Guidi al timone di Confagricoltura

Il nuovo presidente che succede a Vecchioni è stato eletto con un consenso di oltre il 95 per cento
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Un imprenditore agricolo di di razza in sella alla Confagricoltura. L’organizzazione ha eletto alla presidenza Mario Guidi, 49 anni, ferrarese, titolare di un’azienda di 600 ettari a prevalente indirizzo cerealicolo e risicolo.
L’altro candidato di peso era Francesco Bettoni, bresciano. Fino all’ultimo si pensava a una vittoria per una manciata di voti, invece Guidi ha avuto oltre il 95% dei consensi (469 voti su 521). Un presidente dunque fortemente sostenuto dalla base che però ha assicurato che non ci sarà discontinuità rispetto alla linea Vecchioni.
Ma ha anche precisato che le modalità di interpretare le direttrici di Confagricoltura porteranno la sua firma. Guidi nelle sue prime dichiarazioni, subito dopo l’investitura, non è voluto entrare troppo nei dettagli. Il programma infatti verrà delineato in occasione della prima giunta in programma al Vinitaly.
Quello che è certo è che non si parte con strappi: «Con Bettoni ci siamo stretti la mano, e la campagna è stata di altissimo livello, un esercizio di democrazia ». Il presidente di Confagricoltura si muoverà per favorire una ripartenza dell’agricoltura. «Credo nel settore – ha detto – e ritengo che servano più agricoltura e più agricoltori». Ma è necessaria una politica che favorisca gli investimenti «Serve – ha sottolineato – un meccanismo virtuoso che attribuisca all’Italia la leadership agricola in alcuni settori chiave».
La Confagricoltura spingerà sulla coesione con la cooperazione e le altre organizzazioni agricole. Una coesione che, secondo il neopresidente, può aiutare a difendersi dai sistemi concorrenti. «Senza unità di intenti il settore avrà più problemi».
Ma saranno i servizi la carta forte che Guidi intende giocare. Servizi a tutto tondo per rispondere alle esigenze delle imprese che si confrontano sul mercato e di quelle meno strutturate, «ma non per questo marginali». Un sistema di servizi evoluto che, secondo il numero uno di Palazzo della Valle, non vuole porsi in contrapposizione con la rete dei servizi per eccellenza, i Consorzi agrari, su cui sono partite le grandi manovre. Nella politica dei servizi non rientrano invece i Caa, centri di assistenza agricola che possono svolgere anche il ruolo di sportello unico per l’impresa.
A fine marzo è entrata in vigore la norma che riqualifica i Centri di assistenza, ma sul loro futuro per il momento Guidi non vuole pronunciarsi «I Caa – ha detto – meritano un approfondimento, bisogna rendere più fruibile il rapporto tra Pubblica amministrazione e aziende agricole».
In prima posiz i o n e anche la riforma della Politica agricola comunitaria. Per il presidente degli imprenditori «bisogna far leva sulle risorse, ma anche su una legislazione che consenta di gestire al meglio il settore».
Ha anche sottolineato come la Pac, varata cinque anni fa, esprimeva l’orientamento a non produrre in Europa mentre ora «bisogna ripensare a una politica di auto approvvigionamento ». Grande attenzione poi all’andamento dei prezzi delle commodity. Un tema particolarmente sentito da un produttore di cereali e riso quale è Guidi. «Servono interventi – ha sottolineato – per evitare la volatilità che frena gli investimenti ». Insomma le politiche, secondo Guidi, devono essere finalizzate a dare finalmente certezza alle imprese.


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