Open source, rete agricoltura-ricerca con libero accesso alle innovazioni

Progettano un kit di 50 macchine industriali. Non solo per Paesi in via di sviluppo
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Far quadrare il bilancio in un momento come quello attuale è sempre più difficile e ormai non è più una novità il fatto che probabilmente l’unico modo per avere un profitto da un’attività agricola è quello di contenere al massimo i costi produttivi particolarmente attraverso l’aumento dell’efficienza di produzione.

Uno tra i principali problemi che aggravano la situazione, è senz’altro l’impennata dei prezzi del petrolio e delle materie prime che negli ultimi tempi stanno perdendo quelle consuete fluttuazioni stagionali insinuando a chi ha una panoramica più ampia della situazione globale, il ragionevole dubbio che qualcuno ci stia speculando.

Volendo mantenere però una posizione meno pessimistica occorre tenere in considerazione fattori quali l’evoluzione dei bisogni del consumatore e l’ingresso aggressivo sui mercati di scambio di economie giovani in forte espansione che stanno minando, ad esempio, i consolidati rapporti economici tra le nazioni del vecchio continente.

Altro fattore che inevitabilmente sta gravando sul comparto produttivo primario occidentale è la globalizzazione. Le scelte politiche oltre, e ovviamente, agli eventi climatici di un paese, possono infatti condizionare fortemente l’andamento del prezzo di un particolare prodotto agricolo in tutto il mondo come, ad esempio, nell’ottobre 2011, a causa delle cattive condizioni metereologiche, è diminuito il raccolto del mais in Usa. In queste condizioni, il mais nord-americano non era sufficiente ed economicamente vantaggioso a coprire i fabbisogni del Giappone che lo ha invece acquistato dall’Ucraina (1,5 milioni di t).

L’Ucraina, dopo una vendita così consistente, ha incrementato le sue richieste economiche provocando un aumento del prezzo del mais in tutto il mondo e anche l’Italia, essendo un paese importatore, ne ha subito le conseguenze. Per citare un altro esempio, basta osservare l’impennata del prezzo del grano sulla borsa di Chicago in concomitanza della forte siccità in Russia nei mesi di luglio e agosto del 2010 (fig. 2). Ovviamente l’aumento delle richieste deve obbligatoriamente contemplare la possibilità di acquisto da parte di un paese. Da qui il determinante ruolo delle scelte politiche e del conseguente sviluppo economico che ha portato paesi come la Cina, l’India, l’Africa e la Russia a svolgere un ruolo importante sui mercati mondiali e, conseguentemente, sui costi di produzione.

In un panorama caratterizzato da questo elevato livello di complessità, l’obiettivo della riduzione del costo di produzione può venire raggiunto oltre che riducendo il costo dei fattori di produzione, anche attraverso un miglioramento dell’efficienza, aspetti questi strettamente correlati.

L’efficienza di produzione rappresenta un problema in moltissime regioni del mondo tanto che è stato coniato recentemente il termine di Yield Gap, letteralmente divario di resa. Da uno studio effettuato nel 2010 dalla Nasa è emerso infatti come in moltissime aree del globo le potenzialità dei terreni agricoli non siano sfruttate al massimo delle loro reali potenzialità in relazione alle caratteristiche chimiche stesse del suolo e fascia climatica in cui si trovano. Tale condizione dipende principalmente dalla carenza di mezzi, strutture e conoscenze. Infatti, come si vede in fig. 1, i terreni agricoli evidenziati in verde sono, in relazione alla produzione di mais, già al massimo della resa per ettaro, mentre le aree che vanno dal giallo al rosso hanno ancora ampia possibilità di miglioramento in termini di produttività.

Aumentando l’efficienza di produzione si determinerebbe presumibilmente una maggiore disponibilità di materia prima a cui conseguirebbe una maggiore offerta sul mercato con relativo contenimento dei costi e delle oscillazioni stesse di mercato. Si provi a immaginare quale potrebbe essere la conseguenza di un miglioramento della produttività di cereali o oleaginose in paesi vasti come quelli precedentemente citati, obiettivo potenzialmente conseguibile attraverso una semplice meccanizzazione dei processi di produzione o di un miglioramento/meccanizzazione dei sistemi di coltivazione.

È ovvio che, in quest’ottica, il miglioramento dell’efficienza dovrebbe basarsi sul ricorso a tecnologie caratterizzate necessariamente da un costo più contenuto possibile. Considerando la velocità e la facilità con cui le informazioni girano per il mondo, probabilmente occorre che anche le tecnologie siano accessibili a tutti con la stessa semplicità e velocità in modo da permettere anche a un agricoltore con poca o alcuna possibilità di influenzare le scelte politiche ed economiche del suo paese, di poter sopravvivere più che dignitosamente in questa situazione estremamente critica.

 

SORGENTE APERTA

Il libero accesso alla tecnologia è una problematica molto sentita in ambito informatico, ambito nel quale è stato coniato il termine open source, letteralmente sorgente aperta, che sta a indicare un software i cui detentori dei diritti ne permettono e favoriscono il libero utilizzo e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo concetto si è poi ampliato ad altri settori che si basano sulla creatività intellettuale arrivando ad espandere quest’ideologia al di fuori dell’ambito del software fino allo sviluppo di oggetti e strumenti (open source hardware). La visione più avveniristica che si basa sulla filosofia open è quella del fisico, ma anche agricoltore, Marcin Jakubowski che nel 2003 ha avviato l’Open source ecology cioè una rete di agricoltori, tecnici, ingegneri e semplici sostenitori con l’obiettivo comune di creare una comunità autosufficiente, eco-sostenibile e a basso costo, in altri termini una civiltà durevole, ma con tutti i comfort moderni. Il team di Jakubowski sta progettando e realizzando un kit di 50 macchinari industriali ritenuti indispensabili allo scopo e con alcuni requisiti innovativi: ad esempio, i progetti di costruzione sono resi pubblici, sono modificabili e replicabili, vengono utilizzati materiali durevoli, ma a basso costo. I macchinari così realizzati avranno le stesse caratteristiche delle loro versioni “commerciali”, ma con una durata maggiore e un costo notevolmente ridotto tanto che si ipotizza un costo 8 volte inferiore. La modularità che caratterizza i macchinari in fase di sviluppo predispone questo “kit di civilizzazione” a un facile utilizzo anche laddove siano scarse le risorse o le competenze necessarie. Inoltre, il reperimento di queste risorse e competenze in loco dà non solo un beneficio economico e di sostenibilità ambientale, ma innesca un circolo virtuoso di accrescimento del territorio, potenziando le abilità degli individui residenti. Il settore agricolo è certamente uno dei principali ambiti alla base dello sviluppo di questo prototipo di società futura e tra i 50 macchinari in progettazione buona parte di essi sono relativi alla coltivazione e all’allevamento.

A prima vista questa filosofia appare certamente più applicabile in un contesto agro-economico non sviluppato quanto quello intensivo che caratterizza i paesi così detti occidentali tra cui l’Italia non è sicuramente il fanalino di coda. In termini socio-economici, ha un valore inestimabile la possibilità per l’agricoltore dell’Africa sub-sahariana o dell’Asia orientale di accedere a tecnologie open che permettano di sviluppare meccanismi più o meno sofisticati, ma di un’importanza fondamentale per effettuare quelle pratiche agricole che a noi sembra impossibile anche solo ipotizzare di fare senza l’utilizzo di un macchinario.

Nel nostro contesto d’altra parte, l’open source potrà rivelarsi come un valido strumento per quelle aziende medio piccole o per i giovani imprenditori che avranno i mezzi per costruirsi o acquistare dei mezzi agricoli indispensabili alla loro attività, ma a costi ridotti.

 

NON È CONCORRENZA

I macchinari autoprodotti secondo la filosofia open non pretendono di porsi sul mercato, non sono in diretta concorrenza con le grandi aziende produttrici di macchinari agricoli caratterizzate da un elevatissimo livello tecnologico acquisito in decenni di sviluppo, sforzi economici e brevetti. Questo scenario futuristico potrà invece rivelarsi proficuo anche per queste imprese in quanto si creeranno nuovi mercati accedendo a una rete in cui trarre e trasferire informazioni utili, volte a migliorare un’efficienza tecnologica dei prodotti.

Reputiamo prezioso il parere di ogni agricoltore. Potete inviarlo all’indirizzo:
riccardo.compiani@unimi.it 

 

di Riccardo Compiani1,2, Johanna Ertl2, Alessandro Fermi2, Mario Ganau2, Pietro Peterlongo2, Antonio Scribano2, Gianluca Baldi1, Carlo Angelo Sgoifo Rossi1

 

1Dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare. Università degli Studi di Milano.

2Master in Complex Action. Scuola Internazionale superiore di studi avanzati (Sissa), Trieste


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