Guardia alta sulla tassazione agricola

Il ministro Catania pronto a difendere l’attuale regime su base catastale, ma l’Iva resta a rischio
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La manovra-stangata per l’agricoltura è ormai legge. Ma le organizzazioni agricole sono già proiettate al dopo, a quel tavolo che ministro, Regioni e associazioni agricole sono pronti ad aprire per affrontare la questione fiscale delle imprese del settore.
Il conto servito alle imprese è infatti pesantissimo. La Coldiretti ha calcolato un aggravio per le aziende di circa un miliardo. Il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali non ha ancora fatto i conti, ma secondo il ministro Catania la stima «è verosimile».
«Una manovra – ha spiegato da parte sua il presidente della Confagricoltura, Mario Guidi – che così com’è, brucia il 10% del valore aggiunto prodotto in agricoltura, innescando una vera emergenza sociale, oltre che economica». Secondo Confagricoltura l’aumento della base imponibile ai fini Imu, assieme alle nuove tasse sui fabbricati rurali, «comporta incrementi di tassazione dal 100 per cento sino a valori assurdi del 400 per cento» e a rischio si trova così mezzo milione di imprese.
Per l’agricoltura – ha denunciato il presidente della Cia, Giuseppe Politi– ci sono dunque solo costi e nessuna crescita. E secondo alcune elaborazioni effettuate dalla Cia sarebbe emerso che, per esempio, in un allevamento in Emilia Romagna con 25 ettari coltivati a seminativi, due stalle, una rimessa per gli attrezzi e una casa di abitazione da una tassazione di 800 euro si schizzerebbe a 5mila.
Secondo gli esempi relativi all’impatto dell’Imu sulle aziende agricole, forniti dall’Ufficio fiscale Coldiretti, per una stalla di 480 metri quadrati, con rendita di euro 3.800, si pagheranno ex novo 479 euro. Mentre un terreno agricolo con rendita catastale di mille euro che comportava con i vecchi valori una tassa di 1.009 euro, con l’Imu l’imposta sarà di 1.140 euro, 131 euro in più.
E infine una casa di abitazione principale rurale con rendita catastale di euro 680 porterà una tassa di 456,96 euro, a cui vanno sottratti i 200 euro di riduzione per le abitazioni principali, per un esborso di 256,96 euro.
Che la manovra non sia stata leggera per gli agricoltori lo ha riconosciuto anche il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, che ha avuto prima della fine dell’anno una serie di incontri- confronti con i rappresentanti delle Regioni e le associazioni di categoria. Gli unici aggiustamenti che potevano essere apportati il ministro li ha fatti inserire nella manovra con una differenziazione di trattamento nel calcolo della base imponibile ai fini Imu per i proprietari di terreni non «professionisti » e i coltivatori diretti e Iap. Ora la strategia è di aprire un canale diretto tra il mondo agricolo e l’Economia.
Gli interventi fiscali per l’agricoltura potrebbero infatti non esaurirsi con la manovra concentrata essenzialmente sull’Imu.
Il tavolo agricolo per la riforma fiscale coordinato da Vieri Ceriani, attuale sottosegretario all’Economia, ha infatti elencato una lista di agevolazioni fiscali. Un pacchetto corposo con l’Iva in prima posizione sul quale – ha spiegato il ministro Catania – bisognerà prima o poi mettere mano. Tenendo conto da un lato che l’impresa agricola deve fare la sua parte, ma dall’altro considerando però la difficile situazione in cui operano gli agricoltori. E comunque Catania è stato molto chiaro sulla posizione da assumere nel caso in cui venisse messo in discussione il regime fiscale agricolo.
Sulla tassazione su base catastale il ministero farà muro. In questo dunque sposando in pieno la linea sostenuta da sempre dalle organizzazioni che non «vedono » nell’attuale sistema un’agevolazione, ma un’imposizione che ha di fatto anticipato i piani di settore.


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