Mais per biogas, prezzi a confronto

La scelta tra contratti di coltivazione, accordi tra privati o la “tradizionale” granella
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Mais da granella o da trinciato per biogas? Mercato libero o regolamentato da contratti che mettano al riparo dalle fluttuazioni dei prezzi? Hanno optato per questa seconda possibilità i 25 agricoltori che hanno già scelto, per il mais da trinciato, il contratto annuale a prezzo fisso a 30,60 €/t proposto dalla cooperativa Capa di Ferrara.
«Ad oggi abbiamo contrattualizzato circa 730 ettari di mais – afferma il direttore Alessandro Zucchi – e prevediamo di arrivare a 900 ettari da destinare alla centrale a biomasse Bioenergy Parks di Bondeno di cui siamo soci. Come Capa proponiamo anche l’opzione a prezzo variabile legata al listino di Bologna (mesi settembre-ottobre) che prevede che al valore della media trimestrale siano detratti i costi delle operazioni e servizi (40 €/t) equivalenti ai costi medi per produrre la granella (trebbiatura, trasporto, servizi di essiccazione e stoccaggio), e diviso poi per un fattore di conversione 5,5. Tutti, per ora, hanno scelto il prezzo fisso, che corrisponde a un valore della granella intorno ai 207 €/t. Tenuto conto che per la granella abbiamo già siglato qualche contratto a 210 €/t, è evidente che non c’è un vero divario tra i prezzi di granella e biomasse, proprio perché il nostro obiettivo è far sì che i vantaggi del trinciato siano soprattutto di gestione, come ad esempio il fatto di liberare presto il terreno o di impiegare il digestato prodotto a valle del processo energetico. Sempre per l’impiego energetico abbiamo già seminato in autunno 440 ha di triticale, e i contratti prevedono, come l’anno scorso, 19 €/t. Per quanto riguarda il sorgo non prevediamo contratti perché non ci sono ancora varietà con performance produttive soddisfacenti per energia».
 

 

I COSTI DI TRASPORTO
Ma sono tanti gli agricoltori che si muovono in autonomia, siglando accordi privati con confinanti per restare in un raggio di 30-50km al massimo al fine di abbattere le spese di trasporto, e che riescono a scontare anche prezzi ben più elevati.
È il caso di tanti allevatori del cremonese, zona ad altissima densità di impianti a biogas e dove si prevede che quest’anno «i prezzi del mais ceroso andranno dai 48 ai 55 €/t. Le spese di trasporto fanno davvero la differenza per il mais ceroso, visto che la granella possiamo importarla dall’Ungheria, il trinciato no» – sottolinea Gianfranco Malachini, allevatore cremonese che nel suo impianto da 1 MW impiega scarti di essicatoio, pollina, buccette di pomodoro ma anche colture dedicate come mais e triticale di produzione propria.
Una corsa al rialzo dei prezzi che non sembra del tutto giustificata da una reale mancanza di materia prima per i digestori, ma piuttosto da «un caso di isteria collettiva» perché «se l’impianto è ben strutturato e progettato non rischia di rimanere a secco» – sottolinea Livio Rossi, che gestisce un impianto a biogas da 1MWnel piacentino.
Dello stesso parere anche EzioVeggia, allevatore dell’alessandrino ed esponente della giunta di Confagricoltura, che ribadisce: «Se l’impianto è ben equilibrato ed è inserito nel contesto agricolozootecnico, e usa sottoprodotti, non sposta gli equilibri e quindi i prezzi. Quando il mais raggiunge certi livelli non sta più in piedi neanche il biogas. Difficile credere che poche centinaia di migliaia di ettari di mais raccolto verde possano influire sul prezzo mondiale di una delle commodity più coltivate al mondo. L’effetto, se mai, è a livello locale, più evidente certo nelle aree dove si concentrano gli impianti a biogas».
 

 

UNA FILIERA CHIUSA
Infine c’è chi fa la scelta di unire le proprie forze fin dall’inizio costituendo una cooperativa di produttori come l’Azienda agroenergetica Cat di Correggio, nel reggiano, che riunisce 26 aziende agricole e 4 cantine sociali per un totale di 80 soci e impiega nel digestore scarti di produzione (liquami, pollina, foglie e colletti, raspi di uva e vinacce) e colture dedicate su terreni marginali. «La nostra è una filiera chiusa – sottolinea Massimo Zaghi, ad di Cat – e dedichiamo 300 ha dei 1.200 totali alle colture dedicate per energia. Quest’anno pagheremo ai soci 30 €/t il mais, 24 €/t il triticale e 19 €/t il sorgo, poi a fine campagna dividiamo gli utili tra i coltivatori soci».


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