Mais, allettamenti e stroncature

È l’effetto dell’attacco degli insetti
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Problemi di taglia per il mais nel Veneto. Solo 1,20 o al massimo un metro e mezzo di altezza mentre sta andando in fioritura. «Colpa delle copiose piogge primaverili – testimonia Enrico Costa, 14 ettari ad indirizzo cerealicolo e bieticolo vicino a Rovigo – , cadute in prossimità delle semine, che hanno impedito che le piante formassero un apparato radicale profondo». Numerose le fallanze, che in qualche caso hanno costretto a risemine. E durante la successiva siccità di maggio, le piante non hanno avuto la possibilità di rifornirsi d’acqua in profondità. «Abbiamo fatto sarchiature e distribuito urea – continua Costa – , che è rimasta nel terreno e non è stata assorbita proprio per la mancanza di pioggia. Una situazione comune a tutto il basso Veneto e anche all’Emilia e che avrà ripercussioni sulle rese (almeno del 20% secondo Costa), sia nelle classi precoci che tardive. «Solo irrigando – sostiene Federico Pasqualini, tecnico della cooperativa Villa Nani che opera nell’alto Polesine – si può salvare la produzione garantendo una produttività decente».

IN LOMBARDIA CHIESTO LO STATO D’EMERGENZA
Ma non tutti hanno l’acqua sempre a disposizione, per sopperire alla crescita difforme. In più ora si entra in fioritura, il periodo più critico per gli attacchi fungini: se rimangono condizioni di stress idrico può riesplodere il problema micotossine. A questi in Lombardia e Piemonte si aggiungono problemi di attacchi di insetti: nottue, elateridi e, in qualche caso, diabrotica. Sotto accusa la sospensione della concia del seme con gli insetticidi neonicotinoidi (a causa dei danni provocati alle api). Gli attacchi all’apparato radicale compromettono lo sviluppo della coltura e l’ancoraggio delle piante, che sono soggette a stroncamenti. I vistosi allettamenti rendono in qualche caso impossibile l’esecuzione dei trattamenti con i trampoli (che avrebbero effetto contro gli adulti di diabrotica).

Per far fronte alla situazione, Confagricoltura di Milano e Lodi ha chiesto nei giorni scorsi all’Assessore all’agricoltura regionale Luca Ferrazzi un intervento finalizzato a dichiarare la calamità naturale per le superfici investite a mais nelle due provincie (e anche in quella di Cremona), prevedendo equi indennizzi per i maiscoltori. Lancia l’allarme anche la Coldiretti milanese, secondo cui il 90% dei campi regionali, da Milano a Brescia fino a Cremona e Como sono a rischio attacchi. Penalizzate soprattuto le aziende a indirizzo zootecnico, dove gli attacchi sono più intensi per la mancanza di rotazione. Aziende già provate dalle basse quotazioni dei suini e dei bovini. «Per il futuro evidenza Mario Vigo, presidente di Confagricoltura Milano Lodi sarà necessario concordare soluzioni alternative al divieto di utilizzo dei neonicotinoidi, tenendo conto di dati oggettivi, al fine di tutelare gli interessi di tutte le componenti, non solo degli apicoltori». «Serve un monitoraggio accurato del territorio – spiega Enzo Pagliano – , direttore della Coldiretti di Milano per delimitare le aree di crisi e intervenire subito».

ATTACCHI NEL NOVARESE E TORINESE
Una situazione simile si registra nel vicino Piemonte, dove i maiscoltori si trovano ad affrontare continue emergenze o situazioni problematiche nel corso di questa stagione colturale, preamboli purtroppo negativi per il raggiungimento di buoni risultati finali. Ai periodi di intense precipitazioni di inizio campagna e di fine aprile, che hanno determinato risemine e riduzione di investimento in molti casi, durante il mese di maggio e fino alla metà di giugno si è verificata infatti un’assenza quasi completa di precipitazioni in numerose aree della regione, con fenomeni di siccità evidenti nelle zone non irrigue di collina ed un ricorso frequente alle irrigazioni per scorrimento o a pioggia dove possibile, con impegno e costi notevoli per gli agricoltori.

Purtroppo si segnalano ora anche i primi attacchi di diabrotica, con piegatura a “collo d’oca” o rottura degli stocchi (che si evidenziano maggiormente a seguito di irrigazioni) in corrispondenza di forti presenze larvali ed elevato timore di possibili danni dovuti all’attività trofica degli adulti durante il prossimo periodo di fioritura del mais. La distribuzione degli attacchi appare molto a macchia di leopardo non solo su tutto il territorio piemontese (segnalazioni arrivano soprattutto dal Novarese e dal Torinese), ma anche all’interno delle singole aziende, soprattutto in situazioni di monocoltura ma anche in appezzamenti posti in rotazione con cereali o riso. In questo momento ciò determina una situazione di smarrimento dei maiscoltori, che stanno valutando insieme ai tecnici presenti sul territorio, la convenienza e la sostenibilità di eventuali trattamenti insetticidi per contenere la presenza di adulti. Il momento di intervento non appare però coincidente con quello del trattamento contro la piralide, tra l’altro non sempre programmato anche per questioni di riduzione dei costi (e questa situazione ne potrebbe limitare l’esecuzione o l’efficacia).

Sul fronte della commercializzazione, si sottolineano invece i primi tentativi per fare uscire il mais dall’etichetta di commodity indifferenziata. La cooperativa Villa Nani (provincia di Rovigo) ha infatti chiuso un contratto di filiera con un importante allevamento di galline ovaiole. I produttori di mais si impegnano a coltivare una varietà in grado di dare più pigmentazione al tuorlo dell’uovo e l’allevamento si impegna ad acquistare il mais nelle quantità prestabilite e al prezzo indicato.


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