Imu, si tratta sui numeri ballerini

Il Territorio conferma: mancano dati certi
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È una battaglia all’ultimo numero quella che si sta giocando da mesi tra organizzazioni agricole e ministero dell’Economia. Al centro della vertenza l’Imu agricola. Dopo un incontro giudicato positivo tra i presidenti delle tre organizzazioni (Sergio Marini, Coldiretti, Mario Guidi, Confagricoltura e Giuseppe Politi, Cia) e il sottosegretario, Vieri Ceriani, da cui era emersa una disponibilità dell’Economia a rivedere la questione, sul tavolo sono stati rilanciati i numeri del gettito valutati in 220 milioni. Molto distanti da un miliardo circa calcolato dalle associazioni di categoria. E la miccia si è riaccesa. Per Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri: «Le cifre dello studio del ministero delle Finanze sull’impatto dell’Imu nel settore agricolo sono fuorvianti e lo abbiamo dimostrato con calcoli dettagliati. Il ministero delle Finanze basa le proprie stime di gettito su dati parziali relativi al numero di case e fabbricati adibiti a funzioni produttive connesse all’attività agricola. Non risultano incluse nelle entrate quelle derivanti da 965mila abitazioni rurali e da più di un milione di fabbricati, sia a uso strumentale sia abitativo, che sono iscritti al catasto terreni (senza attribuzione di autonoma rendita e per i quali il decreto “Salva Italia” ha previsto l’obbligo di accatastamento entro il 30 novembre) ». Sui terreni poi il calcolo – sostengono le associazioni – è stato fatto sulla stessa base imponibile dell’Ici terreni che conteneva franchigie che non sono state ancora riportate nella nuova norma.
«Se lo Stato – concludono – conta di incassare 224 milioni di euro come extragettito dalle aziende agricole faccia in modo che questa cifra, già un vero salasso per il settore, non venga superata rivedendo adeguatamente la norma». La trattativa, comunque, fa sapere il ministero delle Politiche agricole procede alla ricerca di un punto di mediazione.
Gli agricoltori da parte loro hanno rilanciato le proposte su ripristino della franchigia sui terreni agricoli, eliminazione o un forte alleggerimento della tassa sui fabbricati strumentali e comunque un trattamento agevolato per gli agricoltori cosiddetti professionali. Ma i numeri dell’Economia non aiutano a trovare un punto di incontro. Intanto anche l’Agenzia del Territorio ha ammesso l’inesistenza di dati certi. Per questo la Commissione Agricoltura del Senato ha votato all’unanimità la risoluzione firmata dalla senatrice Maria Teresa Bertuzzi che chiede di attendere il completamento dell’iscrizione dei fabbricati al catasto urbano per dare equità e congruità al contributo richiesto all’Agricoltura. Numeri ballerini e molto virtuali, dunque, come sostengono da tempo le associazioni, anche perché legati alle nuove scadenze fissate per l’accatastamento. Da questi adempimenti, secondo le associazioni, potrebbe arrivare un’ondata di edifici tale da far impennare il gettito Imu. All’appello mancano, secondo Coldiretti, Confagri e Cia, un milione di edifici strumentali. Se la cifra stimata dall’Economia è corretta gli agricoltori sono pronti a pagarla. Ma il punto è che le cifre non collimano. Da qui dunque la richiesta di pagare l’acconto e poi sulla base di dati certi riaprire la trattativa.
Il presidente di Confeuro, Rocco Tiso, rilancia al Governo la richiesta di mettere tra le priorità la cancellazione dell’imposta «profondamente ingiusta, perché non tiene conto della situazione in cui versa il primario italiano ed esprime la scarsa fiducia dell’esecutivo sulla ripresa del comparto agroalimentare». Intanto il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha ribadito l’«impegno per approfondire, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, tutte le possibili soluzioni che possano portare a un alleggerimento della pressione fiscale comportate dall’Imu nel settore agricolo, anche per quel che riguarda i fabbricati rurali nelle zone di montagna».


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