Multe latte, la Ue prepara la stangata

Intanto Tremonti chiede una verifica a Ciolos – Ingiunzioni di Equitalia per 561 splafonatori
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Mentre il governo italiano tenta l’ennesima mossa per dipanare la intricata matassa delle multe latte, da Bruxelles si prepara una vera e propria stangata. Sta infatti per arrivare al pettine il nodo delle multe versate dall’Italia nelle casse di Bruxelles, ma non recuperate dagli allevatori.
La notizia rimbalza dalla Ue il 22 novembre, dopo che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha chiesto al commissario all’Agricoltura Ue, Dacian Ciolos, di rivedere la posizione italiana.
Sui tavoli dell’esecutivo comunitario ci sono due dossier a carico dell’Italia.
Il primo è relativo alla proroga del termine per il pagamento delle multe dal 30 giugno, fissato dalla legge 33/2009, al 31 dicembre 2010.
Il secondo dossier, più pesante, riguarda la situazione «storica».
La Ue infatti avrebbe preparato i conti dettagliati di quanto l’Italia deve incassare dai produttori.
Una mancata riscossione che si configura come aiuto di Stato e che potrebbe costare assai cara.
Per il latte prodotto oltre la quota imposta dall’Unione europea l’Italia si è ritrovata infatti con un buco finanziario di 4,4 miliardi di euro.
Ma di questi, finora, gli allevatori si sono fatti carico solo per 400 milioni.
Mentre lo Stato, con un accordo del 1994 in ambito Ecofin, ha anticipato a Bruxelles 1,87 miliardi e altri 2,1 dovrà recuperarli, altrimenti incapperà in una procedura d’infrazione Ue.
Intanto in Italia si sta stringendo il cerchio intorno ai 561 irriducibili. Agea, come annunciato, ha trasmesso le carte a Equitalia che partirà dunque con la riscossione coattiva degli importi dovuti, e cioè 96,4 milioni a carico di 561 produttori; gli unici, su un totale di circa 40mila allevatori in attività, che finora hanno sempre rifiutato di aderire ai piani di rateizzazione previsti dalla legge 33/2009 e dalla 119/2003.
Ma la Lega non si rassegna e anche se i margini di trattativa a questo punto, e con una procedura d’infrazione in vista, sembrano essere davvero al lumicino, ha chiesto al ministro dell’Economia di giocare l’ultima carta.
Tutto nasce da un confronto che si è avuto all’ultimo consiglio dei ministri.
Nei giorni scorsi il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, aveva dichiarato che «chi ha l’obbligo di pagare dovrà farlo».
Ma il suo collega per il Federalismo e leader della Lega Nord, Umberto Bossi, aveva confermato ancora una volta la volontà di salvare queste poche centinaia di produttori.
Riaffermando la linea basata su una delle due indagini dei carabinieri del Nac (Nucleo antifrodi), commissionate dall’ex ministro leghista, Luca Zaia, dalla quale sarebbe emerso che in passato sono stati commessi errori sulla quantità di latte prodotto.
E che quindi, in sostanza, non sarebbe vero che gli splafonatori hanno prodotto più latte di quanto dovevano.
L’altra indagine, invece, propendeva per una linea completamente opposta. Bossi, con una delle sue usuali dichiarazioni forti, era arrivato a dire che «sta emergendo la verità sugli agricoltori che sono stati truffati da quattro delinquenti.
Il latte non c’era, così come non c’erano le mucche. E lo Stato paga delle multe per un latte inesistente».
Galan, dal canto suo, aveva ribadito che «il quadro è definitivo», e che «errori non ce ne sono stati».
Tant’è vero che «tutti i ricorsi al Tar sono stati respinti». L’epilogo al Consiglio dei ministri del 18 novembre.
In presenza di Bossi, padre e figlio, e del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, Tremonti ha chiesto a Galan una pausa di una settimana «per andare in Europa a vedere se la Ue è in un momento di particolare clemenza ». «Di fronte a una richiesta così accorata – ha risposto Galan – soprattutto se me lo chiede Tremonti, una settimana non cambia niente». Aggiungendo che comunque si tratta di «un tentativo disperato».
La questione riguarderebbe in particolare 129 allevatori. Perché dei 563 destinatari dei decreti ingiuntivi (poi scesi a 561 per una rettifica), 152 hanno pagato o hanno avuto una sospensione dal Tar; 282 non producono più latte e comunque stanno ricevendo i decreti ingiuntivi; 129, appunto, sono debitori di circa 41 milioni. Intanto l’Agea e il commissario straordinario per le quote latte, Paolo Gulinelli, hanno comunicato che gli allevatori «irriducibili» l’anno scorso, nella campagna 2009-10, hanno prodotto oltre 99 milioni di chili di latte, a fronte di quote avute in assegnazione per 27,6 milioni.
Una produzione dunque di oltre tre volte superiore a quanto consentito per legge che ora imporrà il pagamento di oltre 96 milioni.
A livello regionale, la maggior parte di questi «splafonatori » (118) produce latte in Veneto. Nell’ordine, seguono 107 produttori della Lombardia, 89 in Puglia, 84 in Emilia Romagna, 63 in Piemonte, 26 in Sicilia, 23 nel Lazio. E poi 20 in Campania, 13 in Friuli Venezia Giulia, nove in Basilicata, due in Toscana, due nelle Marche e un allevatore, rispettivamente, in Abruzzo, Liguria, Molise, Sardegna e Valle d’Aosta. Intanto, nel quadro dell’iter parlamentare della finanziaria, la Lega e il Pdl hanno bocciato l’emendamento del Pd che chiedeva lo stanziamento dei 45 milioni – previsti dalla legge 33/2009 – per gli allevatori che hanno rispettato la legge sulle quote latte

 

 


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