LATTE. Notificato alla UE il decreto con l’obbligo dell’origine della materia prima

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Il ministero delle Politiche agricole, attraverso un apposito sportello del dicastero dello Sviluppo economico, ha notificato nei giorni scorsi all’Unione europea uno schema di decreto ministeriale che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di diverse tipologie di latte a lunga conservazione e prodotti derivati. Il provvedimento, composto di sette articoli, presenta alcune modifiche rispetto alla bozza predisposta a luglio al tavolo della filiera lattiero-casearia. Dall’avvio della procedura di informazione, la Commissione Ue avrà tre mesi di tempo, più ulteriori tre in caso di osservazioni, per fare le proprie valutazioni. E in caso di via libera il decreto entrerà in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Ma l’esito non è scontato. E nella peggiore delle ipotesi potrebbe anche scattare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, come è già successo recentemente per un’analoga norma in materia presentata dalla Grecia.

Il decreto prevede l’obbligo di indicazione del luogo d’origine per latte sterilizzato a lunga conservazione, latte Uht, latte pastorizzato microfiltrato e pastorizzato a elevata temperatura, oltre che per tutti gli altri prodotti lattiero-caseari. Tutto questo in aggiunta all’obbligo dell’indicazione d’origine in etichetta già prevista dal 2005 per il latte fresco.

L’obiettivo, ha spiegato il ministro Zaia, è «dare risposte concrete ai produttori e ai consumatori. Ai primi bisogna assicurare la difesa del loro prodotto sul mercato, mentre i secondi hanno il diritto di sapere cosa stanno acquistando e consumando. È una questione di civiltà». Garanzie senza le quali tutti questi prodotti non potranno essere commercializzati sul territorio italiano, a prescindere dal Paese di provenienza.

Tra gli obblighi indicati nel provvedimento, anche la menzione in etichetta dell’eventuale uso di cagliate e della loro provenienza per fare i formaggi.
Per quest’ultimi è inoltre vietato il ricorso a proteine, loro composti o sostanze derivate per evitare le frodi. I controlli saranno a cura dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari, in collaborazione con Corpo forestale e Carabinieri del Mipaaf, e con il supporto delle Camere di commercio.


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