L’Agea alla riconquista della Sin

Alla Camera il presidente Fruscio ha evidenziato i guasti della trasformazione in Spa
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Ancora una puntata della telenovela Agea. In un’audizione del presidente Dario Fruscio presso la commissione Agricoltura della Camera è emerso uno scenario che il presidente della Commissione Paolo Russo ha definito «inquietante». E per questo ha annunciato nuovi incontri con Fruscio.
Nell’audizione che si è svolta nei giorni scorsi Fruscio ha attaccato ancora una volta la vicenda del commissariamento definendola «deteriore, frutto di arroganza, discesa da un uso distorto e tendenziosa di atti e fatti gestionali dell’Agenzia, e/o a essa proditoriamente ricondotti ». Una situazione che, secondo la denuncia, avrebbe modificato il ruolo di Agea «nella sua qualità di soggetto controllante le altre realtà operative a essa integrate. Fruscio ha anche contestato ancora una volta i rilievi mossi all’Agenzia e che sarebbero stati alla base della decisione di procedere al commissariamento. E ha dimostrato, atti alla mano, che al momento del commissariamento l’Agea era in condizione di piena regolarità nei confronti della commissione Ue ed era in fase di recupero di efficienza secondo la relazione annuale della Corte dei conti. Il commissariamento invece avrebbe messo in crisi il funzionamento del sistema. Ma soprattutto il presidente dell’Agea ha sparato ad alzo zero contro la scelta di trasformare Sin in Spa.
«Sin – ha spiegato in Commissione – effettua le attività amministrative e di controllo non delegabili ai privati, mentre al socio privato, che assume anche il ruolo di fornitore, sono riservate le attività operative». E ha aggiunto come Sin «abbia esercitato una continua e sistematica pressione sul socio-fornitore per garantire l’efficacia dei servizi ai produttori, ricordando le criticità e i disservizi più volte contestati al Rti Almaviva». Da qui dunque la pesante critica alla scelta del commissario (nominato dall’ex ministro Romano) di trasformare la Sin in Spa «senza oggettive motivazioni riconducibili a un interesse pubblico. Arbitrariamente sostituendo gli amministratori di nomina pubblica e senza efficace motivazione dichiarando cessato il direttore generale, Paolo Gulinelli – già apprezzato collaboratore del professor Fruscio, in particolare in qualità di commissario straordinario delle quote latte –, i cui poteri sono stati assunti dal nuovo amministratore delegato».
«La trasformazione in Spa – ha proseguito – ha per contro inciso significativamente sull’assetto dei poteri di Governo strategico e tecnico della società; l’effetto è stato quello di una diminuzione, in pregiudizio dell’Agea, dei poteri di vigilanza e controllo spettanti al socio pubblico».
Si è rallentato il controllo della Sin verso il Rti Almaviva, determinando pertanto «una sorta di osmosi della Sin con il Rti, in contrasto con i rispettivi ruoli di controllore e controllato e, soprattutto, il gravissimo atteggiamento tenuto dagli amministratori di nomina pubblica che si sono allineati all’unanimità con quelli designati dal Rti fornitore nel respingere la richiesta del presidente dell’Agea di prendere visione degli atti formali della società adottati nel periodo del commissariamento».
Il risultato è stato un deterioramento del rapporto fiduciario dell’Agea con gli amministratori di designazione pubblica e in particolare Fruscio ha denunciato «l’atteggiamento tenuto dal management della Sin nei confronti del revocato direttore generale Paolo Gulinelli, verso il quale è stata condotta un’azione che appare definibile persecutoria».
Il presidente ha inoltre affermato che il consiglio di amministrazione di Agea ha rilevato che «non sono state ravvisate pregnanti e urgenti necessità di interesse pubblico che motivassero la trasformazione in Spa della Sin, che questa ha di fatto soltanto diminuito e limitato il potere di indirizzo, Governo e controllo dell’Agea sulla società, che ha aumentato, in misura più che doppia, i costi della governance della Sin e che la fiducia negli amministratori designati ad agosto 2011 risultava irreversibilmente minata». Per questo il 4 aprile scorso il Cda di Agea ha deliberato «all’unanimità la revoca per giusta causa dei tre amministratori di designazione pubblica della Sin Spa, designando i nuovi amministratori e stabilendo il limite massimo dei loro compensi (160.000 euro per anno, contro 600.000)». Da qui la richiesta di riportare Sin al suo assetto originario.
Per Fruscio inoltre ci sono stati effetti negativi anche su Agecontrol e anche in questo caso ha sostenuto la necessità di ripristinare «la sua forma giuridica originaria di società a responsabilità limitata».
Accuse pesanti e circostanziate che hanno convinto il presidente Russo ad ascoltare nuovamente il presidente di Agea. «Sono emersi – ha spiegato il presidente della Commissione agricoltura – scenari inquietanti che non possono essere sottaciuti e che meritano un approfondimento. Per giunta non sarebbe stato possibile concludere semplicisticamente e in poco tempo un’importante audizione riservata all’agenzia che eroga decine di miliardi di euro a sostegno delle aziende agricole italiane».


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