Immigrati in agricoltura

Parola d’ordine “legalità”
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La  rivolta scoppiata a Rosarno (Reggio Calabria) tra i raccoglitori di arance ha riportato al centro della cronaca il problema dello sfruttamento dei lavoratori immigrati in agricoltura. La manodopera extracomunitaria rappresenta una fetta sempre più importante per il settore primario nazionale. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia, i lavoratori dipendenti in agricoltura sono 450mila (su un totale di 893mila). L’impiego di extracomunitari nel settore, secondo il rapporto Inea, è passato da 102mila unità nel 2000 a 172mila nel 2007. In Calabria erano meno di un migliaio 20 anni fa e sono arrivati a 9mila. In Puglia da 6mila sono passati nel ventennio a circa 26mila. Ma è nella galassia del lavoro nero – secondo l’Istat il tasso di irregolarità in agricoltura silvicoltura e pesca è del 22,7% – che si nascondono sacche di sfruttamento completamente fuori controllo.

«Lo sfruttamento non ha nessuna giustificazione – sottolinea Benedetto De Serio, direttore della Coldiretti Calabria – ma è anche vero che il settore attraversa una crisi profonda, basti pensare che le arance vengono vendute a 6 centesimi al chilo e molti imprenditori hanno deciso di non raccogliere. Inasprire i controlli non basta, bisogna risolvere i nodi strutturali, riconvertendo l’agrumicoltura locale. Per fortuna, non è così ovunque. L’ufficio immigrazione e il nostro patronato a Cosenza stanno lavorando in modo coordinato per incrociare domanda e offerta, in quadro di regolarità e assistenza alla persona». Secondo Francesco Macrì, della Confagricoltura Calabria, il problema dello sfruttamento è particolarmente intenso nella Piana di Gioia Tauro, anche per la presenza radicata della malavita organizzata, che condiziona pesantemente le scelte degli imprenditori dell’area: «L’anno scorso ho visitato quelle zone, cuore dell’agrumicoltura industriale, con la nuova Ocm privata degli aiuti Ue, e il livello di degrado è impressionante e inaccettabile».

La situazione sarebbe invece migliorata in altre regioni, come la Sicilia e la Puglia: «Almeno nel sud est della Sicilia – spiega Salvatore Giardina, imprenditore agricolo e membro di giunta della Confagricoltura – l’immigrazione clandestina sta scemando e i lavoratori stranieri sono quasi tutti regolarmente residenti».

Anche in Puglia si sono registrati passi avanti: «Il quadro è nettamente migliorato – spiega il direttore della Coldiretti regionale, Antonio De Concilio –: i controlli si sono affinati, le procedure per l’assunzione sono state agevolate, anche con l’introduzione dei voucher, e la Coldiretti si è coordinata con l’assessorato alle Politiche sociali incentivando comportamenti virtuosi».


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