PAC: Come cambieranno gli aiuti. Quattro ipotesi per il post 2013

A confronto superficie agricola, plv, valore aggiunto e unità lavorative
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Dopo una lunga fase di preparazione, il Commissario all’Agricoltura Dacian Ciolos il 18 novembre 2010 ha presentato la Comunicazione “La PAC verso il 2020”, contenente gli indirizzi della prossima riforma per il periodo 2014-2020.
Tuttavia la reale consistenza della prossima Pac è ancora da definirsi per le varie incognite che gravano sul processo di riforma, a partire dall’incertezza delle risorse finanziarie disponibili.
Comunque la Comunicazione mantiene l’impianto generale dell’attuale Pac, che quindi continuerà ad essere basata su due pilastri, il primo composto dai pagamenti diretti e dalle misure di mercato, il secondo dalle misure pluriennali di sviluppo rurale. Per quanto riguarda i pagamenti diretti, che saranno ancora la quota più consistente dei finanziamenti della Pac, la proposta prevede una redistribuzione per eliminare gli squilibri storici che il sistema di aiuti porta con sé, e rendere più mirato il sostegno.
I pagamenti diretti saranno basati su quattro componenti: un pagamento disaccoppiato di base che garantisca un livello uniforme a tutti gli agricoltori di uno stato membro (o di una regione); una componente “verde” per rafforzare l’efficacia ambientale, sostenendo i comportamenti orientati a conseguire obiettivi climatici e ambientali; un sostegno specifico alle aree “svantaggiate” da specificivincoli naturali, con un pagamento aggiuntivo; un supporto accoppiato (sul modello dell’attuale articolo 68) per determinati tipi di agricoltura in aree specifiche.

 

LA RIFORMULAZIONE
Per quanto riguarda però la riformulazione dei pagamenti la comunicazione della Commissione resta molto vaga, in particolare per il pagamento di base, il vero cuore della questione: infatti non viene specificato quale sarà il criterio su cui verranno basati i pagamenti disaccoppiati. Sicuramente verrà abbandonato il riferimento storico, causa degli attuali e insostenibili squilibri, ma sono diverse le ipotesi su come sostituirlo; esse ruotano attorno ai principali indicatori: superficie agricola utilizzata, produzione lorda vendibile, valore aggiunto o occupazione.
È evidente come questa decisione sarà uno dei punti più delicati della riforma, in quanto la scelta dell’uno o dell’altro parametro può stravolgere la portata degli aiuti per un singolo paese; per capire le possibili evoluzioni è necessario partire dall’attuale distribuzione dei pagamenti diretti.
Attualmente questi sono erogati secondo dei massimali nazionali (Allegato VIII del Reg. Ce 73/2009, modificato dal Reg. Ce 360/2010), per un importo complessivo di quasi 46 miliardi di euro, considerando come riferimento il 2016, quando saranno a regime anche i pagamenti per Bulgaria e Romania (vedi tabella). Se si osservano tali dati, confrontando i massimali dei pagamenti diretti con i criteri sopra indicati, è possibile vedere l’incidenza economica degli aiuti per l’economia agricola dei vari Stati membri e le ipotesi di riformulazione più favorevoli per ciascuno, simulando che le risorse per la Pac restino pari a quelle attuali, ipotesi piuttosto ottimistica.

 

L’ATTUALE DISTRIBUZIONE
Guardando la tabella 1 colpisce il grande squilibrio tra i vecchi e i nuovi membri, con i primi che percepiscono più dell’80% delle risorse disponibili, e la concentrazione degli aiuti che per più del 60% va a soli 5 paesi (Francia Germania, Spagna, Italia e Regno Unito), le cui prospettive sono le più rilevanti per capire l’impatto della riforma, anche perché, essendo i maggiori contribuenti al bilancio europeo, hanno maggior voce in capitolo.
L’Italia è in quarta posizione, con una cifra importante (4,4 mld di euro annui), ma è interessante vedere il grande divario con la Francia che percepisce il doppio dei sussidi, con una quota quasi pari al totale dei nuovi stati membri. Partendo da questi dati, vediamo come muterebbe la redistribuzione dei pagamenti diretti in base ai quattro criteri.

 

LA SAU
Il fattore superficie è uno dei più significativi tra i parametri di ripartizione, ed è molto dibattuto in quanto rispecchia un fattore strutturale dell’agricoltura, ma non tiene conto della produzione e mal si conforma a una realtà variegata come quella Ue. Se la distribuzione dei futuri aiuti diretti fosse in base alla Sau, ci sarebbero notevoli scostamenti rispetto alla situazione attuale (Fig.1). Ne beneficierebbero soprattutto i nuovi stati membri la cui media è di un terzo inferiore a quella dell’Ue- 15.
Tra i più sfavoriti, insieme a Belgio, Danimarca e Olanda, spicca la Grecia (ha il più alto contributo ad ettaro dell’Ue); per contro i maggiori beneficiari, con un contributo attuale pari a circa la metà di quello medio, sarebbero le tre repubbliche Baltiche e la Romania, quest’ultima con importi veramente rilevanti, vista la superficie agricola, superiore addirittura a quella dell’Italia.
Il nostro paese in questo caso insieme alla Germania sarebbe il più penalizzato tra i grandi beneficiari, godendo attualmente di un sussidio superiore del 30% alla media europea: si vedrebbe scavalcato da Regno Unito, Romania e Polonia e aumenterebbe il divario con la Spagna che, con una Sau doppia ha solo il 17% degli aiuti in più dell’Italia.

 

LA PLV
Osservando il rapporto tra pagamenti diretti e produzione lorda vendibile, i dati sono piuttosto omogenei rispetto alla media europea, in particolare per quanto riguarda i grandi beneficiari della Pac: la variazione sarebbe piuttosto contenuta, anche se ci sarebbe un aumento dello squilibrio di risorse a sfavore dei nuovi membri.
In questo caso il dato italiano è molto buono: il rapporto attuale è tra i più bassi d’Europa, del 10,1% contro una media europea del 13,1% e addirittura del 14,9% dell’Ue-12, e pertanto l’utilizzo di questo parametro permetterebbe all’Italia di beneficiare di maggiori risorse; infatti con il 12,60% della Plv europea essa ha un dato secondo solo a Francia e Germania. Nello specifico sono inoltre notevoli i valori di Belgio e Olanda, con quest’ultima che ha una Plv quasi pari a quella del Regno Unito, mentre Grecia, Irlanda, Bulgaria e Repubblica Ceca si segnalano in negativo con una produzione lorda vendibile piuttosto bassa.

 

IL VALORE AGGIUNTO
Il rapporto tra pagamenti diretti e valore aggiunto enfatizza le tendenze già emerse nel rapporto tra contributi e Plv, in particolare l’Italia ha un’ottima performance: tralasciando le agricolture minuscole di Malta e Cipro, essa ha il miglior valore dopo i Paesi Bassi, ed è ancora più rilevante osservando la forbice degli altri paesi. In effetti è nel confronto con le grandi economie che il dato italiano dimostra la sua importanza, con un valore aggiunto totale secondo solo a quello francese, pur beneficiando della metà dei pagamenti diretti, e addirittura superiore a quello di tutti i nuovi stati membri messi insieme.
Insieme all’Italia l’unica dei grandi beneficiari ad aumentare le risorse è la Spagna, mentre verrebbe penalizzato il Regno Unito, che con aiuti simili genera meno di un terzo del valore aggiunto italiano. Spiccano poi dati molto negativi di valore aggiunto per Repubblica Ceca, Slovacchia e Irlanda (i pagamenti sono il quadruplo del valore aggiunto rispetto all’Italia). In altre parole paesi del nord Europa come l’Irlanda producono poco valore aggiunto e hanno un’agricoltura molto estensiva, ma beneficiano di ingenti risorse comunitarie.

 

UNITÀ DI LAVORO
Anche osservando il rapporto tra pagamenti e unità lavoro annuo il dato italiano resta molto buono, ottimo se paragonato alla media Ue-15, che è quasi il doppio; qui però il divario tra vecchi e nuovi stati membri è evidente, con questi che beneficiano di un quarto degli aiuti dei primi pur avendo più unità totali: addirittura quasi il 40% degli agricoltori europei vive in Polonia e Romania. In questo quadro fa eccezione il dato italiano, che presenta un numero di unità molto elevato, il maggiore dell’Ue-15, e stacca nettamente gli altri grandi beneficiari: significativo il confronto con il Regno Unito, che percepisce pagamenti quasi pari a quelli italiani con circa un milione di Ula in meno.
Insieme all’Italia solo la Grecia e il Portogallo hanno un rapporto inferiore alla media, mentre le agricolture nordiche, specie la Danimarca, scontano un numero di Ula proporzionalmente molto basso. Pertanto anche in questo caso un’eventuale adozione di tale indicatore porterebbe maggiori risorse al nostro paese, ma le conseguenze sarebbero negative per tutta l’Ue-15, specialmente per i grandi beneficiari che vedrebbero i sussidi notevolmente ridotti, mentre per i nuovi membri si tratta dello scenario più favorevole.

 

IL NEGOZIATO
Prendendo spunto da questi dati, si possono ipotizzare le possibili posizioni negoziali dei singoli paesi nella trattativa sul futuro della Pac, considerando l’interesse a sostenere il criterio che più si addice alla propria agricoltura.
L’Italia in tre su quattro dei parametri analizzati otterrebbe un aumento delle risorse rispetto alla situazione attuale (Fig. 2), ma nell’ipotesi di pagamenti rapportati alla superficie verrebbe pesantemente penalizzata e molti paesi, specie tra i nuovi membri, spingono per questo criterio, facendo riferimento all’"equità distributiva" di cui parla la comunicazione della Commissione. Per l’Italia questo significherebbe una riduzione del massimale di circa 1 miliardo di euro sui 4,4 attuali, peggiorando il saldo, già negativo, tra il contributo che essa versa al bilancio dell’Unione (13,5% del totale) e i fondi di cui beneficia.
Proprio il peso sulla contribuzione al bilancio che hanno i vecchi membri, e soprattutto i grandi beneficiari che come l’Italia in questo caso sarebbero nettamente sfavoriti, rende però le ipotesi di una forte redistribuzione poco probabili. Alla fine della trattativa, non è escluso comunque che la superficie rimanga il criterio principale, magari aggiungendo un correttivo legato al valore della produzione agricola, o addirittura utilizzando un indice composto dalla media delle variabili analizzate.


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