Monti: c’è un’emergenza alimentare

L’Italia ha aumentato i finanziamenti del 10%: «Il mondo così è ingiusto e, dunque, pericoloso»
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È necessario spostare l’attenzione dalla crisi finanziaria a un’emergenza più ampia e profonda: quella energetica e della sicurezza alimentare.
Secondo il presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenuto alla riunione del Consiglio governativo del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) «stiamo mettendo una pressione insostenibile sulle risorse naturali mentre continua a esistere il problema della fame: un mondo così è ingiusto e di conseguenza anche instabile». E che la crisi della sicurezza alimentare richieda sforzi maggiori di quelli compiuti per l’emergenza finanziaria, secondo Monti è testimoniato dal fatto che la difficilissima situazione nel Corno d’Africa, così come la «Primavera araba », siano state generate «dall’improvviso aumento dei prezzi alimentari».
La sicurezza alimentare va rimessa dunque al «top dell’agenda politica sia per le implicazioni umanitarie che per quelle di sicurezza e stabilità. In questa direzione Monti ha garantito il pieno sostegno dell’Italia auspicando «un approccio ad ampio respiro», fatto di «politiche trasversali tra paesi e istituzioni: bisogna lavorare in modo nuovo, diverso, con la collaborazione tra governi, istituzioni internazionali e privati». Per riuscirci, secondo il premier «abbiamo bisogno di istituzioni forti» e l’Italia «ha fatto la sua parte, con un aumento del 10% nella costituzione delle risorse dell’Ifad malgrado i nostri gravissimi vincoli di bilancio sul fronte interno: questo è il segno della volontà di continuare a sostenere fortemente il mandato dell’Ifad».
Insomma, Monti ha sottolineato l’importanza dell’agricoltura: «Per l’Italia che ha una coscienza sviluppata sulla sicurezza alimentare è un orgoglio ospitare i programmi alimentari delle Nazioni Unite». Allo stesso modo il presidente del Consiglio si è detto «fiero di far parte dell’Unione europea nella quale l’ispirazione e la ricetta per la governance globale nacque grazie all’intuizione di Jean Monnet che più di 60 anni fa fece la scelta giusta quando per la prima volta sviluppò il concetto che nella costruzione istituzionale, per governare i fenomeni di integrazione, oggi diremmo per governare la globalizzazione, si deve procedere su due percorsi paralleli ». Il primo è lo smantellamento degli ostacoli all’integrazione dei mercati, «che la Ue ha fatto prima di molti altri e che ancora oggi continua a fare», il secondo «è lo sviluppo di un coordinamento e a volte una vera convergenza delle politiche pubblice tra i vari paesi».
Monti, infine, ha ribadito che l’esclusione delle donne dal mondo del lavoro si riflette in «perdita di benessere per le famiglie ma anche per le economie. Occorre darle un ruolo maggiore, dunque, in tutti paesi, Italia compresa».
L’intervento del premier è stato accolto con una standing ovation dai partecipanti ai lavori dell’Ifad e con soddisfazione degli agricoltori italiani. Per la Cia-Confederazione italiana agricoltori, infatti, serve più agricoltura per sfamare il mondo. «Fa bene il premier Monti – ha rilevato – asottolineare l’importanza fondamentale del settore primario. Per combattere la povertà ed evitare nuove crisi alimentari globali è indispensabile muoversi in due direzioni precise: adottare regole comuni per stabilizzare i prezzi del cibo e sviluppare politiche che permettano di aumentare la produttività agricola nei paesi del Sud del mondo».
Secondo il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ««le dichiarazioni del premier rendono ragione alle logiche di incrementi produttivi e interventi sulla volatilità dei prezzi che sosteniamo da anni. Riconoscere che la crisi alimentare ed energetica è più vasta e profonda di quella finanziaria ed economica è riconoscere la necessità di misure su scala europea e nazionale che favoriscano il rilancio dell’agricoltura».
Per il presidente di Copagri, Franco Verrascina l’auspicio, ora, è che dalle parole di Monti si passi ai conseguenti interventi per l’agricoltura italiana. «C’è ad esempio da intervenire sull’Imu – ha detto – così che emergano i beni strumentali e non finalizzati alla pura rendita delle aziende agricole, ci sono da recuperare margini per la sostenibilità dei costi, a partire dai carburanti da trazione e per il riscaldamento, c’è da sostenere con forza la trasparenza e l’equità nelle relazioni commerciali all’interno dei rapporti di filiera, c’è, non da ultimo, da sostenere l’azione del ministro Catania per modificare una proposta di riforma della Pac che fin qui è orientata più sulla rendita che sulla produttività, sulle esigenze e sulle potenzialità dell’agricoltura italiana».


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