La produzione florovivaistica tiene ma cala ancora il commercio estero

FLORMART. Gli operatori: «Serve cooperare e produrre meno, ma meglio»
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Un pensiero univoco emerge dal Flormart 2009: le produzioni quest’anno sono state, bene o male, costanti, a calare è stato il mercato. Nell’Unione europea, nei primi cinque mesi dell’anno, sono diminuiti tutti i movimenti di import/export rispetto al 2008, e l’Italia si è adeguata al trend: le esportazioni di piante e fiori hanno fatto segnare un calo di oltre il 10% in volume e in valore, mentre le importazioni sono diminuite di oltre il 2% in volume e di ben il 5% in valore.

Conseguenza del ridotto potere d’acquisto dei consumatori e dell’indebolimento dei consumi in tutta Europa. «Il fronte produttivo è nella norma – conferma Flormercati, cooperativa bresciana di produttori di ornamentali –, è quello commerciale che risulta particolarmente difficile; colpa soprattutto del drastico abbassamento dei prezzi dettato dall’Olanda, costretta quest’anno, per il diffuso calo di commercializzazione, a ridurre i prezzi dei prodotti più che in passato».

L’Olanda risente quindi del contraccolpo degli altri Paesi:
«Nel 1° trimestre ha avuto perdite di commercializzazione ingenti» dichiara Claudio Padovani, presidente di Florveneto, associazione che raggruppa circa 200 aziende florovivaistiche. «Per noi tuttavia – continua Padovani – la primavera 2009 è stata positiva, con un piccolo aumento di vendite rispetto al 2008; ciò, però, è stato possibile solo grazie a un inverno freddo che, causando una grande moria di piante, ha obbligato i consumatori a rifornirsi di nuovo materiale».

PREZZI FERMI DA DIECI ANNI
Anche la Merloflor, azienda di Albenga (Sv) produttrice di aromatiche e fiorite, ha registrato un lieve incremento di fatturato nel 2009. «Il problema principale in Italia – dichiara Mario Roba, titolare dell’azienda – è la difficoltà che i produttori hanno nel farsi pagare il prezzo reale delle piante: le cifre, quando va bene, sono stazionarie da dieci anni. Per questo la nostra attività consiste per lo più nell’export in Europa dove riusciamo a spuntare prezzi migliori appoggiandoci ad associazioni di garden center, che sono più esigenti in termini di qualità e quantità ma consentono di raggiungere prezzi più che dignitosi». Altro problema denunciato da Roba è la mancanza di cooperazione nella filiera: «C’è troppa concorrenza tra gli stessi operatori, che attuano una continua corsa al ribasso sui prezzi».

Più produzione mirata è quello che serve, sostengono in tanti al Flormart, magari producendo meno, ma meglio e migliorando il servizio offerto al consumatore, che ancora oggi guarda poco alla qualità del prodotto che compra. Concetto che trova d’accordo Luca Altieri, titolare dell’azienda Altiflor di Sabaudia (Lt), che aggiunge: «bisogna rendere più efficienti i processi produttivi e differenziare, per sopravvivere, prodotti e prezzi, per battere la concorrenza. Noi, per questo, abbiamo molte piante brevettate».

Una buona programmazione colturale e un’accurata gestione del ciclo produttivo sono invece le “tattiche di sopravvivenza” delle imprese che all’estero esportano ancora in modo limitato, come la Floras
, associazione barese di floricoltori, che punta sulla fidelizzazione della clientela e sulla vendita ai fioristi e ai garden center che non hanno la possibilità di rifornirsi direttamente dall’Olanda.

Riguardo ai costi di produzione tutti concordano nel dire che, rispetto al 2008, la spesa per il gasolio è stata meno vincolante. Quello che preoccupa, invece, è la decisione della Commissione europea di richiedere all’Italia la restituzione delle accise non pagate per il periodo 2000-2004 sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre. Azione che, se andasse in porto, rappresenterebbe il colpo di grazia per molte imprese italiane già in precario equilibrio.


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