Il riso è ancora un’oasi felice

Il mantenimento dell’aiuto fino al 2011 e le quotazioni spingono la coltura
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La scorsa annata risicola è stata caratterizzata da una rilevante diminuzione di produzione del riso in Italia (circa il 10% rispetto al 2007), legato sia ad una riduzione di quasi il 4% delle superfici coltivate, sia ad una minore resa unitaria determinata da un andamento climatico poco favorevole e all’incidenza di fenomeni negativi quali brusone e sterilità fiorale.

A questa situazione si sono però affiancati, fortunatamente, due fattori positivi per la filiera del riso in generale, in particolare per la parte agricola:

– l’approvazione da parte del consiglio dei ministri dell’Unione Europea (con modifiche rispetto alle proposte della Commissione) dell’Health check, con il mantenimento fino al 31 dicembre 2011 dell’aiuto specifico di 453 €/ha per chi coltiva riso e di quello per le sementi di riso, che varia dai 14,85 €/q per i risi “Japonica” ai 17,27 €/q per i risi “indica”;

– l’andamento positivo delle quotazioni del riso a livello internazionale e nazionale, favorito dalla conservazione del sistema protettivo dei dazi a livello comunitario e dalla situazione dei mercati internazionali.

Fermo restando che le discrezionalità applicative delle diverse normative potranno leggermente modificare tale contesto (ma non stravolgerlo) e che i prezzi di mercato mondiali del risone non sono facilmente prevedibili a lungo termine, rimane il fatto che la condizione attuale della risicoltura appare molto positiva, soprattutto se rapportata a quella del mais e del frumento.Tale risultato è il frutto sicuramente di un grande lavoro politico da parte di tutta la filiera.

Il trend favorevole attuale sembra riflettersi anche sulle scelte degli imprenditori risicoli, che meno di altri hanno ridotto il ricorso ai mezzi di produzione (primi fra tutti i fertilizzanti e le sementi certificate) e il ricambio e l’adeguamento del parco macchine e dei sistemi di stoccaggio ed essiccazione.

Il settore è conscio delle difficoltà comunque presenti (aumento generale dei costi di produzione, razionalizzazione delle scelte varietali per soddisfare al meglio le richieste dell’industria, carenza di fondi sufficienti o di sistemi di finanziamento validi per investimenti strutturali, problematiche fitopatologiche, ecc.) e sarà sicuramente capace di programmare il futuro in attesa di momenti sfavorevoli, che soprattutto dopo il 2011 dovranno essere gestiti con attenzione.


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