Latte: il riacquisto delle quote nella cura anticrisi di Bruxelles

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Un aiuto concreto e tangibile per i nostri produttori di latte. Così il commissario all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, ha definito il suo nuovo pacchetto di misure per tamponare la crisi di mercato del settore lattiero-caseario. Un «pacchetto» basato su (pochi) interventi nuovi – aiuti di Stato fino a 15mila euro; estensione della clausola d’emergenza; acquisto di quote da parte degli Stati membri – e (molti) già attuati che «sembrano dare buoni risultati»: dalla spesa di altri 600 milioni per le misure di mercato, ai fondi Psr, al programma di distribuzione del latte nelle scuole.

La «ricetta» del commissario, presentata la settimana scorsa al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria a Strasburgo, in realtà non ha nulla di trascendentale. E d’altra parte, ha ribadito lei stessa, «sono più che mai decisa a evitare di imboccare una svolta che potrebbe rivelarsi controproducente a lungo termine per il settore, lasciando gli agricoltori in balia dell’imprevedibile. Tornare indietro sulle decisioni assunte nell’ambito della revisione dello stato di salute della Pac è fuori discussione».

La proposta presentata da Fischer Boel, che fa seguito alla relazione della Commissione del luglio scorso, a breve termine prevede la modifica delle regole in materia di aiuti di Stato. Questo per permettere ai partner di versare agli agricoltori aiuti fino a 15mila euro nell’ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato adottate per far fronte alla crisi.

Al settore lattiero-caseario sarà poi applicato l’articolo 186 dell’Ocm unica di mercato, che dà facoltà alla Commissione, nel quadro delle sue competenze (clausola di emergenza), di prendere in modo rapido provvedimenti di carattere temporaneo di fronte a turbolenze di mercato.

Sempre tra le misure da adottare nel breve periodo, la Commissione propone una modifica del funzionamento dei regimi di acquisto delle quote da parte degli Stati membri. Attualmente, questi possono rilevare quote dai produttori, nel quadro di ristrutturazioni, e «parcheggiarle» nella riserva nazionale, che comunque è parte integrante della quota nazionale. Se i singoli produttori superano la quota, ma la quota nazionale (comprensiva della riserva) non viene superata, in pratica lo Stato non deve versare alcun prelievo. Ora la Commissione propone che la quota «acquistata» e versata in riserva non venga più imputata alla quota nazionale al momento di decidere se debba essere riscosso, o meno, il prelievo. Se si decide di riscuoterlo, la parte corrispondente alla quota acquistata dagli Stati può essere utilizzata per la ristrutturazione del settore.

Nel medio lungo periodo, la Commissione propone invece di costituire un gruppo di lavoro di esperti comunitario che valuti la possibilità di istituire un quadro giuridico per disciplinare i rapporti contrattuali fra allevatori e industrie. Ancora, di creare un mercato a termine per i prodotti lattiero-caseari.

Tutto questo, ha ricordato il commissario Ue, in un quadro di riferimento che nelle ultime settimane sta dando qualche segnale di ripresa. A partire da agosto, quando sono state modificate le disposizioni sull’export, i prezzi dei formaggi sono aumentati in media nella Ue del 5-7%, quello del latte del 2%, mentre gli acquisti all’intervento si sono praticamente fermati.

Elementi rassicuranti, che però non riescono a stemperare la rabbia di migliaia di allevatori che in tutta Europa continuano a scendere in piazza per protesta.


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