Mais, i conti non tornano proprio

Rese modeste, quotazioni irrisorie: gli agricoltori si disaffezionano alla coltura
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«Diversi maiscoltori stanno pensando di abbandonare la coltura. Non esiste più convenienza economica e si ha già un’alternativa: la non coltivazione». Analisi disarmante quella di Marco Aurelio Pasti, maiscoltore fra i più attenti, che con pochi numeri inquadra l’attuale momento del più importante cereale primaverile italiano. «Purtroppo è facile fare i conti: la resa media italiana è di 9,510 t/ha. Considerando i costi attuali, indicativamente per una coltura intensiva 1.500 euro a ettaro, per pareggiare le spese servirebbe un prezzo del mais di circa 150 euro/t. E invece le quotazioni che si registrano nelle Borse merci, ruotano attorno ai 110 euro/t, il che vuol dire per l’agricoltore meno di 100 euro a t. Prezzi improponibili per fare qualsiasi bilancio ». Pasti quasi non vuole affrontare il discorso delle rese, che comunque attenuano solo l’amarezza di una campagna che definisce «disastrosa». «C’è chi ha fatto oltre 130 q/ha di secco, ma il ragionamento non cambia. E che molti purtroppo si stiano disaffezionando lo si capisce dagli ettari seminati: avevamo 1,2 milioni di ettari due anni fa, quest’anno siamo scesi a 900mila e, temo ci sia lo spazio per un 2010 da soli 800mila. Del resto non si può impedire a chi quest’anno ci sta rimettendo 300 euro/ha di lasciare la coltura. Il ragionamento è semplice: piuttosto che pagare solo i fornitori, si incassano i soldi della Pac e si sta alla finestra senza coltivare».

Imprenditorialmente devastante, economicamente ineccepibile.

Per fortuna, non tutti sono così negativi. Spostandoci in un’altra area a fortissima concentrazione di mais, il Cremonese, la situazione è un po’ meno pesante, ma non certo rosea.

«In effetti sottolinea Lazzaro Dizioli, un centinaio di ettari fra mais e orticole l’annata non è stata positiva. Chi ha fatto trinciato è sotto mediamente del 30% e io che coltivo mais da seme e da granella registro un calo medio del 20%. Per le produzioni da seme se chiudo a 170 q/ha, contro uno storico di 210 q/ha (il valore è ottenuto con un coefficiente di moltiplicazione, ndr), posso già ritenermi soddisfatto ». «Per quest’anno chiosa Dizioli non faccio il bilancio del mais», ma vale la pena riportare un dato sulle irrigazioni. «Abbiamo iniziato a irrigare il mais alla 4° foglia e abbiamo chiuso con 910 interventi. Troppo».

E su questo punto rilancia: «Bisogna ripensare allo scorrimento, visto che i risultati confermano che il pivot garantisce migliori performance e minori sprechi. È una questione di mentalità da cambiare che va affrontata».

SORGO NON MALE
E’ chiaro, con i suoi 40mila, non può essere la coltura chiave. Ma il sorgo fra le primaverile sembra essere la coltura che se l’è cavata meglio. «Ormai evidenzia Loredano Poli, che controlla il prodotto di diverse decine di aziende agricole fra Bologna e Ravenna le raccolte sono agli sgoccioli e le rese sono buone, spesso attorno agli 80 q/ha. La qualità è ottima, la granella sana e il peso specifico buono. Considerando che i costi sono sensibilmente inferiori e il prodotto è stato raccolto già secco con meno spese di stoccaggio, la coltura si è salvata, nonostante una prima quotazione attorno agli 11 euro/q, vale a dire che arriveranno all’agricoltore poco più di 10 euro/q».

BIETOLA A DUE VELOCITÀ
Campagna abbastanza positiva per la bietola, coltivata ormai su soli 62mila ettari e lavorata in 4 zuccherifici, sopravvissuti alla riforma comunitaria. Conferimenti pressochè conclusi al Sud, mentre al Nord siamo attorno al 50%.

E’ la polarizzazione a soddisfare maggiormente, a scapito del peso delle radici non straordinario. Un andamento che dovrebbe portare la produzione nazionale attorno alle 470mila tonnellate di zucchero, con le due società del Nord allineate sostanzialmente alla propria quota e lo zuccherificio del Molise con un sottoutilizzo della stessa (circa 30mila in meno). Si ricorda che il prezzo bietole della campagna per t a 16 gradi è stato fissato in circa 35 euro al centro/nord e a 50 euro al sud. In esso sono compresi 4 euro/t di aiuti nazionali per i quali il Governo non ha ancora emanato i provvedimenti di stanziamento.

«Tutto sommato evidenzia Giorgio Carraro, una trentina di ettari fra Padova e Venezia non è andata male. Arriviamo a 600 q/ha, con una polarizzazione di poco più di 16°, sfiorando i 100 q/ha di saccarosio. Se solo il prezzo fosse un po’ maggiore la coltura sarebbe fra le più redditizie. Così bisogna stare attenti per far margine ». Polarizzazioni buone anche in Emilia Romagna dove però i pesi faticano, tanto che in pochi casi si sono toccati i 500 q.

Non bene nemmeno al Sud con rese basse e qualità discreta. «Siamo passati afferma Massimo Raschia, agricoltore di Montenero di Bisaccia (Cb) dai 300 ha degli scorsi anni ai 110 di quest’anno. Ma in tutto il Molise la superficie è crollata a poche centinaia di ettari rispetto alle migliaia del passato. Del resto lo Zuccherificio del Molise ha reso noto solo il 6 dicembre che sarebbe rimasto aperto e attivo e le piogge continue hanno fatto il resto».

Nei pochi campi a barbabietola da zucchero a volte le rese si sono attestate sui 500 q/ha, ma più spesso, minate da infestanti e da marciumi, si sono fermate a 300 q/ha. Tuttavia lo zuccherificio di Termoli ha lavorato a pieno ritmo, aggiunge Raschia. «Non potendo contare su una grande produzione in Molise e Puglia, lo stabilimento si è rifornito in Abruzzo, Marche e Lazio».

COSA SI SEMINERÀ?
Mais in difficoltà, grano tenero che non ha marginalità, oleaginose che faticano a decollare e orticole che solo ad anni alterni danno soddisfazione. Il 2010 potrebbe essere l’anno della non coltivazione, ma l’imprenditore agricolo prima di mollare ci ripensa molte volte e forse farà come Dizioli che, nonostante tutto, chiude con «penso proprio che confermerò la rotazione di quest’anno: mais da seme, un po’ da granella, pomodoro e pisello proteico. Sperando che il mercato dia segnali migliori».


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