IL PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE DELLA REGIONE PIEMONTE

Le nuove sfide: acqua, clima, biodiversità, energie rinnovabili
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Psr, ovvero Programma di sviluppo rurale. Un po’ più di 600 pagine – senza contare gli allegati – in cui è raccontata l’agricoltura piemontese e cosa intende fare la Regione per favorirne lo sviluppo. In altre parole, interesse per il comune cittadino pari a zero: solito tomo scritto in burocratese e destinato ai funzionari pubblici o al massimo ai sindacati agricoli, che devono trovare, tra le pieghe delle regole, il modo di far arrivare soldi ai loro assistiti.

Proviamo però, per una volta, a uscire dai luoghi comuni; a cominciare da quello secondo cui il Programma interessa soltanto qualche migliaio di addetti ai lavori.
Certo, è vero che gli agricoltori in Piemonte sono più o meno 80mila, ognuno praticamente con un’impresa propria (66mila le aziende iscritte all’anagrafe agricola). Tuttavia il Psr va ben oltre l’agricoltore. La parola “rurale” che appare nel titolo del documento sottintende tutta quella fascia di territorio – e popolazione – che non è urbana e alla quale in primo luogo si rivolge il Psr.

In Piemonte, è pari all’82% del territorio e al 38% della popolazione (4 milioni e 300mila abitanti). Il Psr, inoltre, prevede anche interventi in aree periurbane e non è indirizzato alla sola agricoltura; ma anche all’agroindustria e all’indotto (40mila addetti circa), come pure alle foreste e a quella serie di imprese artigiane e terziarie che esistono e prosperano nelle aree rurali. Qualche esempio: Langhe, Monferrato, vallate alpine cuneesi, Alto Canavese.

Altro malinteso da sfatare è che le questioni agricole siano di pertinenza soltanto del settore medesimo. In realtà poche attività economiche hanno ricadute sulla vita della popolazione quanto quelle agricole. Il primo motivo è palese: l’agricoltura produce quel che mangiamo tutti i giorni. Seconda ragione: campo di lavoro dell’agricoltura è l’ambiente, con il quale l’agricoltore interagisce, modificandolo. È quindi chiaro che quel che fanno gli agricoltori ha un’influenza diretta sulla qualità della vita di tutti. Anche il più “cittadino” dei cittadini, che abita lontanissimo dalle zone rurali e non ha niente a che fare col settore, d’estate va al mare e d’inverno, magari, a sciare. Se troverà acque pulite o piene di alghe e dolci pendii oppure ammassi di detriti franati dipende anche dal comportamento degli agricoltori.

Infine, un luogo comune oggi non più valido
ma che fino a qualche anno fa trovava una sua giustificazione: l’agricoltura riguarda esclusivamente la produzione di alimenti. Diciamo “non più valido” perché da qualche anno va molto di moda la parola “multifunzionalità”. Vuol dire che l’agricoltore, ormai, non è più un semplice coltivatore o allevatore ma si occupa anche di gestione del territorio, tutela ambientale, offerta turistica, didattica per ragazzi. E, da ultimo, di produrre energia pulita, la grande sfida dei prossimi anni. Per farla breve: il Programma di sviluppo rurale influenza settori chiave come l’alimentazione, la sicurezza sanitaria, la qualità dell’acqua e dell’aria, la protezione del paesaggio, la produzione di energia pulita, la biodiversità, il turismo e la cultura. Assai più di un tomo a uso e consumo di pochi specialisti.
 

Dal globale al locale: la formazione del Psr

Scorrendo le pagine del Psr e leggendo termini come Analisi Swot, Indicatori di prodotto, Punti di forza e debolezza, si è portati a pensare di avere tra le mani un qualcosa studiato per complicare la vita al prossimo. Convinzione che hanno, del resto, anche molti agricoltori, i quali vorrebbero, piuttosto di 600 pagine di analisi e scenari, uno strumento agile di finanziamento delle loro attività.

In realtà, il Psr è così perché, in massima parte, non può essere diverso. Nel senso che sebbene sia la Regione a stenderlo, è anche vero che in questo documento vengono raccolti, organizzati e rielaborati i vincoli e le limitazioni posti dall’Unione Europea e dai Piani statali, come il Psn. E questi stessi vincoli, sia comunitari sia nazionali, derivano a loro volta da accordi di livello superiore, che arrivano fino ai grandi trattati per il commercio mondiale (Wto). In altre parole, il Programma di sviluppo rurale del Piemonte è un piccolo sunto di tutto quel che accade, in campo agricolo ed alimentare, nel mondo. Qualche esempio per chiarirci le idee. Dentro Il Wto (organizzazione per il commercio mondiale) si discute, da sempre, di dazi e libera circolazione delle merci. E da sempre le politiche protezioniste degli stati europei sono fortemente criticate, sia perché limiterebbero la libertà di commercio sia perché sarebbero ostili allo sviluppo del Terzo mondo. Mantenendo dazi sulle importazioni e finanziando gli agricoltori, dicono i paesi emergenti, si limita l’export di quegli stati che hanno costi di produzione molto inferiori ai nostri. Nel tempo, anche a causa di queste pressioni, il sistema di sovvenzioni all’agricoltura europea è fortemente cambiato: si è abbandonato il sostegno diretto ai prodotti a favore di interventi vincolati al rispetto di norme ambientali (condizionalità). Questa impostazione, ovviamente, è trasportata di peso nei Programmi di sviluppo rurale e la ritroviamo in tutte le voci di finanziamento. Un altro esempio: Kyoto e la riduzione dei gas serra. Tra gli obiettivi del protocollo di Kyoto c’è, come tutti sanno, il potenziamento delle fonti di energia rinnovabili. Questo si ripercuote ovviamente sulle scelte europee e, da Bruxelles, approda nei Psr delle regioni italiane, dove si prevedono aiuti specifici per quegli agricoltori che sfruttino energie rinnovabili come le biomasse. Un altro grande tema planetario si ripercuote dunque, di gradino in gradino, fino a livello locale.

 

Il Psr attuale e le nuove sfide ambientali

Il Programma attualmente in vigore copre il periodo che va dal 2007 al 2013. Ma recentemente il documento è stato sottoposto a una profonda revisione per ristrutturarlo secondo i dettami dell’Health Check, che rafforza il legame tra la Politica agricola comune e le priorità in materia ambientale. Nella sua nuova versione, il Psr tiene quindi conto delle ultime indicazioni europee sulla preservazione dell’ambiente, cui si aggiungono due importanti temi come il futuro del settore latte e il superamento del gap telematico di cui soffrono alcune zone rurali. In altre parole, la diffusione su tutto il territorio della connessione Internet a banda larga.

Le sfide ambientali individuate dall’Health Check vanno dal contenimento dei cambiamenti climatici allo sviluppo delle energie rinnovabili, passando per la corretta gestione delle risorse idriche e la preservazione della biodiversità. Praticamente gli stessi grandi temi su cui si discute anche a livello mondiale. Proprio a questi argomenti, così importanti per il futuro di tutti, sarà dedicata la parte centrale di questa pubblicazione; cercheremo quindi di illustrare come il Psr piemontese accoglie e fa proprie le questioni ambientali e quali strumenti saranno messi in campo a loro favore.

Health Check a parte, il Programma resta quello già approvato a suo tempo. È diviso in quattro assi, vale a dire in quattro linee strategiche. Il primo, quello che raggruppa la maggior parte dei fondi, è concepito per sostenere la competitività dell’agricoltura e del settore forestale e interviene sia sulle risorse umane, incentivando il ricambio generazionale e la formazione, sia sull’ammodernamento delle imprese e delle infrastrutture.

Il secondo asse, non meno importante del precedente anche in termini di risorse, incentiva gli agricoltori e gli operatori forestali che adottano comportamenti favorevoli all’ambiente, dall’agricoltura biologica alla ricostituzione dei boschi distrutti dagli incendi.

Il terzo si rivolge al territorio rurale nel suo complesso, con particolare attenzione alle aree di collina e montagna definite come “marginali”, che nel passato hanno accumulato un certo svantaggio dal punto di vista economico e sociale. In queste aree, il Programma di sviluppo rurale punta a migliorare le opportunità occupazionali, la qualità della vita, la fruizione turistica, la diversificazione dell’attività agricola e la valorizzazione del ricco patrimonio naturale e culturale.

Per ottenere una maggiore efficacia, una parte consistente degli interventi del terzo asse dovranno essere attivati attraverso il metodo Leader, sostenuto dal quarto asse del Psr, nell’ambito di programmi locali di sviluppo integrato. L’insieme dei quattro assi traccia la politica per lo sviluppo rurale del Piemonte per i prossimi anni, tenendo conto delle più recenti linee guida comunitarie. Per esempio, notevole importanza è data al principio della “condizionalità”: vale a dire che l’erogazione dei fondi è “condizionata” al rispetto di precisi vincoli da parte dei beneficiari. Le aziende che ricevono sovvenzioni devono sottostare a rigorosi parametri in materia di ambiente, sicurezza alimentare e benessere degli animali. Devono quindi usare i terreni agricoli in modo sostenibile, evitando pratiche che provochino il degrado ambientale. Per esempio, vi sono rigide norme in materia di distribuzione di azoto nel terreno (liquami e concimi).

Abbiamo quindi capito che il Psr è uno strumento che fa proprie le prescrizioni europee e nazionali e le organizza tenendo conto di aspetti specifici della realtà locale. Il tutto avendo ben presente che l’agricoltura è un’attività umana a forte impatto ambientale. Un impatto che può essere positivo o negativo. Obiettivo prioritario del Programma di sviluppo rurale – ancor più dopo le ultime modifiche – è minimizzare le ricadute negative e favorire, per quanto possibile, quelle positive.

 


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