LAVORO. Extracomunitari, domanda in calo

Emanato, con notevole ritardo, il decreto flussi 2010. In alcune aree rispuntano gli italiani
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A venti giorni dal “click day” per l’ingresso dei lavoratori extracomunitari stagionali è presto per fare bilanci, ma la sensazione diffusa è di un calo di interesse abbastanza generalizzato in tutto il Paese.

Una riduzione riconducibile a due cause principali: da un lato il fatto che sono state utilizzate le quote rimaste sul piatto lo scorso anno, e dall’altro il maggior ricorso ai cittadini neocomunitari (polacchi e rumeni), molto meno “complicati” da assumere per il datore di lavoro.

«Le organizzazioni professionali infatti si sono già organizzate per inoltrare le richieste sul filo di lana dell’anno prima» sottolinea Tania Pagano responsabile legislazione del lavoro di Confagricoltura, anche per ovviare al problema del ritardo sempre più spinto nell’emanazione del decreto flussi, pubblicato quest’anno solo nella Gazzetta del 20 aprile, ben oltre i limiti previsti dalla norma di legge. Il decreto flussi 2010 ha confermato anche quest’anno le 80mila quote d’ingresso e le ha suddivise tra le regioni italiane, tenendo conto anche delle richieste formulate negli anni scorsi dalle aziende agricole.

Ma se i lavoratori extracomunitari interessano meno i datori di lavoro del settore agricolo «tuttavia appare eccessivo, per ora, parlare di ritorno degli italiani nei campi» aggiunge Pagano, anche se è certo che, a seguito della grave crisi economica, coloro che sono temporaneamente fuori dal mercato del lavoro potrebbero trovare nell’agricoltura un’opportunità di reddito non trascurabile.

«Grazie all’intervento di Confagricoltura, che ha presentato un interpello al ministero del Lavoro, sarà ora possibile utilizzare i voucher anche per i disoccupati e i cassaintegrati che erano rimasti esclusi dalle prestazioni occasionali di tipo accessorio. L’impiego dei voucher, al contrario, non può essere letto come una delle cause che porta alla minore richiesta di extracomunitari, perché i buoni lavoro funzionano per neocomunitari o per immigrati ma solo se regolari, con permesso di soggiorno, e per brevi prestazioni, e non hanno invece alcuna utilità per gli extracomunitari» ha concluso Pagano.

«Le aziende agricole – sottolinea Claudia Merlino, responsabile relazioni sindacali della Cia – provengono da un anno molto difficile, ed è quindi comprensibile che si stiamo muovendo con maggiore cautela nella programmazione delle assunzioni. Senza dimenticare che non sappiamo ancora se verranno prorogate le agevolazioni contributive per le zone svantaggiate, in scadenza a fine luglio. Una proroga che consentirebbe alle aziende di guardare con più fiducia al futuro».

Per ora le maggiori richieste sono venute dalle province del Nord Est, Trento, Bolzano, dall’Emilia-Romagna, e anche dall’Aquila.

In Veneto nel 2009 il 70% delle quote regionali è stato utilizzato per il settore agricolo «un dato che indica l’importanza che ha la manodopera nel settore – afferma Sergio Bucci, direttore di Confagricoltura Veneto.

Non credo però che in futuro ci sarà una riduzione di quote per una maggiore presenza di italiani.
É possibile una leggera flessione, vista la grave situazione delle industrie, ma non credo che sarà consistente, se non altro perché sono ancora molti i fuoriusciti dall’industria con ammortizzatori sociali, quali la cassaintegrazione, che non vogliono perdere questo reddito per fare un lavoro discontinuo e non a tempo indeterminato, che prevede orari legati alla natura e sette giorni su sette per periodi imprevedibili». Infine, conclude Bucci «a livello aziendale i rapporti con gli extracomunitari si sono consolidati ed è stata acquisita una sorta di specializzazione professionale, soprattutto per raccolte particolari, come ad esempio il tabacco».


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