La battaglia per i fondi Pac ricompatta il fronte agricolo, ma Federalimentare si sfila

Anche la Coldiretti firma il documento comune sulle priorità dell’Italia nel negoziato
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Di fronte alla prospettiva concreta anche se non immediata di un ridimensionamento dei finanziamenti destinati all’Italia dalla Politica agricola comunitaria, tutte le associazioni nazionali fanno, per la prima volta, fronte comune. Rispondendo all’appello del ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, con una voce unica e un documento che entra nel merito dei temi più caldi della riforma destinata a ridisegnare la mappa degli aiuti agricoli dopo il 2013, anno in cui scadranno le attuali prospettive finanziarie dell’Unione europea e con esse le garanzie accordate al cospicuo budget agricolo Ue, oltre 56 miliardi dei quali circa 6 destinati ogni anno all’Italia.
Un documento, quello consegnato al ministro, firmato anche dalla Coldiretti, insieme a tutte le altre sigle del mondo agricolo, sindacale e cooperativo: Confagricoltura, Cia, Copagri, Fedagri, Legacoop, Fai, Flai, Uila, Unci. Ma non da Federalimentare. Una defezione dovuta al passaggio finale del testo in cui si chiede, per semplificare l’accesso ad alcuni aiuti, «di poter superare il parametro del limite dimensionale per quelle imprese agroalimentari controllate direttamente dai produttori agricoli».
In altre parole, il documento chiede di superare i paletti dimensionali (posti soprattutto da alcune misure dei Psr, ma non solo) a favore delle cooperative. La rottura riguarda solo questo punto e non è quindi da escludere un possibile riavvicinamento delle posizioni, come confermato dai presidenti delle principali associazioni agricole e dallo stesso presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua: «Non possiamo accettare disparità di condizioni competitive e concorrenziali fra società cooperative e società di capitali, a tutti i livelli e non solo con riferimento ai Programmi di sviluppo rurale. Su tutto il resto del documento siamo d’accordo e pronti a firmare ». E anche il ministro Galan, a margine del forum che si è svolto la scorsa settimana a Roma, ha detto di voler contribuire a trovare una mediazione.
Il ministro si è detto comunque molto soddisfatto, chiudendo i lavori del lungo forum nel quale è stato anche presentato un documento di approfondimento del Mipaaf che è stato a sua volta alla base del documento comune delle associazioni agricole. «Stiamo per compiere scelte determinanti per il futuro dell’agricoltura italiana – ha detto Galan –, lo hanno capito le organizzazioni di tutto il mondo agricolo italiano che hanno compiuto un passo di importanza rara, riflettendo e convergendo su idee importanti per la buona gestione della Pac. In un paese dove sembra impossibile dialogare, il mondo dell’agricoltura ha fatto molto, ma molto di più».
In particolare, il mondo agricolo chiede al ministro di negoziare a Bruxelles dei parametri per la spartizione del futuro budget agricolo basati non sul criterio della superficie ma che tengano conto della Plv, del valore aggiunto e dell’occupazione. Nella distribuzione dei pagamenti diretti tra agricoltori poi, una volta superato il criterio storico di attribuzione degli aiuti post 2013, «anche per contrastare posizioni di rendita fondiaria », le associazioni agricole si dicono favorevoli a «indirizzare i benefici della Pac prioritariamente verso gli agricoltori attivi, vale a dire le imprese agricole che sono orientate al mercato e operano sul territorio, anche attraverso forme di aggregazione e di integrazione, che in modo professionale creano reddito e producono alimenti ed effetti positivi per la società».
Prima ancora dei contenuti però il ministro ha confermato di volersi spendere per il mantenimento del budget agricolo e per una sua equa ripartizione tra Stati membri, perché «senza un budget adeguato nessuna politica agricola potrà avere il peso e l’efficacia necessari per affrontare le sfide del prossimo futuro». Galan ha poi confermato che l’Italia si opporrà a qualsiasi ipotesi di ripartizione dei fondi Pac basata sul solo criterio della superficie agricola.
«L’Italia versa il 13,5% a fronte del 10% che rientra – ha sottolineato il ministro –. Il valore della produzione italiana è il 12,5% della Ue, mentre il valore aggiunto è il 17 per cento. L’Italia non accetteràmai ipotesi di suddivisione di budget basata sul principio dell’estensione territoriale e non sulla base della qualità e del valore aggiunto. Nemmeno se tale sacrificio fosse diluito in un lunghissimo lasso di tempo. Non farò come alcuni ministri del passato – ha poi aggiunto Galan – che scaricavano sui successori le ricadute delle loro scelte. Occorre l’impegno di noi tutti affinché prevalga una chiave di riparto delle risorse equa e rispettosa delle esigenze dei nostri agricoltori ».
Ma proprio sui criteri di ripartizione delle risorse tra Stati membri, va registrata la voce controcorrente dell’assessore all’Agricoltura della Sardegna, Andrea Prato, che a sorpresa ha dichiarato esplicitamente di essere d’accordo con la Commissione che sembra orientata, come chiedono anche i nuovi partner Ue, a privilegiare il parametro della superficie agricola rispetto ad altri fattori. Secondo alcuni studi infatti, un’applicazione del criterio della superficie agricola per l’assegnazione degli aiuti privilegerebbe alcune regioni, tra le quali la Sardegna, a scapito di quelle storicamente più produttive, a partire dalla Lombardia. Anche se, per evitare confusione sul tema, sarebbe opportuno ricordare che la ripartizione dei fondi tra Stati membri e i criteri per l’assegnazione degli aiuti a livello nazionale rappresentano due passaggi distinti della prossima riforma.


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