Ndf, amido, proteina

Non solo quantità
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Alla luce dei risultati forniti dalla ricerca degli ultimi decenni, si è ormai compreso che la razione alimentare per la bovina da latte, oltre a fornire sufficienti quantità dei vari nutrienti per soddisfare i fabbisogni, deve anche esercitare determinati effetti a livello ruminale per ottimizzare le fermentazioni: per i più importanti principi nutritivi sono state identificate ed approfondite alcune caratteristiche che vengono ormai utilizzate sempre più diffusamente come criterio di formulazione aggiuntivo.

Nel caso dell’NDF, un significativo passo in avanti nel razionamento è stato fatto con l’introduzione, nel 1997 (Mertens), del concetto di peNDF o NDF fisicamente efficace, che rappresenta la parte dell’NDF in grado di stimolare la masticazione e che non dipende tanto dalla quantità assoluta diNDF nelAlimentazione l’unifeed quanto dalla lunghezza di trinciatura e dalla qualità della fibra: attualmente, quindi, in un sempre maggior numero di aziende si è introdotta anche la periodica setacciatura dell’unifeed, per poter verificare, anche se in modo indicativo, l’effetto della fibra a livello ruminale.

A tale riguardo, inoltre, è stato di recente ripreso il concetto di “mat” ruminale, costituito appunto dalla peNDF, e che rappresenta lo strato di fibra lunga che galleggia sulla parte liquida e che, per le sue dimensioni, stimola fortemente la ruminazione: sono ancora in corso studi relativi alle metodiche di misurazione in vivo del mat ruminale. Si sta diffondendo infine l’impiego di fonti fibrose non foraggere (ad esempio le buccette di soia) in sostituzione ad una parte dei foraggi della razione: il loro interessante contenuto in peNDF le rende ad esempio un’ottima alternativa al silomais nelle zone dove l’utilizzo di insilati trova limitazioni sia di tipo colturale che legate a specifici disciplinari di produzione.

DEGRADABILITÀ RUMINALE
Oltre all’NDF, significative evoluzioni si sono verificate anche a carico delle conoscenze sull’amido e sulla proteina della razione: la gran parte degli studi si sono in particolare focalizzati sulla loro degradabilità in relazione alla fonte ed agli eventuali processi di trasformazione subiti (macinazione, fioccatura, estrusione, ecc.).

Nel caso dell’amido, la valutazione della sua fermentescibilità nella razione consente di stabilirne il potere acidogeno e quindi il rischio di comparsa di acidosi ruminale, mentre nel caso della proteina, l’interesse è mirato prevalentemente a massimizzare l’efficienza di utilizzazione dell’azoto e quindi di sintesi della proteina microbica.

Al momento, dunque, anche le degradabilità ruminali di amido e proteina sono entrate stabilmente come criterio di razionamento sia come parametri indipendenti, sia, soprattutto, in associazione tra di loro: accoppiando infatti fonti di amido e proteina simili da un punto di vista della degradazione ruminale (concetto di “sincronismo ruminale”) è possibile fornire in ogni momento ai microrganismi le quantità necessarie di energia e proteina per il propriometabolismo, per le fermentazioni e per la sintesi di proteina microbica, che, come ormai confermato, è per la bovina un’importante fonte di aminoacidi a livello intestinale.

BOVINA IN TRANSIZIONE A CHE PUNTO SIAMO

Le evoluzioni più interessanti nella ricerca sull’alimentazione della bovina hanno riguardato il periodo di transizione, vale a dire la fase più problematica e delicata da un punto di vista alimentare e metabolico ma allo stesso tempo più interessante per le innumerevoli sfide che la sua gestione comporta. Infatti durante il periodo di transizione, da 3 settimane prima a 3 settimane dopo il parto, la bovina viene ormai considerata un animale metabolicalmente diverso dal resto della mandria e per tale motivo richiede non solo un’attenzione particolare da parte dell’allevatore ma anche un continuo lavoro da parte della ricerca, per conoscere più a fondo il metabolismo e per gestire l’alimentazione in modo da prevenire le patologie metaboliche ed i loro effetti deleteri sulla ripresa della fertilità postpartum.

I maggiori cambiamenti subiti dall’alimentazione della vacca da latte degli ultimi anni sono visibili principalmente nella fase prepartale, in relazione sia alle tempistiche delle varie fasi che nella formulazione delle razioni. In relazione alla durata, la fase di “steaming up”, caratterizzata dall’incremento della concentrazione energetica e proteica della razione, è in molte aziende già passata da 2 a 3 settimane, assicurando così i benefici anche agli animali che partoriscono in anticipo.

Grande diffusione sta avendo recentemente anche la strategia dell’asciutta breve, ovvero prossima ai 40 giorni, sempre più spesso associata ad un’alimentazione a gruppo unico: questi sistemi gestionali, tuttavia, per l’elevato livello manageriale richiesto, vengono al momento raccomandati solo nelle aziende che dimostrino di avere una gestione ottimale della transizione e della riproduzione. Anche per quanto riguarda il razionamento nel preparto, sono state introdotte trasformazioni importanti, specialmente nella strategia innovativa del gruppo unico, in cui le razioni da adottare, a maggior contenuto di energia e proteina, vengono formulate usando come base foraggera il silomais in alternativa al fieno: oltre al valore nutrizionale più elevato, l’uso di silomais al posto dei fieni, specialmente quello di medica, ha il non trascurabile vantaggio di ridurre il rischio di ipocalcemia per il suo basso contenuto di cationi.

L’importanza di fornire un adeguato apporto di energia dopo il parto per sostenere la lattazione anche in presenza di ingestioni non elevate ha di recente stimolato alcune ricerche mirate a valutare l’effetto non tanto della densità energetica della dieta quanto della fonte di energia impiegata.

Dai risultati di questi studi è emerso che i livelli energetici consigliati nelle prime settimane dopo il parto (1,451,70 MCal/kg s.s., NRC 2001) devono essere raggiunti limitando l’utilizzo del grasso e preferibilmente includendo nella razione i cosiddetti alimenti glucogenici, ovvero carboidrati non strutturali, più o meno fermentescibili, in grado di stimolare la sintesi di glucosio attraverso la produzione ruminale di propionato o la digestione intestinale degli amidi: in questo modo, con i dovuti accorgimenti per non incorrere in disturbi fermentativi come ad esempio l’acidosi, si limita la lipomobilizzazione, si migliora lo stato metabolico degli animali e, nel lungo periodo, si può potenziare anche la loro fertilità.

In relazione a quest’ultimo aspetto, gli effetti dell’alimentazione sulla ripresa della fertilità sono noti da tempo: le attuali tendenze del razionamento puntano a migliorare proprio la gestione alimentare del periparto per evitare i deleteri effetti del deficit di energia sulla ripresa dell’attività ovarica. Anche l’inclusione nella razione da lattazione di fonti di PUFA (acidi grassi polinsaturi), quali ad esempio soia, semi di lino e girasole, è ormai una pratica potenzialmente in grado di migliorare la fertilità: oltre a stimolare la sintesi degli ormoni sessuali, i PUFA, modulando la produzione delle prostaglandine, sarebbero anche in grado di prolungare la vita del corpo luteo, aumentando quindi la probabilità di mantenimento della gravidanza.

DOVE STA ANDANDO LA RICERCA

Nonostante i grandi progressi ottenuti dalla ricerca scientifica, e i conseguenti miglioramenti ottenuti in campo con l’adozione delle nuove strategie di alimentazione, vi sono ancora molti punti da approfondire per affinare ulteriormente la formulazione delle razioni nelle aziende da latte.

Il miglioramento dell’efficienza delle fermentazioni ruminali è senz’altro un argomento che continua ad essere studiato in modo approfondito per stimolare la sintesi di proteina microbica e contenere le perdite azotate ed i costi legati all’alimentazione; oltre alla valutazione dell’impatto ruminale dei vari alimenti, si stanno studiando anche diverse sostanze (olii vegetali, enzimi, pre e probiotici e altre) che possono, in vari casi, essere d’aiuto per migliorare l’attività fermentativa della micropopolazione del rumine.

Per motivi economici, la ricerca sta anche cercando di migliorare la qualità dei prodotti aziendali per limitare l’acquisto di alimenti esterni e, per la stessa ragione, si sta estendendo a vari alimenti alternativi e sottoprodotti, che, in realtà particolari, possono rappresentare una scelta valida emolto conveniente.

Nonostante le conoscenze siano enormemente aumentate nell’arco degli ultimi decenni, i processimetabolici che regolano la produzione di latte sono un’altra area in cui la ricerca sull’alimentazione sta ancora lavorandointensamente: in tal senso, anche le tecnologie sono diventate sempre più avanzate e potranno quindi in futuro fornire un sempre maggior numero di informazioni preziose per alimentare la bovina nel modo più adatto.

In particolare, le biotecnologie, la biologia molecolare, la proteomica e la genomica, seppur per certi versi ancora agli inizi, stanno assumendo sempremaggior importanza nell’ambito della nutrizione, specialmente in relazione allo studio dei processi metabolici innescati nei vari organi e tessuti in risposta all’alimentazione e alla comprensione dei meccanismi che regolano la comparsa delle principali dismetabolie.


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