INTERVISTA AL NEOELETTO PRESIDENTE DI ASSOFERTILIZZANTI

Pescio: «Si intravede la ripresa, ma serve collaborazione e fiducia»
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Cambio della guardia ai vertici di Assofertilizzanti. Nell’ambito dell’assemblea nazionale dei produttori di fertilizzanti, che si è tenuta a Taormina il 14 e 15 maggio, Bartolomeo Pescio (amministratore delegato di Yara) è stato nominato presidente dell’associazione. Pescio succede a Narciso Salvo di Pietraganzili che, dopo quattro anni di presidenza, non lascia comunque Assofertilizzanti.

La sua nomina a presidente di Assofertilizzanti cade in un periodo abbastanza difficile per il comparto. Questo le crea qualche preoccupazione?
«Stiamo attraversando un momento fortemente in evoluzione per quanto riguarda il nostro mercato e risulta molto difficile al momento prevedere con esattezza quali saranno gli sviluppi futuri. Nonostante questo si cominciano a intravedere i primi segnali di ripresa dalla crisi economica che ci fanno essere moderatamente ottimisti. La crisi ha riportato prepotentemente al centro dell’attenzione il ruolo fondamentale della terra nell’economia globale, ponendo in evidenza come un’ agricoltura tecnologicamente avanzata sia un fattore indispensabile per sostenere lo sviluppo. Ci auguriamo pertanto che a seguito di quanto avvenuto ci sarà in futuro un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni su questi temi».

Il suo mandato è appena iniziato e quindi si può parlare solo del futuro. Quali sono i principali obiettivi?
«L’obiettivo principale nel prossimo futuro è quello di intensificare il rapporto di collaborazione e di fiducia con le istituzioni politiche e le associazioni agricole per sviluppare insieme soluzioni comuni, qualificando l’Associazione come valido interlocutore negli ambiti di nostro interesse. Per esempio, la cosiddetta legge Comunitaria di prossima promulgazione prevede che il Governo venga delegato a emanare un decreto legislativo sostitutivo dell’attuale legislazione sui fertilizzanti. Daremo alle Istituzioni e alla Pubblica Amministrazione la nostra massima disponibilità a fornire la nostra esperienza come era già accaduto in passato in simili occasioni».
 

Un mercato difficile

Quando ci siamo visti, in occasione della sua elezione, mi ha detto che è fondamentale che «immediatamente vengono ricuciti i rapporti con il mondo agricolo». Che cos’è che ha “scucito” questi rapporti e come è possibile renderli più saldi?
«Le aziende produttrici di fertilizzanti e gli altri attori della filiera agricola devono dialogare e collaborare insieme il più possibile per richiamare l’attenzione sui temi di comune interesse, facendo sinergia per sostenere il settore agricolo e raggiungere i traguardi comuni. Uno degli obiettivi che mi pongo nei prossimi anni è quello di continuare a rendere più forti questi legami, attivando un dialogo continuativo su una molteplicità di temi su cui è possibile raggiungere opinioni comuni. Agli operatori agricoli dobbiamo riaffermare il concetto della indispensabilità della fertilizzazione. Tale concetto non deve essere messo in discussione dalle oscillazioni dei mercati come accaduto nei mesi scorsi. Certamente il nostro compito per il futuro dovrà essere quello di essere pronti a spiegare alla filiera agricola le motivazioni e responsabilità di eventuali ulteriori oscillazioni».

Dopo l’impennata il prezzo dei concimi è tornato ai valori di circa un anno fa ma la ripresa fa fatica a farsi strada, soprattutto perché il prezzo dei prodotti agricoli non decolla. Come vede, in questo contesto, la prossima campagna di fertilizzazione?
«I prezzi del fosforo, l’elemento che caratterizza la campagna autunnale, si sono fortemente ridimensionati rispetto alla campagna scorsa, scendendo fino all’80%. A breve termine s’intravede una maggiore stabilità delle quotazioni, che permetterà all’agricoltore di operare con maggior tranquillità e con maggior anticipo le scelte relative alla concimazione. Allo stesso tempo l’andamento ballerino dei prodotti agricoli non facilita più le decisioni che le aziende agricole devono prendere.

La ripresa economica non arriverà, a detta degli esperti, se non dopo il 2010 e l’attuale flessione influenzerà la domanda di concimi in diversi modi: con la crisi dei consumi alimentari, con l’aumentata difficoltà di accedere al credito, con un prezzo elevato delle scorte lungo la catena distributiva, con un cambiamento delle strategie di concimazione ancora di là da venire. L’unica strategia adottata fino ad oggi è stata il taglio indiscriminato delle quantità distribuite, senza troppo badare alla reale efficienza della concimazione».
 

Stop all’emotività

Tagliando sulle concimazioni gli agricoltori tendono a trascurare il problema delle rese e, soprattutto, quello della qualità. D’altra parte, chi vuol continuare a fare l’agricoltore non può produrre poco e male. Come si può far capire all’agricoltore questo concetto? Su cosa può risparmiare senza compromettere il suo raccolto?
«Il primo punto fondamentale che bisogna comprendere è che i fertilizzanti sono una risorsa indispensabile per garantire un raccolto adeguato a livello qualitativo e quantitativo, dalla quale non è possibile prescindere senza ripercussioni sulla produzione. Massimizzare la produttività di una coltura significa infatti in primo luogo reintegrare i nutrienti asportati al suolo che la ospita, per poter garantire nel tempo un’adeguata risposta produttiva. Sono dunque necessari interventi correttivi per rendere ottimali le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche dei terreni e ciò è reso possibile soltanto attraverso l’utilizzo ragionato di fertilizzanti. La terra da sola infatti non basta, occorre curarla, renderla produttiva, amarla ed è qui che è necessario il nostro apporto per valorizzare ancora di più questo patrimonio indispensabile. Senza contare che la tecnologia è un fattore determinante per garantire alle imprese agricole la competitività necessaria a soddisfare una domanda in continua crescita ed in evoluzione come quella attuale.

Come qualsiasi imprenditore, anche quello agricolo, ha come obiettivo primario la razionalizzazione dei costi. Tale razionalizzazione non può prescindere da una importante valutazione di quali siano i fattori/costi che sono fondamentali per una riuscita quali-quantitativa della produzione. Per quanto riguarda la concimazione, la conoscenza delle caratteristiche del terreno e delle necessità delle colture è il primo passo per ottimizzare l’impiego dei mezzi tecnici. La scelta della formulazione più adatta e dei tempi e mezzi di distribuzione più idonei permette non solo di risparmiare quantità, ma soprattutto di ottenere il massimo dal fertilizzante applicato. Applicare la razionalizzazione dei costi con uno spirito troppo emotivo legato ai momenti congiunturali rischia di compromettere la produzione».
 

Una sfida mondiale

In prospettiva il mercato dei fertilizzanti è destinato a consolidarsi sui livelli attuali o lei ritiene che possa avere ulteriori sussulti?
«L’ampiezza delle oscillazioni viste negli ultimi mesi è assolutamente inedita per il nostro settore. Oggi i prezzi, soprattutto per azoto e fosforo, sembrano essere vicini ad un minimo. Tuttavia molto dipenderà da come e da quando usciremo definitivamente da questo periodo di recessione. Più esso sarà lungo più i fattori che influenzano la domanda di concimi diventeranno critici. A livello mondiale occorre aggiungere che la sfida della sicurezza alimentare è stata messa in ombra dalla crisi economica. Una crisi del cibo a livello mondiale rimane comunque latente e i produttori di concimi dovranno essere in grado di rispondere alle richieste. Con questa prospettiva dovremo essere pronti ad affrontare i sussulti che il mercato per ancora un po’ ci riserverà».

Come potrebbe l’innovazione dare una mano ad uscire dalla crisi?
«L’innovazione è l’unica soluzione possibile per fronteggiare la crescente domanda alimentare che sta caratterizzando lo scenario attuale, soprattutto in relazione al rapido sviluppo demografico delle potenze asiatiche, quali India e Cina. Sviluppare tecnologie innovative per una agricoltura sostenibile significa quindi affrontare la globalizzazione fornendo soluzioni concrete al problema della crisi alimentare, prevenendo allo stesso tempo i cambiamenti climatici che porrebbero limiti alla produzione negli anni a venire, senza che questo comporti una estensione delle aree coltivabili, con il conseguente disboscamento di numerose aree naturali».

 


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