L’Imu fa saltare franchigia e sconti

Non sono più previste agevolazioni a coltivatori diretti e Iap che conducono direttamente i terreni
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Con l’entrata in vigore dell’imposta municipale propria (Imu), prevista per l’anno 2014, i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali (Iap) dovranno sopportare un maggiore peso fiscale rispetto all’attuale carico dell’imposta comunale sugli immobili (Ici).
Questo perché il nuovo balzello, che sostituirà anche l’Ici, non prevede alcuna agevolazione per i soggetti che conducono direttamente i terreni agricoli, come invece stabilito dall’imposta che verrà assorbita (franchigia e riduzioni d’imposta).
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (n. 67 del 23 marzo 2011) del Dlgs 23/2011, in vigore dal 7 aprile 2011, le disposizioni in materia di «federalismo fiscale municipale» fanno parte dell’ordinamento tributario e, come tale, devono essere osservate da tutti i contribuenti, compresi quindi i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali.
Si tratta di una svolta storica del nostro sistema fiscale che ora si è arricchito di speciali regimi impositivi come, ad esempio, quello sostitutivo della «cedolare secca» sui contratti di locazione (operativo già da quest’anno) e quello ordinario sul «federalismo fiscale municipale » (operativo dall’anno 2014).
In particolare, l’articolo 7 del Dlgs 23/2011 ha introdotto due nuove forme di imposizione municipale:
a) l’imposta municipale propria (Imu), che sostituirà sia l’Irpef e relative addizionali (comunale e regionale) dovute con riferimento ai soli redditi fondiari relativi ai beni non locati, sia l’Ici;
b) l’imposta municipale secondaria, che sostituirà la tassa o il canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap o Cosap), l’imposta comunale sulla pubblicità, i diritti sulle pubbliche affissioni e il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (Cimp).
Poiché l’Imu ha per presupposto il possesso di beni immobili diversi dall’abitazione principale ed eventuali pertinenze (articolo 8), il nuovo tributo si applicherà anche sui terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, proprietari o titolari di diritti reali di godimento (usufrutto, uso, enfiteusi). Rispetto alla disciplina dell’Ici, rimane immutato il meccanismo di determinazione della loro base imponibile (reddito dominicale per il coefficiente 75, con il dubbio dell’applicazione della rivalutazione pari al 25%), mentre varia (e non di poco) la misura della tassazione a causa sia di un’aliquota base più elevata (7,6 per mille contro il 4 per mille dell’Ici), sia di una inesistente specifica previsione di favore. L’unica agevolazione, che poi è una riconferma di una norma dell’Ici, riguarda l’esenzione prevista per i terreni agricoli ricadenti nelle zone montane o collinari (articolo 9, comma 8). Evidentemente occorre fare ancora qualcosa per migliorare il cosiddetto «federalismo fiscale municipale », così come siamo certi che le associazioni di categoria non mancheranno di fare sentire la propria voce.
Il tempo c’è.


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