La copertura del suolo va gestita in primavera

La distribuzione dei fertilizzanti varia in base all’inerbimento o meno del terreno
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Aprile: tempo di sfalcio dell’erba. La crescente sensibilità verso l’adozione di tecniche di gestione del suolo rispettose dell’ambiente e il progressivo affermarsi dell’olivicoltura biologica hanno favorito negli ultimi anni la pratica dell’inerbimento permanente in sostituzione di lavorazioni e diserbo chimico, volti invece a mantenere il terreno costantemente privo di vegetazione erbacea durante il periodo primaverile-estivo.

Vantaggi e svantaggi
I vantaggi dell’inerbimento sono:
– minori problemi di erosione nei terreni in pendio,minore ruscellamento superficiale dell’acqua piovana, con conseguente costituzione di riserve idriche;
– progressivo aumento di sostanza organica nel terreno, miglioramento delle condizioni nutritive e strutturali del terreno;
– sviluppo dell’apparato radicale degli olivi nello strato superficiale di terreno, non disturbato dalle lavorazioni;
– minore compattamento del terreno a seguito del passaggio dei mezzi meccanici e agevolazione delle operazioni di raccolta su terreno bagnato;
– gestione più economica del terreno rispetto alle lavorazioni, perminor richiesta di ore di lavoro, potenza e numero di macchine;
– migliore distribuzione del fosforo e delpotassio nel profilo verticale del terreno;
– creazione di un equilibrio tra gli insetti nocivi e i loro nemici naturali, con conseguente riduzione dei problemi parassitari;
– miglior impatto paesaggistico e maggiore fruibilità in aziende agrituristiche .

Tra gli svantaggi:
– competizione idrico-nutrizionale tra prato e olivo, con possibili riflessi negativi
sull’attività vegetativa e produttiva dell’albero;
– impossibilità di interramento dei concimi fosfo-potassici, che andranno pertant somministrati in superficie; – possibilità di proliferazione di piccoli roditori, non essendo le loro tane distrutte dalle lavorazioni.

La competizione
Alla competizione nutritiva si può ovviare somministrando una dose supplementare di azoto nei primi 2-3 anni dall’inerbimento; successivamente l’asportazione di elementi nutritivi da parte delle erbe è compensata dai processi di mineralizzazione del tappeto erboso e di fissazione dell’azoto atmosferico a opera delle leguminose eventualmente presenti.

Dove l’acqua è un fattore limitante, si sconsiglia l’inerbimento nei primi 4-5 anni dopo l’impianto quando gli olivi hanno un apparato radicale ancora poco competitivo; altrimenti si può inerbire l’oliveto già dal primo anno limitandolo all’interfilare (inerbimento parziale) e lavorando o pacciamando con polietilene la striscia di terreno lungo il filare.

L’inerbimento può essere naturale, con flora spontanea, effettuando lo sfalcio al termine del periodo piovoso, producendo un abbondante strato pacciamante con azione di ombreggiamento e riduzione del successivo germogliamento; oppure può essere artificiale, con semina di specie autodisseminanti, quali Trifolium subterraneum o Medicago polimorpha, con ciclo di sviluppo autunno-vernino, che accumulano biomassa nel periodo più critico per i problemi di erosione e muoiono nel periodo in cui sono più gravi le carenze idriche; non entrano perciò in competizione con gli olivi, ma determinano un effetto pacciamante, conservando l’umidità del terreno; mettono inoltre a disposizione notevoli quantità di azoto (30-50 kg/ha/anno); tali specie potrebbero però con il tempo essere sopraffatte dalla flora spontanea.

Su terreno inerbito, si richiedono annualmente 2-4 sfalci per limitare la competizione idrico-nutrizionale; possono essere utilizzati barra falciante o trinciaerba o trinciasarmenti, se si effettua anche la trinciatura dei residui di potatura. Il taglio va eseguito a 5-6 cm da terra per non pregiudicare la capacità di ricaccio; la biomassa prodotta va lasciata in superficie come strato pacciamante.

In assenza di inerbimento, effettuare lavorazioni meccaniche al fine di favorire l’accumulo di acqua piovana nel terreno aumentandone la permeabilità e interrompendo la capillarità, e distruggere nel contempo la flora spontanea, fortemente competitiva con l’olivo per quanto riguarda acqua ed elementi nutritivi. Le erpicature primaverili hanno lo scopo di eliminare le infestanti e sminuzzare lo strato superficiale di terreno. Inoltre con le lavorazioni primaverili si provvede all’interramento dei concimi e in alcuni casi anche dei residui della potatura.

La fresatura del terreno deve essere alternata con una erpicatura leggermente più profonda per rompere la “suola di lavorazione” che limita la permeabilità all’acqua e favorisce fenomeni di erosione.

Residui di potatura
In assenza di problemi fitosanitari, è consigliabile la trinciatura dei residui di potatura (foglie, rami), da effettuare in concomitanza con lo sfalcio del prato, qualora si pratichi l’inerbimento, per migliorare l’apporto di sostanza organica nel terreno.

Il materiale di potatura infatti è fonte importante di elementi nutritivi che si renderebbero disponibili in tempi piuttosto lunghi senza il compostaggio nel suolo con il materiale organico più degradabile derivantedagli sfalci. L’apporto di sostanza organica può avvenire anche mediante il sovescio di alcune leguminose (veccia e fava), ma con risultati inferiori ai precedenti. Inoltre si può ricorrere al compost, ottenuto a livello aziendale recuperando i reflui oleari (acqua di vegetazione e sanse) miscelati con un substrato ligneo-cellulosico ricavato dalla trinciatura del materiale di potatura.

Un utilizzo alternativo dei residui di potatura prevede produzione di energia in varie forme (calore, energia elettrica, gas) a partire dalla biomassa, attraverso le seguenti fasi:
– potatura,
– raccolta della potatura (imballatrici o rotoimballatrici),
– cippatura (sminuzzamento della biomassa in pezzi della dimensione di pochi centimetri),
– stoccaggio ed essiccazione del cippato,
– conversione energetica del cippato.

Ispezioni in campo
Nel mese di aprile diverse avversità dell’olivo riprendono la loro attività dopo la pausa invernale. Risulta utile quindi effettuare una ispezione in campo per verificare lo stato sanitario delle piante, e in particolare:

– i danni sulla pagina inferiore delle foglie da parte della generazione fillofaga di tignola dell’olivo; in caso di gravi infestazioni, in aziende biologiche, intervenire con prodotti a base di Bacillus thuringiensis;
– gli attacchi di larve di margaronia su germogli e apici vegetativi, con danni più consistenti in vivaio o nei giovani oliveti; se necessario intervenire con Bacillus thuringiensis;
– la presenza di emissioni gommose miste a rosura in corrispondenza di fori causati da rodilegno giallo, le cui larve scavano gallerie nel legno, con conseguente deperimento della vegetazione e disseccamento dei rami; eliminare con la potatura le branche infestate, allontanarle dall’oliveto e distruggerle; oppure in primavera inserire fili di acciaio all’interno delle gallerie per uccidere le larve (uncinatura) o utilizzare prodotti insetticidi allo stato di aerosol e chiudere tempestivamente il foro di uscita;
– se la stagione primaverile decorre particolarmente umida e piovosa, tenere sotto controllo l’occhio di pavone; in presenza di infezioni particolarmente gravi effettuare un trattamento fungicida con prodotti a base di sali di rame o con preparati a base di dodina, per limitare la caduta delle foglie nelle situazioni più compromesse.
 


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