La burocrazia costa 3 miliardi l’anno al settore agricolo

Analisi

Oltre 100 giornate impegnate per gli adempimenti burocratici per un costo medio in un anno di 7mila euro per azienda, per un totale di 3 miliardi. Sono i conti in tasca all’agricoltura fatti da un’analisi della Cia (Conferderzione italiana agricoltori)presentata di recente a Roma alla presenza del sottosegretario alle Politiche agricole, Antonio Buonfiglio e dei rappresentati dei ministeri della Funzione pubblica e del Lavoro.
Gli oneri maggiori sono attribuiti alle pratiche specifiche del settore, come dichiara oltre il 90% delle imprese. Ma sono pesanti anche quelli fiscali (84%) e quelli inerenti la sicurezza del lavoro (74,5%).
Fisco e contributi, secondo i dati della relazione di Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana, sono la bestia nera per il 78% delle aziende, ma la quasi totalità degli agricoltori indica nella burocrazia il nemico. Le denunce riguardano la mole di incombenze, lo stratificarsi di norme che creano una inflazione legislativa e i tempi biblici delle risposte da parte della pubblica amministrazione. Tra Comuni, province, Asl, Comunità montane sedi centrali e periferiche sono mille gli interlocutori dell’azienda.
La proposta della Cia è di istituire la “carta dell’agricoltore”, una banca dati unica di accesso per la Pubblica amministrazione per acquisire tutte le informazioni relative all’impresa agricola. «Bisogna passare – ha spiegato il presidente Giuseppe Politi – da una logica settoriale di fasciolo aziendale per l’erogazione dei soli premi pac ad un’anagrafe digitale e cartacea nei rapporti tra imprese e Pa. E naturalmente occorre prevedere che tutte le amministrazioni pubbliche riconoscano la “carta” come la sola interfaccia di dialogo amministrativo».
«La semplificazione amministrativa, lo snellimento delle procedure e la riduzione degli oneri burocratici -ha sostenuto Politi- rappresentano un’esigenza fondamentale per una società che deve crescere».


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