MICROEOLICO IN AZIENDA AGRICOLA

Scelta possibile ed economica
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Il microeolico, ovvero la possibilità di utilizzare il vento per produrre energia elettrica con impianti “domestici”, può essere una straordinaria opportunità non solo per utilizzare fonti rinnovabili ma anche per integrare il reddito aziendale. Ne è convinto Mauro Andriollo, docente del Dipartimento di Ingegneria elettrica dell’Università di Padova e responsabile del Laboratorio di macchine elettriche dell’ateneo patavino, struttura che già da alcuni anni svolge ricerche nel settore delle fonti rinnovabili e del microeolico, nell’ambito di progetti di ricerca a livello nazionale e di contratti di ricerca con aziende private.

L’Unione europea ha indicato come obiettivo per il 2010 la produzione del 22% di energia elettrica da fonti rinnovabili. Per lo stesso anno l’obiettivo che si è dato l’Italia è di coprire il 25% del fabbisogno nazionale con energie rinnovabili. In questo scenario, la Legge n. 244/’07 ha esteso l’applicazione dello scambio sul posto dell’energia agli impianti alimentati da fonti rinnovabili fino alla potenza di 200 kW, purché entrati in funzione dopo il 31 dicembre 2007.

Per tali impianti, inoltre, la stessa legge prevede una tariffa onnicomprensiva che remunera l’energia elettrica netta immessa in rete con 30 €cent/kWh per i primi 15 anni di funzionamento dell’impianto, in alternativa ai certificati verdi. È stato infine semplificato l’iter autorizzativo dell’installazione: fino a 60kW basta una Dia (denuncia inizio attività) al Comune.
 

Il confronto con i grandi impianti

L’energia eolica, che attualmente copre in Italia circa un decimo di quella ottenuta da fonti rinnovabili, viene peraltro prodotta principalmente da impianti di alta potenza compresa tra 600 kWe 2MW. Per questi impianti i costi di investimento per unità di potenza (€/kW) sono più bassi e la redditività degli impianti più alta rispetto ad altre fonti di energia rinnovabile, la tecnologia è consolidata ed è più facile soddisfare gli obiettivi di produzione. D’altro canto, la loro localizzazione è problematica dal punto di vista della ventosità (soddisfacente solo in limitate aree geografiche), dell’impatto visivo ed acustico e della distanza di connessione alla rete di trasmissione. Inoltre, l’iter per ottenere l’autorizzazione all’installazione dell’impianto può richiedere anche alcuni anni.

«Il microeolico – spiega Andriollo – si riferisce invece a impianti destinati ai piccoli investitori e alle utenze domestiche di potenza variabile da alcune centinaia di watt fino a circa 50 kW, che possono anche essere integrati con altri impianti alimentati da fonti rinnovabili come il fotovoltaico. Sono molto versatili, presentano un basso impatto visivo ed acustico e non hanno problemi di connessione alla rete. Essi possono anche fruttuosamente essere utilizzati in aree rurali, commerciali e industriali, in ambito urbano e per l’alimentazione di apparecchiature isolate (illuminazione, segnaletica, telefonia). In questo caso specifico, sono generalmente accoppiati a sistemi di accumulo (ad esempio batterie) per immagazzinare l’energia prodotta in esubero e renderla disponibile nei momenti in cui il vento è assente o ha una velocità troppo bassa».

Il costo varia dai 1.500 ai 5.000 euro per ogni kW installato, riducendosi al crescere della taglia: un impianto da 20 kW costa attorno ai 50mila euro, mentre un impianto urbano da 23 kWcosta attorno ai 16mila euro.
 

Tempi di ammortamento

«I tempi di ammortamento dell’investimento variano molto a seconda del sito di installazione, degli incentivi, del prezzo dell’energia e della potenza dell’impianto. Per valutare l’investimento – sottolinea Andriollo – è fondamentale conoscere l’effettiva distribuzione statistica della velocità del vento nel sito prescelto, a partire dalla consultazione dell’atlante eolico, utilizzando, se disponibili, i dati di stazioni meteorologiche, concludendo con una campagna di misure anemometriche che, per essere significativa, richiede almeno un anno».

I vari tipi di turbine e di generatori elettrici per impianti microeolici differiscono per efficienza e costo:
le turbine tipo Savonius sono autoavvianti, hanno un basso impatto sonoro, ma hanno una bassa efficienza di conversione della potenza che arriva al massimo al 20%.

Le Darrieus invece sono più rumorose e non sono autoavvianti, ma raggiungono un’efficienza del 40%, mentre le turbine ad asse orizzontale hanno l’efficienza più elevata, ma richiedono l’installazione su torre e non si prestano all’utilizzo in condizioni di forte turbolenza. La ricerca porterà sicuramente a miglioramenti sviluppando configurazioni innovative dei generatori elettrici, simulazioni preventive del funzionamento dell’impianto e strategie di controllo più avanzate.

Tra le aziende con le quali il Laboratorio di macchine elettriche dell’Università di Padova ha sviluppato un’attività di ricerca in questo settore, c’è l’italiana Tozzi Nord Wind Turbines, con la quale il Laboratorio ha progettato e sviluppato un generatore elettrico a magnete permanente in collaborazione con la Magnetic Spa di Montebello Vicentino.
 

La formazione

«È una costruzione innovativa – anticipa Andriollo – molto compatta e leggera, che non richiede raffreddamento forzato e di realizzazione facilmente automatizzabile.

Il coinvolgimento del Dipartimento di Ingegneria elettrica di Padova si estende nel contempo anche al settore della formazione,
avendo promosso l’istituzione di un nuovo corso di laurea triennale in Ingegneria dell’energia, allo scopo di creare figure professionali con competenze adeguate per affrontare e risolvere i crescenti problemi del settore energetico. A testimonianza dell’interesse di tale iniziativa, nel primo anno di attività gli studenti iscritti sono stati circa trecento».


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