LA RIFORMA: Le sementi dopo il “cartellino”

Assosementi vuole il ripristino del certificato. Prospettiva remota anche nella nuova Pac
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«Per gli imprenditori sementieri non esistono soluzioni di breve periodo. Le strategie non si fanno solo con il sostegno pubblico, ma orientando le aziende nella giusta direzione ». Parole di Angelo Frascarelli, docente di Economia e politica agraria presso l’Università di Perugia. Parole che gelano gli operatori presenti al seminario sul ruolo delle sementi certificate nella nuova Pac organizzato da Assosementi .
L’associazione che rappresenta le aziende produttrici e distributrici di sementi ha appena fatto il bilancio dell’addio all’obbligo di cartellino. Secondo i dati certificati dall’Ense (oggi Inran) le ultime semine di cereali autunnovernini hanno registrato una contrazione del 10-20% nell’impiego di sementi certificate e un tracollo per quelle del grano duro: -30% rispetto all’anno scorso.
Sommando le ultime due campagne i numeri precipitano: -50% per il grano duro, -28% per il tenero e -42% per l’orzo.
L’auspicio di Assosementi è quello di ottenere l’immediato reinserimento dell’obbligo di seme certificato nelle misure legate all’articolo 68 «per il ruolo che ricopre nella tracciabilità delle produzioni e nella realizzazione di un’agricoltura più sostenibile» come sottolinea Paolo Marchesini, presidente di Assosementi.
Ma Frascarelli lascia poche speranze: «Dimostrare gli effetti ambientali è una strada in salita. Certo, entro il 31 luglio di quest’anno il Mipaaf può rivedere l’art. 68 per il 2012-2013. Si può tentare di inserire il seme di grano duro certificato fra le misure della qualità. Da notare che la Francia ha ottenuto 8 milioni di euro per 470mila ha. Ma le probabilità di successo sono basse».
C’è un ruolo per le sementi certificate dentro la Pac del futuro?
Tre gli obiettivi generali per il 2014-2020: produzione di cibo (per garantire gli approvvigionamenti alimentari); conservazione delle risorse naturali (ambiente e lotta al cambiamento climatico); sviluppo territoriale (per le aziende in zone svantaggiate).
Esclusi il secondo e il terzo obiettivo, è dentro il primo che si può tentare di ritagliare uno spazio per il seme certificato.
Ma Frascarelli chiarisce: garantire il cibo non vuol dire sostenere le produzioni, ma orientarsi di più verso il mercato: «Essere competitivi per sfamare il mondo, ma senza contare sugli aiuti pubblici».
L’unico spazio per le sementi certificate è dunque all’interno dei pagamenti diretti, nella componente accoppiata.
Il loro impiego può esssere giustificato nelle aree dove la produzione del grano duro ha un alto valore di pregio. «Si tratta di dimostrare che rappresenta una produzione strategica per l’Italia» spiega sempre Frascarelli.
L’altra chance va colta o tentata fra le misure di mercato al capitolo degli aiuti destinati al funzionamento della catena alimentare ovvero le misure per rafforzare il ruolo delle organizzazioni dei produttori, dell’interprofessione e delle relazioni contrattuali fra op e utilizzatori (che potrebbero essere rese obbligatorie in alcuni settori).
Quale sarà il vettore dello sviluppo per le imprese sementiere?
«Aumentare le rese e ridurre i costi, innovare lanciando nuovi prodotti, trovando nuovi mercati oppure…abbandonare» conclude Frascarelli…
Intanto, il nostro futuro agricolo resta in gran parte da scrivere come nota Denis Pantini, direttore dell’area Agricoltura e industria alimentare di Nomisma.
Ancora da definire i beneficiari (chi sono gli agricoltori attivi?), le superfici eleggibili nonchè le risorse di partenza (quanto del budget comunitario sarà dedicato all’agricoltura?).
Il dibattito sul bilancio europeo per il 2014-2020 si intreccerà inoltre con altri scenari: l’implementazione di Europa 2020 ( diminuzione del disaccoppiamento; aumento delle spese per ricerca e sviluppo e delle energie rinnovabili), l’eventuale chiusura del Wto; la nuova codecisione e ultimo, ma non meno importante, le elezioni politiche in Francia (2012) e in Germania (2013)


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