Imu, Cia-Confagri-Copagri in piazza

Manifestazione a Montecitorio. Dalla Camera arriva l’ok a rivedere il meccanismo
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«Il governo Monti ha fondato il suo programma sull’equità, ma questo provvedimento non è per nulla equo».

Nella piazza di Montecitorio in una mattina di marzo, mentre circa 300 agricoltori, sotto le bandiere di tre organizzazioni agricole, Cia, Confagricoltura e Copagri hanno manifestato, pacificamente, sotto la Camera dei Deputati, contro l’Imu, il caro gasolio e, più in generale, contro la complessiva disattenzione governativa.

Il comparto oggi, secondo le organizzazioni, guadagna meno che nel 2005 e 200 mila imprese sono a rischio chiusura. Alla manifestazione non c’è spazio per chiedersi come mai, ancora una volta, le organizzazioni arrivano disunite.

Ma già nel pomeriggio arriva l’ok da Montecitorio a un ordine del giorno con cui il governo si impegna a rivedere l’Imu sui fabbricati rurali. Il testo impegna l’Esecutivo a “promuovere una revisione del meccanismo del’Imu agricola prevedendo una tassazione diversa per stabili agricoli non più funzionali all’attività e trasformati in abitazione e per i fabbricati che servono al lavoro e da sempre sono stati inseriti nel valore dei terreni”.

In mattinata era stato sottolineato il «salasso sulle spalle delle aziende agricole: 1,5 miliardi di euro, rispetto agli attuali 300 milioni di gettito» secondo il presidente della Cia, Giuseppe Politi. Oltre all’imposta Imu sono da considerare i costi per l’accatastamento dei fabbricati rurali «che sta proseguendo», aggiunge Politi e, da solo, costerà «altri 2-3 miliardi di euro».

«Non è stato valutato l’effetto devastante che l’Imu potrà avere sulle imprese agricole – sottolinea Mario Guidi, presidente di Confagricoltura –. Siamo pronti ai sacrifici, ma non possiamo accettare misure distruttive dell’imprenditoria agricola».

«Non chiediamo di togliere l’Imu, chiediamo che non si debba pagare per i beni strumentali, rischiamo che vengano abbattute centinaia di stalle e fienili – aggiunge il presidente di Copagri, Franco Verrascina –. Siamo pronti a pagare il giusto a condizione che ci mettano nella possibilità di produrre, altrimenti qui si chiude».

Sul settore pesa anche la stangata del caro gasolio, aumentato del 25% in soli sei mesi, ma è l’avvicinarsi della scadenza dell’Imu che fa temere il peggio. E la politica sembra non essere sorda al richiamo della piazza di Montecitorio. Sul palco salgono, a turno, il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, e s’impegna a chiedere a Monti una modifica della norma; Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera (l’Idv in Aula ha votato contro l’Imu agricola) che «farà di tutto per cambiare il provvedimento»; Angelo Zucchi, del Pd, vicepresidente della commissione Agricoltura alla Camera che denuncia la sordità del governo.

I funzionari delle organizzazioni agricole scese in piazza stanno lavorando a un emendamento per rivedere l’Imu. Il testo è stato presentato in commissione Agricoltura. La partita è aperta, ma i tempi stringono perché il decreto ‘salva-Italia’, in cui è contenuta la misura, è in dirittura d’arrivo.


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