Nuovo scenario nel mercato cereali con l’arrivo della crisi nel Maghreb

Scintilla e causa dell’ultimo aumento dei prezzi del cibo. Egitto primo compratore
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Quando i vasi di ferro si urtano, generalmente sono quelli più fragili i primi a farne le spese.
Che i mercati delle materie prime agricole stiano vivendo un periodo di particolare tensione è un fatto ormai noto sulle cui cause molto è già stato detto e scritto.
Facciamo un rapido punto.
Gli aumenti sono stati indiscutibilmente innescati dalla gravissima siccità in Russia e dal conseguente blocco alle esportazioni. Via via si sono rafforzati sull’onda di altri eventi climatici sfavorevoli (intense piogge in Germania e Canada seguite dalle innondazioni australiane).
Il tutto, in un contesto di consumi crescenti e instabilità dei mercati finanziari.
Sui possibili sviluppi futuri è invece d’obbligo una certa prudenza memori delle recenti – pensiamo allo scorso anno – altalene dei prezzi.
È però un fatto che i prezzi dei cereali sono aumentati in percentuale a doppia cifra (il Matif è sostanzialmente raddoppiato). Destino simile ha coinvolto i mezzi tecnici.

 

I NUMERI DELLA SPECULAZIONE
Dovrebbe poi fare un certo effetto riflettere sulle recenti dichiarazioni governative francesi secondo cui i movimenti speculativi sul mercato di Chicago coinvolgerebbero più di quaranta volte la disponibilità mondiale di grano e più di venti quella del mais.
Nello scenario wagneriano di questi giorni stiamo però assistendo a un fatto nuovo ed inquietante. La deriva sociale che interessa una delle zone geo-politicamente più calde e delicate del pianeta: il nord Africa e le porte del Medio Oriente.
Senza entrare nel merito di un’analisi politica e sociale che esula l’esperienza e le capacità di chi scrive, appare chiaro che quanto sta accadendo nel Maghreb è di per sé un fatto nuovo per il mercato.
La rivolta delle piazze, se da un lato ha tratto scintilla e alimento dall’aumento dei prezzi del cibo, dall’altro comincia a diventarne un’ulteriore causa determinante.
Il controllo del prezzo degli alimenti è stato da sempre uno dei capisaldi di molte esperienze e pratiche governative di paesi emergenti. Il rimpallo di un mercato imprevedibile ha evidentemente versato benzina sul meccanismo di acquisto e prodotto i suoi riflessi sui prezzi finali di prodotti, come il pane o il cous cous, a forte presa emotiva sul consumo.
Sotto la spinta del sommovimento popolare i paesi nordafricani stanno infatti intensificando la loro presenza sul mercato.
L’acquisto, nei giorni scorsi di 1,8 milioni di tonnellate di grano dal parte dell’Algeria, seguito da ulteriori annunci di altri importanti quantitativi, ha comprensibilmente indotto ulteriori rialzi.
In questa situazione il vento delle voci soffia forte sul fuoco del mercato.
Il sospetto di molti operatori è che alcuni paesi nell’ansia sociale di ricostituire le scorte, intervengano sul mercato con acquisti superiori ai normali fabbisogni.
Che la sponda sud del Mediterraneo e il Medio Oriente costituissero un aggregato di forte importazione di cereali è cosa risaputa anche se non così nota a un’opinione pubblica abbagliata dai fasti americani o dalle iperboli asiatiche.
Circa il 30% dei grani commercializzati a livello mondiale (circa 36 Mt su 120 Mt complessive) vengono esportati verso nord Africa e Medio Oriente.

 

FARAONI, PRIMI IMPORTATORI
L’Egitto, con quasi dieci milioni di tonnellate di frumento importato, è il principale compratore mondiale di grano.
L’Egitto è per molti versi la chiave di volta della stabilità di un’intera regione minata da contrasti storici. Se l’acquisto di grano progressivamente divenisse un fattore di criticità politica e detonatore sociale è comprensibile intuire le crescenti preoccupazioni delle cancellerie occidentali.
È questo un nuovo scenario di cui eravamo solo parzialmente consapevoli assorbiti dai tecnicismi delle previsioni produttive, dell’impatto del clima o delle valute.
Gli interessi in gioco sono forti e coinvolgono il cinismo e il realismo della Realpolitik . Il piano del gioco, in altre parole, si sta spostando anche fuori dal campo dell’interpretazione fenomeni di mercato.
Questa è per molti versi una nuova dimensione che potrà forse finalmente forzare il sipario della scenografia mediatica che tutto travolge e rapidamente scorda, per portare ad affrontare finalmente il tema davvero centrale di come sfamare la parte più debole di un mondo sempre più affollato.


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