con forza dai nuovi Stati membri, dovranno essere strettamente limitate.
Di conseguenza, i nuovi elementi specifici indicati nella comunicazione della Commissione – tra cui la componente ecologica dei pagamenti diretti, l’aiuto supplementare a favore delle zone svantaggiate nell’ambito del primo pilastro e le misure per la gestione dei rischi – non potranno giustificare la redistribuzione dei volumi finanziari tra i 27.
La Germania, poi, è favorevole a una modifica del sistema dei pagamenti diretti fondato su un aiuto di base e su premi aggiuntivi disaccoppiati uniformi per paese o per regione. Un sistema che corrisponde all’approccio seguito per le imprese agricole tedesche già a seguito della riforma del 2003.
Il governo tedesco non guarda con favore all’ipotesi di introdurre un sostegno speciale a favore degli agricoltori con modesta dimensione economica.
L’applicazione di questo strumento, si legge nel documento trasmesso alla Commissione, aumenterebbe il carico burocratico per le amministrazioni. Eventualmente, un tale dispositivo potrebbe essere lasciato alla facoltà degli Stati membri all’interno di un quadro di riferimento comunitario, anche se nel testo viene rimarcata la contrarietà di fondo all’adozione di misure distinte a seconda della tipologia aziendale. Da qui l’opposizione alla fissazione di un tetto (plafonamento) per i pagamenti diretti indirizzati alle imprese più grandi.
Passando alle misure di mercato, si ritrovano le più vistose differenze rispetto alla posizione francese.
Infatti, la Germania ritiene che gli strumenti in vigore siano in grado di assicurare un’adeguata rete di sicurezza. Quindi, non risultano necessarie l’estensione dei periodi per l’intervento pubblico e l’applicazione più estesa degli stoccaggi privati. E la clausola di crisi evocata dalla Commissione in presenza di situazioni eccezionali sui mercati deve essere sottoposta a un esame critico.
A Parigi, invece, si sostiene che la nuova Pac dovrà assicurare una nuova regolazione dei mercati per proteggere gli agricoltori dalla volatilità dei prezzi. E l’ipotesi di introdurre una clausola di crisi è stata accolta con favore.
Infine, secondo il governo tedesco, i pagamenti accoppiati determinano una distorsione di concorrenza tra i produttori. Pertanto, i legami che ancora esistono tra aiuti e produzioni debbono essere tagliati alla fine di un periodo di transizione.
Per il ministro francese, invece, gli aiuti accoppiati sono fondamentali per alcuni settori sensibili che contribuiscono alla vitalità socio-economica nelle aree rurali.


Pubblica un commento