Maltempo, servono misure urgenti

Gli agricoltori chiedono l’intervento del fondo di solidarietà Ue e un tavolo anti-crisi
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L’agricoltura è stata messa in ginocchio da quindici giorni di maltempo. I danni sono ingentissimi (da un minimo di 300 a un massimo di 500 milioni) con migliaia di animali da allevamento morti tra mucche, cavalli, pecore, conigli e polli (6mila solo nelle Marche). La Coldiretti stila un primo bilancio delle conseguenze mettendo in conto centinaia di edifici rurali e di stalle crollate, la distruzione di quasi duecentomila tonnellate di verdure e il calo della produzione di latte: almeno 25 milioni di litri in meno.
La classifica delle regioni che pagano di più il gelo e la neve, secondo Coldiretti, vede il Lazio in testa, con un danno da 35 milioni. A seguire, i 32 milioni dell’Abruzzo e i 30 delle Marche e della Sardegna. Ma è comunque un bilancio parziale perché le conseguenze sugli olivi, sulle vigne e sulle piante da frutto, potranno essere verificate solo nei prossimi giorni. A rischio, in ogni caso, sono le produzioni future perché occorrono anni prima che si possa sostituire la pianta e che quella nuova inizi a produrre. Un quadro allarmante di fronte al quale il presidente della Coldiretti chiede di «verificare se esistano le condizioni per un intervento straordinario del fondo di solidarietà della Ue».
Dal canto suo la Cia sollecita l’immediata apertura di un tavolo di crisi tra governo e filiera agroalimentare «per affrontare i gravi danni subìti dalle aziende a causa del maltempo delle scorse settimane e per dichiarare lo stato di calamità ». «In attesa del confronto – sottolinea il presidente, Giuseppe Politi – i ministeri competenti possono, intanto, emanare un decreto per prorogare i pagamenti fiscali e previdenziali e dei mutui per tutte le imprese che operano nelle aree colpite dalle avversità atmosferiche ».
Per la Cia la situazione nei campi è sempre più grave. «Ai danni del maltempo – aggiunge Politi – si vanno a sommare a quelli registrati per il blocco di una settimana degli autotrasportatori che, in pratica, non ha consentito di portare le produzioni agricole dalle aziende ai mercati. Tonnellate di prodotti deperibili (frutta e verdure in testa) sono finite al macero e gli agricoltori sono stati così privati di una fonte di reddito ». Il tutto, inoltre, s’inserisce in una situazione generale molto critica per l’agricoltura «che sta già facendo i conti con una crescita record dei costi produttivi (in particolare del gasolio, il cui prezzo ha raggiunto livelli insostenibili) e contributivi, che con le misure del governo Monti (come l’Imu sui fabbricati rurali e aumento degli estimi catastali per i terreni agricoli) diventeranno ancora più onerosi per i produttori».
Per Confagricoltura il conto dei danni del maltempo è salatissimo e sfiora 500 milioni di euro. Neve e gelo non hanno dato tregua agli agricoltori costretti a fare i conti con il rincaro dell’energia e gran parte dei raccolti distrutti. Insomma, secondo l’organizzazione degli imprenditori «se ci sono particolari rincari al consumo degli ortofrutticoli questi non dipendono dai produttori agricoli, che invece confermano, evitando eccessivi aumenti dei prezzi all’origine, il ruolo antinflattivo del settore a vantaggio dei consumatori. Questo anche se il reddito degli agricoltori è pregiudicato sia dalle minori entrate (influenzate dal calo di produzione dovuto al gelo) sia dai maggiori costi (collegati ai rincari energetici)».
Copagri, infine, chiede un intervento del governo, anche per scoraggiare le speculazioni sui prezzi. «Serve una maggiore presa di coscienza della situazione da parte delle autorità competenti – rileva l’organizzazione agricola – più assistenza nelle aree rurali, vigilanza sugli aumenti di prezzo dei prodotti agricoli e un intervento di fondo del governo per tutelare un settore così strategico».
 


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