MIPAAF: Cambio in corsa al Ministero

Francesco Saverio Romano, 47 anni, siciliano, approda in via XX Settembre
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Uno è andato via con il cuore «in guazzabuglio », l’altro è arrivato con la sensazione di «dover salire su una Ferrari in corsa». Sono le sensazioni, rispettivamente, dell’ex-ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, passato ai Beni culturali, e del neoministro Francesco Saverio Romano insediatosi, lo scorso 23 marzo al dicastero di via XX Settembre, con cerimonia piuttosto frettolosa.
Il cambio era nell’aria, in quella politica, s’intende. Il premier Berlusconi da giorni ipotizzava un rimpasto per rafforzare la maggioranza.
Ed è arrivato Romano sul quale il Quirinale ha manifestato in un primo momento alcune perplessità.
Nel giorno del suo insediamento il ministro uscente ha fatto sapere di aver evidenziato al suo successore le problematiche del settore agricolo e «le opportunità che sono state colte in questi 11 mesi di attività»: stabilizzazione degli oneri fiscali, accordo sul tabacco, legge sull’etichettatura (sulla quale si è in attesa del parere di Bruxelles, ndr) e vicenda Federconsorzi che «con un po’ di fortuna – ha precisato Galan – si potrebbe chiudere a breve».
Galan ha poi raccomandato a Romano di «non saltare mai un appuntamento a Bruxelles » e ha detto di rimpiangere il fatto di non poter vedere chiuso il cerchio sulla questione della Pac post 2013.
Il neoministro Romano non si è sbilanciato in considerazioni sul settore («Non mi sentirete mai dire nulla quando non conosco bene l’argomento»), salvo un vago impegno di promuovere l’agricoltura «anche all’estero ». «L’unità d’Italia si è fatta con l’agricoltura – ha aggiunto – e io spero di essere all’altezza di questo compito importante. Sono un Ministro del Sud per tutta l’Italia. Da siciliano so bene quanto è importante accorciare le distanze fra Nord e Sud. E non è vero che spingendo per infrastrutturare e aiutare la crescita del Sud non si facciano gli interessi del Nord: se il Mezzogiorno cresce, cresce anche il Nord».
Ma la vera prima uscita è stata sul caso Parmalat. «È necessario fare il possibile e l’impossibile per mantenere Parmalat in mani italiane. La produzione del latte nel nostro Paese è pari a 11 milioni di tonnellate, con circa 60mila allevamenti. Difendere i produttori significa difendere la qualità, difendere la produzione significa difendere il lavoro diretto e l’indotto. Riteniamo che meriti grande attenzione la proposta avanzata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, relativa alla necessità di norme anti-Opa, utili a proteggere, da scalate straniere, i settori strategici della nostra produzione, come quello, appunto, lattiero-caseario ».
Intanto i rumors parlano di un’operazione che rimpolperà il numero dei sottosegretari al Ministero. C’è da riempire la poltrona lasciata vuota da Antonio Buonfiglio che ha abbandonato la carica per confluire in Futuro e Libertà di Gianfranco Fini.
Tra i papabili per la ‘promozione’ ci sarebbero Francesco Pionati, Catia Polidori, Elio Belcastro, Massimo Calearo e Bruno Cesario.


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