Ortaggi «vittime» del batterio killer

L’epidemia da Escherichia coli partita in Germania ha messo in ginocchio il settore anche in Italia
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L’unica cosa certa, per ora, è che ci sono state perdite di vite umane e danni economici per decine di milioni di euro, soprattutto per gli agricoltori, che peraltro potrebbero essere indennizzati con fondi autorizzati dall’Unione europea. Per il resto, il bombardamento mediatico che si è scatenato a partire da fine maggio per l’epidemia da Escherichia coli in Germania, ha provocato tanta disinformazione e psicosi tra i consumatori di tutta Europa.
Mentre questo numero di «Agrisole» va in stampa, le autorità sanitarie tedesche non hanno ancora completato gli esami di laboratorio sull’ultima ipotesi circolata: ossia, che il ceppo endemico 0104:H4 del batterio si sia propagato attraverso una partita di germogli di soia prodotti in un’azienda agricola di Ülzen, in Bassa Sassonia.
Anche se i primi test a campione condotti su questi vegetali hanno dato a loro volta esito negativo. Da qui la cautela della Commissione di Bruxelles che, per ora, non ha lanciato una «specifica allerta europea».
Lunedì, a Lussemburgo, è stata convocata una sessione straordinaria del Consiglio Ue dei ministri della Salute per fare il punto sulla situazione. E martedì si sono riuniti anche i colleghi dell’Agricoltura per discutere del «batterio killer» e delle sue conseguenze per i produttori di ortaggi. Contestualmente, la Commissione Ue europea avrebbe chiesto agli Stati membri di approvare indennizzi per gli agricoltori che hanno subìto perdite per il calo delle vendite di ortaggi.
Nei giorni precedenti era stato un susseguirsi di notizie poi smentite. La stampa tedesca aveva indicato come fonte dell’epidemia una partita di cetrioli importati dalla Spagna. Ma l’Istituto superiore di sanità (italiano), sede del laboratorio europeo di riferimento per l’Escherichia coli in campo veterinario, ha spiegato che «le analisi condotte su campioni di cetrioli dei lotti incriminati hanno chiarito definitivamente che non erano contaminati dal ceppo epidemico 0104:H4 e quindi non erano fonte d’infezione».
Poi un’allerta comunitaria inviata dall’Austria aveva ipotizzato la presenza del batterio killer in salami di cervo in Toscana. Cosa poi smentita dal ministero della Salute.
Di fronte alle chiacchiere c’è intanto un bilancio sanitario (parziale) da capogiro che riguarda 12 paesi, Italia esclusa: con 24 decessi e circa 2.200 casi di infezione diagnosticati.
Sul piano economico, il settore ortofrutticolo italiano, leader a livello europeo, a seguito del crollo dei consumi e dei prezzi registra in compenso perdite per milioni di euro: 50, secondo le ultime stime della Cia, addirittura 100 milioni per la Coldiretti.
«Per una settimana non si è venduto un cetriolo – riferisce Fabrizio De Giacomi, responsabile della rilevazione prezzi di Infomercati a Bologna – e comunque il prodotto locale è sceso a 50-60 centesimi il chilo».
E poi c’è il blocco delle frontiere per ortaggi e legumi Ue decretato in via cautelativa dalla Russia, dove l’Italia nel 2010 ha esportato 104mila tonnellate di ortofrutta (dati Ice), con un balzo di oltre il 28% rispetto al 2009, per un valore di quasi 81 milioni (+41,4%).
Un mercato dunque in crescita, quello russo, dove l’Italia l’anno scorso, come ha ricordato la Coldiretti, ha esportato in particolare ortaggi e legumi freschi per 4,4 milioni, che «ora sono a rischio per effetto dell’assurdo divieto imposto» da Mosca.
«Una chiusura che non può essere giustificata in alcun modo», ha stigmatizzato Confagricoltura. Per l’organizzazione degli imprenditori agricoli, «la battuta d’arresto dell’export in Europa, in particolare in mesi clou come giugno e luglio, di prodotti ad alta deperibilità, come frutta e ortaggi», comporta sicuramente un danno enorme.


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