Moria del melo, un male oscuro

Sconosciute le cause, ma il clima avrebbe un ruolo importante
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La moria delle piante di melo ha assunto negli ultimi mesi del 2010 un’accelerazione preoccupante.
Fino alla primavera dello scorso anno le piante colpite da questa strana forma di moria erano prevalentemente dell’età di 3-4 anni e il fenomeno si limitava alla primavera. Nel 2010 si è assistito a un attacco anche a piante dell’età di 10-12 anni e l’essiccamento delle piante è proseguito fino a quasi al momento del raccolto.
In taluni appezzamenti della Valsugana, ci dice il presidente del Consorzio ortofrutticolo Cobav Remo Paterno, si è arrivati ad una percentuale di piante colpite nella misura dell’80%. Una percentuale del 30-40% è piuttosto diffusa in diverse zone del Trentino, nel 2010 il fenomeno si è molto aggravato ed è apparso a macchia di leopardo, in particolare in Valle di Non e Valli Giudicarie oltre all’Alta e Bassa Valsugana, afferma Gastone Dallago responsabile dell’Unità frutticoltura del Centro Trasferimento tecnologico (Ctt) della Fondazione Mach di San Michele all’Adige, così pure il notevole innalzamento dell’età delle piante colpite fino a 10-12 anni particolarmente in Valsugana.
La casistica varia in funzione dell’età delle piante, della varietà, della zona (esposizione) e del terreno. La varietà più esposta è la Renetta Canada, seguita da Gala, Golden Delicious, Red Delicious e, in misura minore, Fuji.
La gravità della situazione è stata immediatamente valutata all’interno del Tavolo Verde e l’assessore all’Agricoltura e Turismo Tiziano Mellarini ha assicurato un contributo del 50% al finanziamento dei reimpianti dei frutteti estirpati.
Il punto sulla situazione nell’Italia settentrionale è stato fatto all’incontro organizzato dal Ctt di San Michele con i tecnici delle varie regioni del nord Italia. È emerso che il problema seppur con percentuali diverse, è presente un po’ dovunque.
I terreni – Il fenomeno si manifesta maggiormente nei terreni leggeri o dove la bonifica per l’impianto ha stravolto gli strati del terreno, riportando in superficie strati poco fertili. Le piante colpite possono morire. Se sopravvivono hanno una crescita rallentata e negli anni successivi sono soggette ad ulteriori attacchi del legno e difficilmente riescono a riprendersi.
Le cause – Non adeguata preparazione del terreno, in particolare negli appezzamenti interessati da consistenti movimenti di terra (bonifiche, livellamenti); terreni leggeri; esposizione dell’appezzamento a sud e /o est; giovani piante che hanno prodotto eccessivamente nella stagione precedente; piante in sofferenza da più anni e quindi più deboli.
Peraltro, secondo i tecnici del Ctt, il fenomeno del “deperimento/ moria delle piante” è decisamente molto complesso e determinato da fattori non ancora ben individuati.
Molto probabilmente, ma non è certo, concorrono fattor climatici, agronomici, parassitari le cui interazioni non sono ancora chiari.
Per questo motivo alla Fondazione Mach, e non solo, sono impegnati non solo i tecnici addetti alla consulenza ma anche i ricercatori. Dai dati rilevati sembra che la prima causa siano le condizioni climatiche: i ritorni di freddo primaverile, e il freddo anticipato dell’autunno che, assieme ad autunni con abbondanti piogge determinano un ritardo nell’andata a riposo delle piante con un ritardo nella maturazione delle gemme, cosa evidenziata anche dal notevole ritardo nella caduta delle foglie.
Consigli pratici – L’esecuzione di trattamenti autunnali sugli impianti giovani e negli impianti sintomatici per la protezione da attacchi fungini e batterici con prodotti rameici è vivamente consigliata, afferma Dallago. Però vanno usati solo prodotti commerciali che in etichetta prevedono l’impiego contro i cancri rameici e che riportino espressamente i giorni di carenza.
Come gestire gli impianti colpiti – Innanzitutto procedere all’estirpo di tutte le piante morte e di quelle con gravi sintomi di deperimento, quindi, lavorare il terreno già in autunno nei punti dove ci sono le fallanze al fine di arieggiare il terreno e lasciarlo esposto al benefico effetto del freddo invernale.
Attenzione ad asportare tutti i resti degli apparati radicali delle piante estirpate. A primavera risistemare e livellare il terreno e procedere alla messa a dimora delle nuove piante alle quali vanno assicurate tutte le cure colturali necessarie per un rapido accrescimento. In caso di ristagno idrico al fine di favorire un buon arieggiamento del terreno valutare l’opportunità di utilizzare ripper o arieggiatori per rompere eventuali strati di terreno compatto.
Gestione del terreno e dei nuovi impianti – Un equilibrato accrescimento vegetativo fin dal primo anno delle giovani piante porta le stesse a essere meno soggette a stress e quindi ad attacchi da funghi, batteri ed insetti patogeni. Per ottenere un’ottima vegetazione delle piante oltre ad una serie di attenzioni nella preparazione del terreno diventa importante l’apporto di sostanza organica( letame maturo o compost) per migliorare la fertilità del suolo.
Un consiglio dei tecnici del Ctt è anche quello di far riposare per un anno il terreno prima di mettere a dimora nuove piante. In questo anno un ruolo importante per arricchire il terreno di sostanza organica viene attribuito al sovescio, da realizzarsi con la semina e quindi l’interramento della massa ottenuta con un miscuglio di leguminose, graminacee e crucifere.
Concimazione e diserbo – Non è stata rilevata una correlazione tra la moria delle piante e la concimazione chimica autunnale. È peraltro consigliato l’apporto di letame anche negli anni successivi all’impianto purchè sia maturo evitando di addossarlo ai fusti delle piante. Per altri concimi organici o pollina si raccomanda di evitare che arrivino a contatto con il fusto delle giovani piante.
L’utilizzo dei diserbanti nei giovani frutteti può essere eseguito anche in autunno eliminando i polloni radicali ed evitando di bagnare il fusto delle piante.


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